Avrebbe avuto rapporti anche con ambienti politici ed istituzionali di Reggio Calabria, oltre che con settori della criminalità, Gioacchino Campolo, il re dei videopoker arrestato stamattina dalla Guardia di finanza. Nei confronti di Campolo, 70 anni, nel luglio scorso, erano stati sequestrati beni per un valore di 25 milioni di euro. Scattato oggi un nuovo sequestro, stavolta di 35 milioni di euro. Dalle indagini era emerso, tra l'altro, che uno degli immobili sequestrati, l'ex Teatro Margherita, era stato utilizzato come segreteria politica nel corso delle campagna per le elezioni amministrative dall'attuale Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti. In un altro immobile di Campolo, inoltre, è ubicata la sede del Tribunale di sorvelgianza di Reggio Calabria. L' ipotesi che viene fatta dagli investigatori, inoltre, è che Campolo abbia utilizzato la sua attività imprenditoriale, con decine di milioni di euro movimentati ogni anno, per mettere in atto operazioni di riciclaggio in favore di alcune cosche della 'ndrangheta. Gioacchino Campolo e' stato portato in carcere, mentre la moglie ed il figlio sono stati posti agli arresti domiciliari. L'operazione che ha condotto ai tre arresti è stata coordinata dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. Negli ambienti investigativi si fa rilevare come Campolo sia titolare di un patrimonio immobiliare molto vasto in città, la cui utilizzazione ha investito gli ambienti politici ed istituzionali più vari. Tra gli esponenti politici che avrebbero utilizzato in passato gli immobili di proprietà di Campolo come segreterie politiche, secondo quanto riferito dagli investigatori, ci sarebbero stati infatti anche l'ex sindaco di Reggio Calabria, Italo Falcomatà, morto alcuni anni fa, ed un altro ex primo cittadino di Reggio, Demetrio Naccari Carlizzi, genero di Falcomatà, attuale assessore regionale al Bilancio. Naccari Carlizzi, in particolare, utilizzò per un periodo, pagando a Campolo un affitto, lo stesso magazzino, ubicato lungo corso Garibaldi, la via principale di Reggio Calabria, che era stato usato in precedenza da Falcomatà, dopo che quest'ultimo lo aveva restituito all'imprenditore. I rapporti di Campolo a Reggio Calabria con esponenti politici sarebbero stati infatti molteplici e a tutto campo. Il patrimonio immobiliare dell'uomo è composto da centinaia di appartamenti, acquistati investendo i guadagni ottenuti con i videopoker, che, secondo l'accusa, sarebbero stati truccati per ridurre le vincite da parte dei giocatori. CASE A FIGLI PER EVITARE SEQUESTRO REGGIO CALABRIA - Decine di case vendute ai figli al solo scopo di evitare che venissero sequestrate dall'autorità giudiziaria. E' l'accusa che ha portato all'arresto a Reggio Calabria dell'imprenditore Gioacchino Campolo, soprannominato dagli investigatori il "re del videopoker". Dall'indagine svolta dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria è emerso che, in realtà, gli immobili venduti, pur risultando intestati formalmente ai figli di Campolo, hanno riferito gli investigatori, erano "nella completa ed esclusiva disponibilità" dell'imprenditore. L'arresto di Renata Gatto e Demetrio Campolo, rispettivamente moglie e figlio dell'imprenditore, è stato motivato dal loro coinvolgimento nelle attività svolte dall'imprenditore al fine di sottrarre gli immobili al sequestro ed eludere così la normativa in materia di misure di prevenzione patrimoniale. A Campolo viene anche contestato di avere costituito un'organizzazione che avrebbe avuto il controllo delle sale da gioco e del gioco d'azzardo a Reggio Calabria attraverso l'utilizzo di videopoker contraffatti. L'imprenditore avrebbe anche riciclato le somme illecitamente guadagnate nell'acquisto di decine di immobili attraverso una società riconducibile a Campolo e gestita da un prestanome. PIGNATONE, CONTIGUITA' CON COSCHE "L'imprenditore Gioacchino Campolo ha accumulato un grosso patrimonio, in gran parte con la gestione monopolistica dei videogiochi, che è tra l'altro uno dei canali privilegiati dalla criminalità organizzata per l'accumulo di capitali illeciti". Lo dice il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, analizzando l'arresto di Campolo, soprannominato il "Re dei videopoker", con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori. "Campolo - afferma Pignatone - ha reinvestito i proventi dell'attività dei videogiochi ed altre somme di denaro per complessivi milioni di euro, in immobili di grande valore acquistati a Reggio Calabria, Roma e Parigi". "Si tratta di un momento importante - aggiunge il capo della Dda di Reggio - nell'aggressione dei patrimoni illeciti costituiti da imprenditori, che come Campolo dichiaravano al fisco molto meno delle somme che ha investito". Sui contatti con le cosche della 'ndranqheta Pignatone afferma:''ci sono dichiarazioni di collaboratori di giustizia che affermano una contiguità di Campolo alla cosca De Stefano, ma su questo vi sono altre indagini in corso" GRASSO, ATTACCO A PATRIMONI ILLECITI "L'arresto dell'imprenditore Gioacchino Campolo dimostra che la lotta ai patrimoni illeciti continua a dare i suoi frutti, soprattutto in Calabria". Lo dice Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, commentando l'arresto avvenuto stamani di Gioacchino Campolo per trasferimento fraudolento di valori eseguito dalla Guardia di Finanza. "L'attività di magistrati e investigatori contro la 'ndrangheta - afferma Grasso - proseguira' sempre su questa linea dell'aggressione ai patrimoni illeciti. L'attività contro la 'ndrangheta, infatti e' costellata non solo dall'arresto avvenuto nelle scorse settimane di uomini che fanno parte delle cosche, ma anche dei latitanti, che spesso trovano riparo anche in altre città, come a Roma dove è stato catturato l'ultimo ricercato le cui indagini erano coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria".
