ROMA - Prima o poi ci cadono tutti. L'errore è quello di ridicolizzare una persona per le sue caratteristiche fisiche. Ci cadde anche Massimo D'Alema con un seguito di doverose scuse. Poteva mancare Silvio Berlusconi? Oggi, parlando con i dipendenti di palazzo Chigi che rumoreggiavano al solo sentire il nome di Brunetta, Berlusconi avrebbe concesso una battuta infelice: "Simpatico o no, di certo non si può dire che sia alto...". E' solo uno sfogo freudiano di chi non ha sicuramente l'altezza di un corazziere? Nelle prossime ore vedremo se la reazione di Brunetta sarà la stessa, indipendentemente da chi scherza sulla sua statura... (repubblica)
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NAPOLI La bufera giudiziaria annunciata per giorni e giorni da indiscrezioni e boatos è arrivata. Tredici ordinanze di custodia cautelare scuotono il Comune di Napoli: per presunte irregolarità nella delibera del Global service finisce in carcere un big dell’imprenditoria, Alfredo Romeo, che secondo i pm avrebbe fatto in modo di ottenere un appalto «cucito» su misura. Ai domiciliari due assessori della giunta Iervolino, Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, e due ex componenti della squadra del sindaco: Enrico Cardillo, che solo pochi giorni fa aveva annunciato l’addio alla politica, e Giuseppe Gambale, già sottosegretario all’istruzione e componente della commissione antimafia. Tra i destinatari delle misure cautelari anche l’ex provveditore alle opere pubbliche della Campania Mario Mautone, e il colonnello della Guardia di finanza già in forza alla Dia Vincenzo Mazzucco, accusato di aver fatto da «talpa» a beneficio degli indagati. E nell’inchiesta spuntano anche i nomi di due politici "nazionali", Italo Bocchino del Pdl e Renzo Lusetti del Pd. I due parlamentari avrebbero favorito Romeo, e per loro è stata chiesta al Parlamento l’autorizzazione all’uso di intercettazioni che li coinvolgono. Agli arresti domiciliari sono Paola Grattani (sua collaboratrice), Guido Russo (ex funzionario dell’Arpa di fatto collaboratore di Romeo), l’ex assessore comunale all’istruzione ed ex parlamentare Giuseppe Gambale, l’ex assessore al bilancio del comune Enrico Cardillo, gli assessori comunali in carica Ferdinando Di Mezza (sue le deleghe al patrimonio e alla manutenzione degli immobili) e Felice Laudadio (edilizia), l’ex provveditore alle opere pubbliche della Campania Mario Mautone e il colonnello della guardia di finanza già in forza alla Dia Vincenzo Mazzucco. Destinatari di ordinanze sono inoltre Vincenzo Salzano e Luigi Piscitelli. La delibera sul Global service era un affare da 400 milioni di euro, in realtà mai partito. Si intendeva affidare a un unico gestore, come avvenuto in altre città, l’appalto per una serie consistente di lavori pubblici e manutenzioni di competenza del Comune. La delibera fu varata ma il relativo appalto non è mai stato bandito, a causa della mancanza di copertura finanziaria. Secondo l’inchiesta del procuratore aggiunto Franco Roberti e dei sostituti Enzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli, Romeo avrebbe organizzato un vero e proprio comitato composto da tecnici, professionisti, assessori e pubblici funzionari i quali ruotando intorno alla sua figura «a fronte delle prebende che egli è in condizioni di distribuire (in termini di posti di lavoro, in incarichi e consulenze ed in termini di denaro sonante) piegano la loro funzione ed i loro doveri in favore del primo assicurandogli l’aggiudicazione di appalti di opere e di servizi pubblici», sostengono i pm. In base agli elementi raccolti dalla Procura di Napoli ciò avveniva attraverso una vera e propria "blindatura" dei bandi di gara, redatti «su misura» a beneficio di Romeo. I magistrati hanno disposto il sequestro di tutte le società ed i conti correnti riferibili direttamente o indirettamente all’imprenditore - compreso l’albergo recentemente inaugurato in città - per un valore di centinaia di milioni