Berlusconi accetta che Fini faccia «il figo» e che Bossi faccia «il Bossi», «ma io ho la responsabilità di guidare il Paese». E allora si sta impegnando, certo, per risolvere i problemi legati alla nascita del Pdl e chiedere alla Lega il rispetto degli accordi sulle riforme. Tuttavia è sulla crisi economica che il premier ha deciso di «metterci la testa ». L'economia è la «priorità» del Cavaliere. Ecco il motivo per cui ha annunciato un tavolo a palazzo Chigi per affrontare la crisi del comparto automobilistico, senza alcun preavviso agli uomini del suo governo. Ecco perché ieri ha promesso un Consiglio dei ministri a Milano «per dare una spinta ai lavori dell'Expo e per discutere di Malpensa». Ecco perché ha chiesto la preparazione di un dossier sul Mezzogiorno. È la situazione economica che lo preoccupa, lo s'intuisce dal cambio di registro nelle dichiarazioni, con le quali aveva in principio tentato di arginare le paure dei cittadini con dosi massicce di ottimismo. Ora che quegli appelli devono fare i conti con l'aumento esponenziale della cassa integrazione e il futuro sempre più incerto delle imprese, ora Berlusconi è a caccia di risorse, «e anche se lo so che non ce ne sono molte, bisognerà trovarle ». Perciò il Cavaliere accetta che Fini faccia «il figo» e che Bossi faccia «il Bossi», ma c'è un'emergenza che deve e vuole fronteggiare. Altrimenti- questo è il suo ragionamento - la crisi finanziaria che ha prodotto la crisi economica, senza un intervento potrebbe provocare una crisi sociale. E a ruota una crisi politica. Tutto ricadrebbe infatti su Berlusconi, è lui d'altronde il capo della coalizione che ha vinto le elezioni, ed è lui che ha la «responsabilità del Paese». Come in una partita a scacchi, bisogna vedere la proiezione delle mosse. Per questo ha deciso di «metterci la testa», per questo «voglio interessarmene in prima persona». Ma senza entrare in conflitto con Tremonti. È vero che i rapporti tra il premier e il titolare dell'Economia sono come le fasi lunari: passano da momenti di grande tensione a periodi di totale sintonia. Per esempio, Berlusconi oggi riconosce che «Giulio aveva ragione a non voler detassare le tredicesime»: avrebbero prodotto un buco nel bilancio dello Stato senza dare i risultati che si immaginava. In autunno il Cavaliere insistette per il «bonus», perché temeva per Natale il crollo dei consumi: «Invece, con il crollo dei prezzi, il bonus l'ha prodotto il mercato. E il potere d'acquisto dei cittadini non è stato intaccato ». Ora però servono risorse per tutelare «quanto più possibile» le aziende e l'occupazione. Di qui i segnali a Confindustria. E ai sindacati. Il premier sa che anche i problemi politici vanno presto risolti, perché non si riverberino sull'azione di governo. E allora «il Pdl si farà nei tempi stabiliti», sebbene i nodi con il leader di An non siano ancora stati tutti sciolti, sebbene sappia che con Fini non bastano premure e carinerie. «Accoglimi a braccia aperte domani», gli disse al telefono prima di andarlo a trovare a Montecitorio, nei giorni dello scontro sull'uso eccessivo della fiducia da parte del governo. Se poi fosse irritato con Bossi l'altro ieri al Senato è tutto da vedere. I suoi dicono che «se è davvero così non l'ha dato a vedere». Nemmeno quella sorta di «lezione sul dialogo» con l'opposizione che il Senatùr gli ha impartito su Libero («Silvio deve imparare da me come si fanno le vere riforme ») pare gli abbia smosso i nervi: «Con Umberto ci parlo io». E ieri sera «Umberto» ha dissolto i timori di quanti - nell'inner circle del Cavaliere - vedevano correre il federalismo fiscale in Parlamento, mentre la riforma della giustizia è ancora impantanata ai preliminari, frenata dalla vischiosità di estenuanti mediazioni. «Adesso bisogna ascoltare quello che ci chiedono gli alleati», ha detto il capo del Carroccio: «E ora loro ci chiedono la riforma della giustizia». Così ha fatto capire di voler rispettare il patto con Berlusconi, la sua richiesta: «Federalismo e giustizia devono marciare di pari passo». Che Fini faccia «il figo», che Bossi faccia «il Bossi», è alla crisi economica che il Cavaliere pensa. Su questo tema si giocherà la partita politica, e potrà anche dare un colpo di lifting alla sua immagine. Dicendo «ho la responsabilità del Paese», Berlusconi vuole far dimenticare le recenti «beghe di palazzo» che lo hanno fatto precipitare nei sondaggi. Vuole riproporsi come rappresentante degli interessi nazionali. Deve però risolvere un piccolo problema: dove troverà i soldi? (CDS)
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Sono allo studio e stanno per essere assunte una serie di iniziative con la "predisposizione di tutti i ricorsi possibili" dai parte dei ministri della Giustizia e degli Esteri, compreso un "intervento presso la Corte suprema brasiliana" per chiedere l'estradizione di Cesare Battisti. Lo ha detto oggi al Question Time della Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Il governo, ha ricordato Vito, ha già compiuto "numerosi passi ai più alti livelli", non appena pervenuta la notizia della concessione dello status di rifugiato politico a Cesare Battisti, e auspica che siano "create le condizioni" per "rivedere" le decisioni prese dal governo brasiliano. L'esecutivo, ha aggiunto il ministro per i Rapporti con il parlamento rispondendo a un'interrogazione dell' Italia dei Valori, "condivide lo stupore e il profondo rammarico" espresso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo la mancata estradizione di Battisti all'Italia.