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Venti forti e mareggiate lungo le coste meridionali e delle isole maggiori. Un ulteriore avviso di avverse condizioni meteorologiche è stato emesso dal Dipartimento della Protezione Civile per i venti molto forti, che arriveranno ad assumere anche carattere di burrasca e che interesseranno, dalla mattina di oggi, le regioni meridionali e le isole maggiori. Ai venti saranno associate mareggiate sulle coste esposte. Sempre sulle regioni meridionali, e in particolare su Calabria, Sicilia e Sardegna - così come preannunciato nei giorni scorsi - continueranno ad insistere precipitazioni diffuse, anche a carattere di temporale, che potranno essere accompagnate da frequente attività elettrica. Nelle regioni settentrionali del Paese, inoltre, le temperature si manterranno molto basse, favorendo così estese gelate che interesseranno anche pianure e valli del nord. La Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile continuerà a seguire l'evolversi della situazione in contatto con le Prefetture, le Regioni e le locali strutture di protezione civile, nonché mediante la pubblicazione quotidiana sul proprio sito -www.protezionecivile.it - dei bollettini di vigilanza meteorologica nazionale e fornendo tutti gli aggiornamenti che si renderanno, con il passare delle ore, disponibili. (ANSA).
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Hanno scavato e scavano ancora i soccorritori che dalla tarda mattinata di oggi sono al lavoro tra le macerie della palazzina crollata in via San Girolamo a Bari. Hanno scavato secondo le tecniche adoperate in questi casi, nei punti ritenuti strategici, ma anche lasciandosi guidare dalle situazioni contingenti, quasi dall'istinto. E cosi' i vigili del fuoco - riferisce il comandante provinciale Giovanni Micunco - hanno cercato febbrilmente di trarre in salvo le persone sepolte seguendo anche, in un caso, il flebile suono di un cellulare che squillava sotto le macerie. Mentre suonava, i pompieri scavavano e quando il suono e' diventato piu' forte hanno scavato ancora piu' forte. ''Purtroppo - dice Micunco - questa lotta contro il tempo, contro la morte ha avuto l'esito che si temeva. Il cellulare era indosso a un uomo che e' stato trovato morto''. Si trattava di Nicola Sassanelli, di 46 anni, una delle tre persone che nel crollo hanno perso la vita. Anche una delle due donne morte e' stata ritrovata grazie ad un segnale: un gatto ha iniziato ad aggirarsi nel luogo dove era rimasta sepolta e poco dopo quello stesso luogo e' stato puntato da un cane dei carabinieri. I vigili del fuoco hanno cominciato a scavare in quel punto e hanno trovato il corpo della donna. Ce l'hanno fatta invece una donna con due bambini, probabilmente suoi figli, usciti quasi indenni dall'esplosione e che sono state aiutati sembra da passanti a venire fuori dalle macerie prima ancora che arrivassero i vigili del fuoco. ''Continuiamo a scavare - dice Micunco - a cercare in ogni dove sotto le macerie, ma ormai siamo pressoche' certi che li' sotto non ci sia piu' nessuno''. E il bilancio dovrebbe cosi' fermarsi alle tre persone morte e alle quattro ferite. Angela Nitti, di 80 anni, Nicola Sassanelli, di 46 anni, Teresa Paradiso, di 89 anni: sono questi, secondo le prime notizie, i nomi delle tre persone morte. I soccorritori continuano a scavare tra le macerie, alla ricerca di eventuali altre persone rimaste intrappolate tra i detriti. Sul posto si trovano sei squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale di Bari ed altre tre squadre inviate da altri comandi, oltre a carabinieri, polizia, vigili urbani e operatori del 118. I nomi dei feriti, secondo quanto si e' appreso, sono i seguenti: Antonia Di Maso, di 23 anni, Giovanni Armenise, di circa 60 anni e sua moglie Chiara. Del quarto ferito, colui che e' salito con le sue gambe su un'autoambulanza, non si conosce invece il nome. Subito dopo lo scoppio Cosentino aveva messo in stato di allarme tutte le strutture sanitarie della citta', ma l'allarme e' poi rientrato quando il quadro della situazione si e' delineato con certezza. TESTIMONE, C'E' STATO UN GRANDE BOATO "Si è sentito prima un grande boato e poi una nube bianca si è sollevata e si è visto volare tutto all'aria, infissi, suppellettili, di tutto": Stella Ventrella, amica di famiglia di una delle persone che abitava dentro la palazzina crollata racconta così quello che ha visto mentre stava passando dal civico 6 di via San Girolamo. Oggi era chiuso il barbiere, che di solito la domenica è sempre aperto, che si trova al piano strada. Nello stabile pare che abitino anche tre bambini i quali al momento dell'esplosione si trovavano fuori casa per fare una passeggiata insieme con i parenti.