di euro. «La prospettiva ultima è quella del saccheggio sistematico delle risorse pubbliche», scrive la procura. «Risorse che vengono veicolate verso l’esclusivo ed egoistico interesse di Alfredo Romeo e delle sue imprese in totale dispregio delle regole fondamentali della buona ed efficiente amministrazione». Nell’inchiesta, partita da una indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere emerge uno spaccato di cointeressenze politiche tra maggioranza e opposizione che governa la pubblica amministrazione e che vede al centro l’imprenditore Alfredo Romeo. Il telefono dell’imprenditore è stato intercettato e sono state trascritte numerose conversazioni: tra le altre quelle con Mario Mautone, ex provveditore alle Opere Pubbliche di Napoli, e soprattutto numerose telefonate che Romeo ha con l’ex assessore al patrimonio del Comune di Napoli Giorgio Nugnes, suicidatosi lo scorso 29 novembre e coinvolto nei disordini verificatisi a Pianura. I pm citano in particolare una frase pronunciata da Alfredo Romeo: «No, se non fosse così io non posso partecipare, hai capito?». Da quella telefonata e da quelle parole, spiegano i pubblici ministeri, «si arguiva immediatamente quali fossero gli spregiudicati metodi che Romeo era d’uso adoperare per acconsentire alle proprie imprese di aggiudicarsi i milionari appalti banditi da una pluralità di enti pubblici napoletani e campani». Secondo il procuratore aggiunto Roberti e i pm titolari del fascicolo di indagine l’inchiesta «ha dimostrato quali sono i metodi adoperati da Romeo per aggiudicarsi ogni tipo di gara a cui prende parte da quelle nazionali a quelle internazionali». (lastampa)
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PESCARA - Il distacco è apparso da subito incolmabile. Tanto che già nel tardo pomeriggio il Pdl ha iniziato a festeggiare la vittoria. Come previsto alla vigilia, infatti, Gianni Chiodi - candidato del Popolo della libertà alle elezioni regionali che si sono tenute in Abruzzo - ha sconfitto nettamente il suo rivale, Carlo Costantini. Alla fine i dati ufficiali sancivano uno scarto di poco più di 6 punti percentuali: Chiodi conquistava il 48,81% dei voti, mentre Costantini (Centro Sinistra) riceveva il 42,67% dei consensi. Così gli altri candidati: Rodolfo De Laurentiis (Udc-Udeur) al 5,61%; Teodoro Buontempo (La Destra) all'1,76%; Ilaria Del Biondo (Partito Comunista Lavoratori) allo 0,37%; Angelo Di Prospero (Per il bene comune) allo 0,22%. Per quanto riguarda i singoli partiti, il Pdl è al 35,18% (aveva preso il 38,2% alle politiche dalla primavera scorsa), l'Italia dei Valori è salita al 15,03%, più di dieci punti percentuali sulle politiche (4,3%), mentre il Pd perde 14 punti percentuali, scendendo dal 33,7% al 19,61%.
ASTENSIONE - Altissima l'astensione: alle urne si è recato il 52,98% degli aventi diritto. Praticamente solo un elettore su due. Nelle precedenti elezioni regionali, quelle del 2005, aveva votato il 68,58%. Allora presidente risultò eletto l'europarlamentare Ottaviano Del Turco che ebbe di gran lunga la meglio su Giovanni Pace (An), presidente uscente. Ma la bufera sulle presunte tangenti nella sanità ha travolto poi la giunta regionale, portando alle nuove elezioni e alla vittoria del centrodestra. I
CONTENDENTI - «In Abruzzo - sostiene Chiodi, commentando il successo - c'è bisogno di una rinascita ed io lavorerò perché questo avvenga. Certamente nulla sarà come in passato. Quello stereotipato del passato, e non solo quello recente, non potrà più esistere. La politica deve essere capace di dirigere la complessità dei fenomeni. La politica non può chiedere la quaresima ai cittadini - ha concluso - e la Pasqua per se stessa». Il suo rivale, Costantini, sottolinea soprattutto «il recupero enorme che la colazione di centro-sinistra ha ottenuto rispetto allo scarto di partenza e il grande successo riscosso dall'Italia dei Valori, un partito che ha moltiplicato per sei il risultato delle passate elezioni».
