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Ultimo aggiornamento: 15/06/2010 alle ore 11:37
EDITORIA: ADDIO A CARLO CARACCIOLO
Active Image Di lui Giorgio Bocca diceva: "E' una delle poche persone che abbia conservato il gusto del rischio". E fino all'ultimo ha avuto un pensiero e un'idea per Repubblica e Liberation. Il nostro giornale, il mondo dell'editoria piangono Carlo Caracciolo, fondatore dell'Espresso e poi di Repubblica, editore puro e appassionato, che si è spento in serata a Roma. Caracciolo era nato il 23 ottobre del '25 ed era presidente onorario del Gruppo Espresso, dove ha lavorato per cinquant'anni della sua vita. E' stato giovane partigiano in Val d'Ossola, si è laureato in legge a Roma, si è specializzato ad Harvard. Si è definito un "editore fortunato". Fin da quando fondò nel '51 la Etas Kompass. Poi animatore e promotore nel '55 di un settimanale che fece la storia del giornalismo come l'Espresso, soprattutto da quando Adriano Olivetti gli girò il pacchetto di maggioranza. "Quando, a fine anni Cinquanta, Olivetti decise di ritirarsi e mi offrì le sue quote, rimasi sconcertato" ha raccontato Caracciolo. "Ero senza una lira. Gestendo la pubblicità avevo un qualche accesso ai conti, che non erano straordinari. D'accordo con Arrigo Benedetti, il direttore ed Eugenio Scalfari, direttore amministrativo e editorialista di economia, decidemmo per prima cosa di raddoppiare il prezzo, da cinquanta a cento lire..." Caracciolo non ha mai smesso di rischiare e di divertirsi. Ma anche a considerare questo mestiere un dovere civile, magari scommettendo su pubblicazioni di nicchia, apparentemente senza mercato, ma di sicuro successo. A metà degli anni '70 decise, insieme ad Eugenio Scalfari, di puntare su un quotidiano. L'Espresso era appena uscito da una navigazione incerta: dopo aver chiuso per molti anni in pareggio, stava incominciando a guadagnare. Caracciolo poteva puntare a rendite più sicure - la pubblicità, i periodici, i settimanali di target facile, commerciale - lui invece decise di fare un quotidiano: scritto come un settimanale. Un secondo giornale che diventò molto presto il primo per centinaia di migliaia di cittadini. Così Caracciolo descrisse la nascita di Repubblica. "Da soli, dicevo a Eugenio, non potremo mai farcela. Lui premeva, invogliato dal difficile momento del Corriere, dove Angelo Rizzoli era entrato con l'appoggio esplicito di Cefis, sottraendo a quella istituzione la sua storica olimpicità. Facevamo fra noi un gran parlare del "giardinetto". Alludevamo a un certo numero di industriali che avremmo coinvolto nell'impresa, sotto forma di sottoscrizione di abbonamenti. Oltre a qualche grana, la cosa ci procurò l'incontro, positivo, con Carlo De Benedetti, che per quella via si accostò al nostro Gruppo. Fu Scalfari a pensare a Mondadori. Ci fu poi, nel tardo inverno del '75, una riunione decisiva nella villa di Giorgio Mondadori, a Sommacampagna. Con Mondadori e Formenton, era arrivato Sergio Polillo, uomo di vertice della casa editrice. Minuto, cauto, interloquiva poco. A un tratto, sempre un po' sovrappensiero, emise un giudizio del tipo: "Si può fare". Diedi un calcio a Eugenio: la Sfinge si era pronunziata. Eravamo in porto". Che cosa sia stato un editore puro come lui, lo descrive proprio Giorgio Bocca nel suo "Vita da giornalista". "Carlo Caracciolo, editore di Repubblica, del Tirreno e dell'Espresso - scrive Bocca - è conosciuto dal grande pubblico come il Principe, il cognato di Gianni Agnelli, un grande charmeur che si occupa di giornali e di libri quasi per hobby. Una volta sono andato con lui a fare un giro in Toscana, l'ho visto passare la giornata a discutere con i distributori: quante copie ha preso il Tirreno a Grosseto, quante ne ha perse a Follonica. Poi combinava con un rappresentante di macchine tipografiche un viaggio a una Fiera di Las Vegas, per vedere l'ultimo modello di una