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Sono marito e moglie di Spirano (Bergamo) le due persone travolte e uccise mentre camminavano lungo il bordo della carreggiata da una Fiat Marea condotta da un ragazzo di 20 anni che pare avesse preso da poco la patente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l'automobilista, in prossimità di una curva, avrebbe perso il controllo della sua vettura slittando su una lastra di ghiaccio. L'auto ha quindi colpito frontalmente i due pedoni prima di capovolgersi più volte sulla carreggiata. I due, Pietro Passera, 62 anni, e la moglie Palma Del Carro, sono morti all'istante dopo aver fatto un volo di circa 30 metri. L'automobilista è rimasto ferito ed è stato portato all'ospedale di Zingonia (Bergamo). Le sue condizioni non sarebbero gravi.
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Un paracadutista è morto, all'aeroporto di Reggio Emilia. Per motivi in corso di approfondimento, il suo paracadute non si è aperto. La vittima è Marino Virzi Scafazzello, 45 anni, titolare di una nota palestra di Parma e molto noto nell'ambiente degli appassionati di body building. Era un paracadutista esperto, aveva già conseguito la licenza, ed aveva fatto, poco prima del lancio fatale, un altro lancio con lo stesso paracadute. Attorno alle 14 si è lanciato, dall'altezza di 4.200 metri, insieme ad un amico, che è anche istruttore di paracadutismo. Secondo la prima ricostruzione il primo paracadute non ha funzionato, mentre il secondo si è aperto troppo tardi. L'impatto è stato violentissimo e l'uomo, probabilmente, è morto sul colpo. La salma è a disposizione del pm di Reggio Emilia Maria Rita Pantani. I carabinieri hanno sequestrato il paracadute e l'attrezzatura per il lancio per le indagini.
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Erano le pizzerie il luogo prediletto per smerciare gran parte dei generi alimentari scaduti o ammuffiti che i carabinieri hanno sequestrato nella zona di Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Salsa di pomodoro scaduta da dieci anni, wurstel, carciofini sott'olio e insaccati ammuffiti venivano infatti venduti alle pizzerie della zona che li utilizzavano per preparare le pizze che, fumanti, finivano direttamente sul tavolo degli ignari clienti, senza che ci fosse quindi la possibilità di controllarne la data di scadenza. Questi i preoccupanti risultati dell'operazione dei carabinieri della Compagnia di Ariano Irpino che ha portato al sequestro in diversi magazzini di circa trenta quintali di prodotti alimentari scaduti o tenuti in cattivo stato di conservazione. La scoperta più sconcertante i militari l'hanno fatta nel magazzino di un distributore all'ingrosso di generi alimentari, che forniva supermercati e ristoranti delle province di Avellino e Foggia, lì erano conservati 50 chilogrammi di passato di pomodorino in scatola scaduti da dieci anni. Nel magazzino dei cibi avariati i carabinieri hanno trovato in totale circa 2,5 tonnellate di merce scaduta o conservata in pessimo stato, pronta per essere distribuita nei ristoranti della zona. I risultati vengono considerati particolarmente "allarmanti" dai carabinieri che hanno eseguito il blitz in collaborazione con alcuni addetti del Dipartimento di Prevenzione dell'Asl Av/1, secondo cui i cibi avariati potevano essere molto nocivi per la salute dei consumatori. I militari, al termine delle indagini coordinate dal Procuratore della Repubblica di Ariano Irpino Luciano D'Emmanuele, hanno anche visitato un discount alimentare in cui sono stati trovati quasi 100 chili di prodotti alimentari conservati in un deposito con infiltrazioni d'acqua e privo delle più elementari norme di igiene. Anche due ristoranti sono stati coinvolti nelle perquisizioni dell'arma: in due locali della zona di Ariano Irpino i Carabinieri hanno sequestrato pesce congelato e conservato senza il rispetto delle norme igienico-sanitarie oltre a prodotti conservati sott'olio con le confezioni piene di muffa e prodotti derivati dal latte scaduti da circa un anno. Il valore della merce sequestrata ammonta a circa 50 mila euro. Al termine del blitz i militari hanno deferito in stato di libertà i titolari degli esercizi commerciali in cui sono stati trovati gli alimenti scaduti e mal conservati. Sono state inoltre elevate contravvenzioni per un importo pari a 12 mila euro.
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