BERLUSCONI ESULTA - Per il premier, Silvio Berlusconi, il risultato «è la conseguenza di chi ha regalato le chiavi del partito nelle mani di Di Pietro. Le urne hanno dimostrato che il Partito democratico è ridotto ai minimi termini, guidato ormai dall'Italia dei Valori, mentre la vittoria che si sta prefigurando rappresenta l'affermazione del buon governo».
VELTRONI: MALESSERE - Il centrosinistra, invece, fa i conti con la sconfitta. Per Walter Veltroni, «il dato dell'astensionismo è impressionante. In Abruzzo ha votato il 30% in meno - afferma il segretario del Pd - vuol dire che c'è malessere, stanchezza e critica anche nei nostri confronti. Dobbiamo fare di più sulla questione etica - aggiunge. - Dobbiamo essere sereni con noi stessi e poi con gli altri. Ma Berlusconi non si può permettere di parlare, il 10% dei suoi parlamentari ha problemi di questo tipo». L'astensionismo, secondo Massimo D'Alema «evidentemente riflette anche la specifica vicenda abruzzese, che ha determinato un distacco tra i cittadini e le istituzioni».
DI PIETRO PUNGOLA VELTRONI - Da parte sua anche il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ritiene che «il primo partito» in Abruzzo sia «quello dell'astensionismo: la metà degli abruzzesi non è andata a votare». L'ex pm ne approfitta però per pungere Veltroni. «Noi dell'Italia dei Valori abbiamo rilanciato la questione morale senza la quale i cittadini vedono che nulla cambia: in Abruzzo abbiamo quintuplicato il nostro risultato», spiega Di Pietro. «I partiti che non sono né carne né pesce - chiosa - che fanno riunioni, che dicono "ma anche" e che non si decidono, vengono puniti».
DIBATTITO NEL PD - E nel Pd si riflette proprio sui risultati dell'alleanza con l'Idv. Per Giuseppe Fioroni, «l'unico rammarico è che se ci fosse stato l'accordo con l'Udc avremmo vinto». Una questione su cui si sofferma anche Marco Follini, secondo il quale il voto abruzzese «contiene due moniti. Il primo è l'impressionante trionfo delle astensioni. Il secondo è il costo politico dell'alleanza con Di Pietro. Sono due moniti sui quali come Pd dovremo riflettere molto attentamente». «Durante la prossima direzione nazionale bisogna dare inizio a una riflessione collettiva. A me non preoccupa la crescita di Di Pietro, preoccupa il calo del Pd. Ragioniamo sul fatto che Di Pietro stia erodendo elettorato più a noi che ai nostri avversari» ha poi affermato Nicola Latorre. Duro Arturo Parisi: «Spero veramente che Veltroni rinsavisca, che legga finalmente il filo che lega i messaggi ripetuti che ci vengono dagli elettori a partire dal voto di aprile».
IL CASO PORTA A PORTA - In attesa dei dati definitivi, si consuma anche una piccola polemica sulla partecipazione del Pd alla puntata di lunedì sera di Porta a Porta dedicata al voto in Abruzzo. «Vespa vuole cancellare il Pd da Porta a Porta» ha denunciato Andrea Orlando, portavoce dei democratici. Vespa, è l'accusa di Orlando, «ha messo in piedi una trasmissione escludendo dagli ospiti in studio il Pd». «Da tempo ormai il governo e la maggioranza cercano di imporre mediaticamente, e non solo, l'idea di un bipolarismo Pdl contro Di Pietro. È il vecchio vizio - aggiunge - di farsi un'opposizione come vogliono loro, cercando di nascondere il Partito Democratico, perché sanno bene che l'opposizione vera è quella del Pd». Pronta la replica a Orlando. «Non è stata Porta a Porta a scegliere il candidato di Italia dei Valori come rappresentante dell'intero centrosinistra alle elezioni abruzzesi» fanno sapere da via Teulada. «È perciò sorprendente - si legge in una nota - la protesta del Partito democratico per la nostra scelta di fare stasera un confronto a due tra Antonio di Pietro, uomo chiave delle elezioni d'Abruzzo, e Ignazio La Russa, esponente autorevole del Pdl, reggente di Alleanza Nazionale e ministro della Difesa».(corsera)