rotativa". Grazie a personaggi come Caracciolo, il Gruppo è rimasto sempre in prima fila nell'innovazione. Il formato dell'Espresso e di Repubblica, il colore, i supplementi, gli allegati, le guide prestigiose come quella dei ristoranti e dei vini. Per ventuno anni, dal '76 al '97, Caracciolo è stato presidente e amministratore delegato di Repubblica. E Bocca ricorda giustamente l'altra sua grande passione: l'informazione locale. Non solo il Tirreno ma i tutti gli altri giornali che via via hanno fatto crescere il Gruppo Finegil: dal Piccolo di Trieste alla Città di Salerno. Era spesso Caracciolo ad accogliere in una città che fosse Padova o Livorno, il presidente della Repubblica o il premier in visita al giornale locale. Non molto tempo fa ha accompagnato i direttori dei giornali del Gruppo a Palazzo Chigi. E i giornalisti di Repubblica non possono dimenticare il suo comportamento durante la cosiddetta guerra della Mondadori, ai tempi in cui Silvio Berlusconi diventò presidente della casa editrice. All'inizio degli anni '90, Caracciolo si battè per l'autonomia - e in qualche modo la sopravvivenza - di Repubblica, fino alla famosa mediazione che portò alla divisione. Libri da una parte, con un Silvio Berlusconi che non era ancora entrato in politica. Giornali dall'altra con Caracciolo e De Benedetti, diventato azionista di maggioranza. Nel libro a cura di Nello Ajello pubblicato da Laterza, Caracciolo racconta senza metafore il suo scontro con il Cavaliere. "Cominciarono a circolare voci che Berlusconi avesse acquistato le azioni della famiglia Formenton (e quindi il controllo di Mondadori ndr). La cosa non mi colse di sorpresa, era il dicembre dell''89. A un certo punto decisi di rivolgermi al diretto interessato. Ero a Milano e mi diressi a piedi proprio in via Rovani a casa di Silvio Berlusconi. Nei giorni precedenti ero stato invitato a cena proprio per quella sera. Venni introdotto in una stanza a pianterreno, piena di dipinti che a prima vita non mi parvero brillare per autenticità. Dopo qualche minuto apparvero Berlusconi e Fedele Confalonieri. Esauriti in breve i convenevoli, il Cavaliere mi disse: "Carlo, ti devo dare una notizia importante. Proprio oggi pomeriggio abbiamo concluso l'accordo. Abbiamo rilevato la quota dei Formenton". Mi infuriai, fino a mezzora prima i Formenton mi avevano detto il contrario. Investii Berlusconi, dicendogli tutto ciò che mi dettava il cuore. "Tu sei un mascalzone" gli dissi". Fu l'inizio della guerra della Mondadori. Berlusconi da una parte, De Benedetti, Scalfari e Caracciolo dall'altra. In mezzo, un passaggio in tribunale, con un lodo arbitrale e un misterioso pronunciamento della Corte d'Appello di Roma, i cui retroscena vennero fuori solo anni dopo. Nel frattempo, grazie a Giuseppe Ciarrapico, era stata raggiunta un'intesa sulla divisione. Poche, pochissime volte Caracciolo è entrato in redazione. Una delle ultime, per la festa dei trent'anni di Repubblica. Una presenza discreta, accanto a Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro. Ma una costante attenzione alla vita del nostro giornale, una curiosità per i retroscena legati a un'intervista, un'idea editoriale da sviluppare, una piazza da studiare. La sua vita è stata paragonata a un grande romanzo borghese. Fu amico fraterno di Gianni Agnelli: sua sorella Marella sposò l'Avvocato nel '53. "Gianni aveva una vitalità straripante, quasi pericolosa". Ma Carlo Caracciolo non era da meno. E proprio da quella voglia di rischiare, quella curiosità è nata l'ultima avventura. A quasi 82 anni ha acquistato una consistente quota del quotidiano francese "Liberation", il 33% di un giornale storico della gauche, in crisi profonda di finanze e di idee. Facendo spola fra Roma e Parigi, ha rianimato il quotidiano, ha rilanciato il sito web ("perché il futuro passa dalla multimedialità"). E soprattutto, fino all'ultimo, si è divertito.(repubblica)
 