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Per la prima volta dal suo insediamento, nella primavera scorsa, i consensi per il governo Berlusconi sono in calo. E' quanto rivela oggi un sondaggio Ipr Marketing per Repubblica.it, aggiungendo però che a beneficiare del cambio di clima non sembra il maggior partito dell'opposizione, il Pd, che continua a non convincere gli elettori. Sono 4 i punti percentuali persi dal governo (dal 50% di un mese fa al 46% odierno). Un dato che fa registrare il sorpasso di coloro che dichiarano di avere o poca o nessuna fiducia nell'esecutivo e che passano dal 46% al 49%. Il calo unisce, però, il Pdl e il Pd. Il Pdl, rispetto al mese scorso, scende dal 50% al 48%. Stesso calo percentuale registrato dal Pd (dal 29% al 27%), che però rispetto al sondaggio del maggio scorso vede una flessione di ben 11 punti percentuali. Giù anche l'Idv di Antonio Di Pietro (dal 44% al 42%) che potrebbe aver pagato le recenti vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto il figlio dell'ex pm, Cristiano. Stazionarie la Lega (31%) e l'Udc (27%). "Sono dati che sembrano rappresentare un elettorato perplesso sull'effettiva praticabilità di una riorganizzazione del sistema politico in chiave bipartitica" è il commento del direttore di Ipr Marketing, Antonio Noto. Tra i ministri preferiti, in testa al sondaggio c'è il responsabile del Viminale Roberto Maroni, ma in ascesa è anche Umberto Bossi. Immobili, invece, gli altri esponenti del governo, se si esclude il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola (dal 48% al 52%), che pare aver beneficiato della gestione dell'emergenza gas. Stabili sia il ministro del Welfare Maurizio Sacconi (61%), sia il titolare dell'Economia Giulio Tremonti (57%). In calo il titolare degli Esteri Franco Frattini (dal 58% al 56%).
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Il presidente della commissione di Vigilanza Rai Riccardo Villari ha scritto una lettera ai presidenti delle Camere Gianfranco Fini e Renato Schifani in cui annuncia la sua volontà di restare alla guida della commissione nonostante l'invito a lasciare. Nella lettera, secondo quanto si apprende, Villari sottolinea di sentirsi vincolato al mandato ricevuto e si dice disponibile a trovare una soluzione politica insieme ai colleghi della commissione.
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VENEZIA - Solidarietà e stima. Walter Veltroni esprime vicinanza ad Antonio Di Pietro, dopo la notizia che il figlio del leader dell'Italia dei Valori Cristiano, è indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti a Napoli. Nessun gelo tra Pd e Idv, sottolinea Veltroni dal Veneto, dove ha in programma alcuni incontri. «Le differenze politiche tra noi sono evidenti da tempo, ma invece proprio in questo momento voglio esprimere a Di Pietro la mia solidarietà umana e la mia stima nei suoi confronti».
FORZA ITALIA - Molto diverso il punro di vista di Forza Italia, che per bocce del portavoce Daniele Capezzone, attacca il leader dell'Idv: «Di Pietro parla, straparla, pontifica e fa il giustizialista da anni contro tutto e tutti: apprendiamo da Napoli che avrebbe fatto, e farebbe, meglio a fare pulizia in casa propria e a pensare al pulpito molto opaco da cui parla».
«VICENDE PIÙ GRANDI» - Lo stesso Antonio Di Pietro, in un'intervista alla Stampa, sottolinea che «l'inchiesta non riguarda mio figlio, ma vicende molto più grandi». «Davvero qualcuno può pensare che Mario Mautone fosse il mio uomo? Voi che conoscete gli atti avete mai letto un'intercettazione tra Mautone e il sottoscritto? - prosegue -. Ho messo a verbale che la Procura deve indagare senza alcun riguardo per nessuno. E siccome conosco la procedura, sono consapevole che i pm devono portare avanti le indagini anche a tutela degli indagati». (CDS)
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