INCIDENTI: PIRATA DELLA STRADA UCCIDE CICLISTA
Active Image LECCE, 15 DIC - Un giovane ciclista di 21 anni di Lecce, Omar Monaco, e' morto travolto da un'automobile il cui conducente e' fuggito senza soccorrerlo. E' accaduto la scorsa notte nei pressi dello stadio di via del Mare, alla periferia del capoluogo, all'altezza dello svincolo per via Pistoia dove il giovane abitava. Indagini per identificare l'automobilista e le circostanze dell'investimento sono state avviate dalla Squadra mobile e dalla polizia municipale.(ansa)
 
NAPOLI: SPARATORIA IN UN LOCALE,FERITI TRE GIOVANI

Active Image Un killer entra in uno chalet del lungomare e apre il fuoco. Serena Murolo, 23 anni, colpita vicino al cuore.

NAPOLI - Tre ragazzi sono rimasti feriti questa notte in una sparatoria avvenuta in un locale sul lungomare di Mergellina, a Napoli. Due dei feriti sono Serena Murolo, di 23 anni e Vincenzo Sebastiano, di 27 anni. La prima è stata portata in un primo momento all'ospedale Fatebenefratelli e, successivamente, a causa della gravità delle condizioni, trasferita al Cardarelli dove, in nottata è stata sottoposta ad un intervento chirurgico. Un proiettile, conficcatosi all'altezza di una spalla, le ha perforato un polmone arrivando a pochi centimetri dal cuore. È in condizioni gravissime. Vincenzo Sebastiano è invece ricoverato nell'ospedale Loreto Mare. È stato raggiunto da un proiettile all'addome ed anche le sue condizioni sono considerate gravi. Ferita anche una terza ragazza che si è rotta una spalla cadendo a seguito della confusione creatasi durante la sparatoria.

LA RICOSTRUZIONE - A sparare numerosi colpi di pistola sarebbe stato un uomo di circa 40 anni, il quale indossava un giubbotto scuro ed aveva in testa un casco da motociclista. Il suo bersaglio, sempre secondo i primi accertamenti, non sarebbero stati i due giovani colpiti dai proiettili, ma altri ragazzi. Secondo le prime ricostruzioni intorno alle due di notte un uomo è arrivato in moto ed è entrato nello chalet sul lungomare, dove si trovavano molti ragazzi, e ha sparato. La polizia sta indagando sui motivi del gesto e sull’identità di chi ha sparato: è probabile che i due feriti dai proiettili non fossero i veri bersagli. PIANTONATO IN OSPEDALE - Resta da capire se l'autore della sparatoria sia lo stesso uomo che attualmente è piantonato in ospedale a Napoli. Si tratta di un quarantenne che presenta diverse ferite alla schiena causate, da una prima ricostruzione, da bottiglie di vetro e forse anche da alcune coltellate. Accertamenti, anche sulle tracce ematiche, sono in corso per stabilire se l'uomo possa avere un ruolo centrale nella sparatoria. (corsera)

 
EMBRIONI: IL VATICANO DICE NO AL CONGELAMENTO

Active Image Roma - In campo per difendere la vita in tutte le sue fasi. In campo per abbracciare la procreazione umana e condannare ogni sorta di degenerazione scientifica.

Con l’Istruzione dell’ex Sant’uffizio, Dignitas personae, il Vaticano torna a difendere l'embrione, che è "persona umana fin dal primo momento", dagli attacchi della Scienza che rischia di trasformarsi - troppe volte - in eugenetica. Da qui il aecco "no" alla clonazione. Da qui il sincero appello ai ricercatori: "Si oppongano all’uso di materiale biologico illecito, non collaborino al male, testimonino il valore della vita e si oppongano a leggi gravemente ingiuste". Il no alla pillola del giorno dopo Il Vaticano ha ribadito tutti i suoi "no" ai metodi contraccettivi in quanto tutti portano all’interruzione di gravidanza, e ha condannato inoltre anche "l’intenzione dell’aborto" compresa nel semplice utilizzo di anticoncezionali. La Santa Sede ha sottolineato il divieto per tutti gli anticoncezionali, sia quelli tradizionali che "impediscono il concepimento a seguito di un atto sessuale" sia quelli che "agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito, primo o dopo l’impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive (è il caso della spirale e della pillola del giorno dopo, ndr), se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno, e contragestive se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato". A questa seconda specie appartiene la Ru 486. Sebbene gli intercettivi non provochino un aborto ogni volta che vengono assunti - spiega il documento - anche perchè non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione, si deve notare "che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente". Nel caso della contragestazione "si tratta dell’ aborto di un embrione appena annidato. L’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale". "Inoltre - prosegue il testo - qualora si raggiunga la certezza di aver realizzato l’aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi conseguenze morali". L'embrione è persona umana "La realtà dell’essere umano per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare nè un cambiamento di natura, nè una gradualità di valore morale, poichè possiede una piena qualificazione antropologica ed etica L’embrione umano quindi, ha, fin dall’inizio la dignità di persona". Nell’Istruzione Dignitas personae si sottolinea che nella precedente Istruzione Donum vitae non definiva ancora l’embrione come "persona per non impegnarsi espressamente in un’affermazione di indole filosofica". Con il documento vaticano odierno trova, quindi, una definizione compiuta un’acquisizione già fatta propria dal magistero della chiesa negli ultimi anni in relazione alle tematiche della bioetica. Embrioni congelati ingiustizia irreparabile Il Vaticano constata in definitiva che "le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia irreparabile". Sul delicato problema del "cosa fare" con gli embrioni già congelati (solo in Italia ve ne sono circa 30mila, ndr), la Chiesa non propone alcuna soluzione concreta ma allo stesso tempo parla di un atto drammatico e irreparabile. "Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti - afferma il documento - si pone la domanda: che fare di loro? Al riguardo, tutte le proposte avanzate (usare tali embrioni per la ricerca o destinarli a usi terapeutici; scongelarli e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri; metterli a disposizione di coppie infertili, come terapia dell’infertilità; procedere ad una forma di adozione prenatale) pongono problemi di vario genere". A fronte di questo, la Santa Sede fa sapere che "le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile". Papa Giovanni Paolo II lanciò, infatti, un appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perchè venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni congelati. Questi "sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane". Illiceità della clonazione La clonazione è "intrinsecamente illecita, in quanto intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana". La posizione della Santa Sede sulla clonazione è, dunque, esplicita e inappellabile. E oggi con la Dignitas personae il principio viene riaffermato in tutti i suoi aspetti. Per clonazione umana il documento intende "la riproduzione asessuale e agamica dell’intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più copie dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all’unico progenitore". Le tecniche proposte per la clonazione umana sono la fissione gemellare, che consiste "nella separazione artificiale di singole cellule o gruppi di cellule dall’ embrione, nelle prime fasi dello sviluppo, e nel successivo trasferimento in utero di queste cellule, allo scopo di ottenere, in modo artificiale, embrioni identici", e il trasferimento di nucleo, che consiste "nell’introduzione di un nucleo prelevato da una cellula embrionaria o somatica in un ovocita precedentemente denucleato, seguita dall’attivazione di questo ovocita che, di conseguenza, dovrebbe svilupparsi come embrione". La clonazione viene proposta con due scopi: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca. La clonazione - si afferma quindi nella nota della Congregazione per la dottrina della fede - è "intrinsecamente illecita, in quanto intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana". L'appello ai ricercatori Il Vaticano rivolge, infine, un accorato appello ai ricercatori che dovrebbero opporsi all’uso di materiale biologico illecito, "non collaborare al male, testimoniare il valore della vita e opporsi a leggi gravemente ingiuste". Insomma, non dare il prorpio assenso alla sperimentazione su "embrioni o linee cellulari che sono il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano". In merito alla sperimentazione sugli embrioni, la Santa Sede parla di "delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona. Queste forme di sperimentazione costituiscono sempre un disordine morale grave". Quindi in relazione all’impiego da parte di ricercatori di "materiale biologico di origine illecita" vale sempre "l’esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l’aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo".

 
METEO: DA NORD A SUD L'ITALIA NELLA MORSA DEL MALTEMPO

Active Image Ondata di maltempo lungo la penisola "Situazione seria, ma sotto controllo.

ROMA - Non si placa l'ondata di maltempo che sta sferzando l'Italia, da nord a sud. Anche se le condizioni più critiche sono a Roma e nel Lazio, si registrano molti disagi lungo tutta la penisola. A causarli, pioggia e vento nel meridione, neve che scende ininterrottamente nella parte settentrionale del Paese. "Situazione seria ma sotto controllo", l'ha definita il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, segnalando però che la perturbazione non è ancora finita. Bertolaso. Il numero uno della Protezione Civile ha spiegato che i rischi maggiori sono legati ai "grandi fiumi del centro Italia, come il Tevere, l'Aniene, l'Arno, a rischio esondazione". L'allerta rimane dunque massima, anche perché, ha detto Bertolaso, la perturbazione non è ancora finita e, anzi, nelle prossime ore si attende un peggioramento in particolare su Calabria, Campania, Sicilia e Basilicata.

Al Nord. Il settentrione è invece sotto la neve e spostarsi sia in aereo che in macchina è difficile. Il ministero degli Interni ha diramato un appello a mettersi in viaggio "solo se strettamente necessario", anche perché nuove precipitazioni e nevicate abbondanti sono attese anche a bassa a quota. Nel vicentino una ragazzina di 13 anni è rimasta ferita mentre andava a scuola da un blocco di neve che le è caduto addosso dal tetto di un albergo: le sue condizioni non sono gravi. In Piemonte ieri un pensionato è rimasto schiacciato dal suo trattore mentre spalava la neve. Oggi scuole chiuse in Trentino e a Bolzano. In Val d'Aosta c'è allerta per il forte pericolo valanghe. Invece a Venezia, nonostante le previsioni, il livello dell'acqua non è ai livelli di emergenza.

Al Centro. In Umbria il Tevere è in piena: le esondazioni hanno interessato solo aree agricole, ma a Todi è cominciato lo sgombero preventivo di alcune abitazioni. In Toscana, nell'aretino è emergenza in Valdichiana, Valtiberina e parzialmente in Valdarno: strade chiuse e case evacuate a causa di esondazioni e allagamenti. Il presidente della Regione Claudio Martini ha chiesto lo stato di emergenza nazionale al capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Il livello dell'Arno è salito di 2,65 metri in un solo giorno.

Al Sud. La pioggia non accenna a diminuire nel mezzogiorno e altri temporali sono attesi in giornata. Molti collegamenti via mare tra la Sicilia e le isole minori sono stati interrotti a causa del mare agitato: Lampedusa, Pantelleria, Ustica e le Egadi sono isolate. Ci sono disagi in tutta la Sicilia: grandine e vento ostacolano gli spostamenti. Anche i collegamenti sullo stretto di Messina sono stati interrotti a causa dei venti che superano i 130 chilometri orari. Questa mattina nubifragio anche su Matera, dove si sono registrati disagi soprattutto nel centro storico.Temporali anche sulla Calabria e banchi di nebbia in diversi tratti della A3 Salerno-Reggio Calabria. Pioggia e disagi anche in Puglia e Campania. (repubblica)

 
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