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MILANO — È il momento in cui strappa addirittura il boato. In cui dal pubblico gli urlano «Finalmente», quasi fosse la liberazione da un peso. L'ovazione per Walter Veltroni arriva non quando il leader del Pd si scaglia contro Berlusconi (applausi scroscianti, comunque), ma quando chiede «che noi la si smetta di farci del male da soli». La platea del Teatro Strehler, dove ieri mattina è stata lanciata la ri-candidatura di Filippo Penati alla presidenza della Provincia, va in visibilio. Veltroni spiega che «abbiamo costruito il più grande partito riformista di massa mai visto e poi abbiamo avuto settimane difficili. Ma, posso dire la verità? Siamo stati noi a rendercele tali». E se è «fisiologico» che «un partito così grande abbia all'interno opinioni diverse», ora «bisogna che tutti i dirigenti del Pd abbiano come priorità il bene del partito e dei cittadini». Veltroni ricorda che «un partito non sta insieme per riprodurre la sua vita interna» e aggiunge: «Siamo molto democratici, noi. Siamo quelli che hanno le primarie, le secondarie e le terziarie... Ma le primarie sono un mezzo, non un fine». Dietro la battuta trapela la preoccupazione per queste continue chiamate alle urne, che sembrano rallentare l'attività del partito e renderlo forse meno incisivo. Aria di regolamento di conti? Veltroni ribadisce che «siamo una grande forza, ma ora è tempo che correnti, correntine e associazioni smettano di occuparsi di se stesse e vadano fuori dalle fabbriche e dalle scuole, stiano in mezzo alla gente e ai suoi problemi». Il messaggio pare diretto a Massimo D'Alema, che in realtà non viene mai citato e che farà più tardi sapere di essere deciso ad andare al voto durante la direzione di venerdì: tanto per chiarirsi su quale sia la linea, insomma. Il resto è l'attacco senza esclusione di colpi a Silvio Berlusconi, che «non è capace di governare e fa solo campagna elettorale», che «è inadeguato a gestire questa gravissima crisi» e che «deve smettere di fingere di venire da Marte, perché è stato per otto anni presidente del Consiglio e nel frattempo ha guidato l'opposizione. Se l'Italia è in questa situazione è anche colpa sua». Veltroni accusa il governo di «andare a marcia indietro» e cita ad esempio il caso scuola annunciando che «continueremo a combattere contro i tagli di 8 miliardi di euro». Dopo un ricordo di Giorgio Strehler, sollecitato dal giornalista David Parenzo, Veltroni si occupa di Penati: benedice la sua lista civica e il progetto che mira a «costruire un campo riformista e trasversale agli schieramenti attuali», come anticipa lo stesso presidente uscente e ricandidato. E così, evocando Obama, «possiamo vincere ancora». (corsera)
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Su Chiodi e il dipietrista Costantini pesa l'incognita dell'astensionismo Sullo sfondo il match tra Di Pietro e Berlusconi, che si sfidano a colpi di comizi.
PESCARA - Venghino signori venghino. Correte alle bancarelle del candidato governatore. Sottoscrivete, e diciamo a voi giovani e ragazzi, il "questionario dell'autoselezione". Cos'è l'autoselezione? Un sistema semplice e sicuro per trovare il posto di lavoro che tanto desiderate. Diteci quel che vi piace fare, il candidato governatore trasforma i sogni in realtà. Ci pensa lui. Certo, se diventa governatore vero, domenica prossima in Abruzzo. "Stringiamoci la mano e scambiamoci energia". I questionari della felicità sono finiti, tristemente, nel cestino. Così come lo spot tv, il video su YouTube, e i gazebo sbaraccati. Gianni Chiodi, l'astro nascente del Pdl, a malincuore ha dovuto oscurare tutto, sotto i colpi del centrosinistra che l'accusa di voto di scambio, un novello Lauro. "Ma figuriamoci, questa è tutta gente che non sa che vuol dire lavoro, vedi quel che hanno combinato alla regione". Carlo Costantini, il rivale nella corsa alla presidenza, il deputato dell'Idv chiamato dal centrosinistra nell'impresa di far dimenticare la stagione nera di Del Turco, garantisce un taglio netto con scandali vecchi e nuovi, "con me una regione tutta nuova". Vorrebbero tutti voltare pagina, ricominciare da capo da lunedì in Abruzzo. Ma le ferite di Collelongo, dove secondo il gran pentito dell'inchiesta nella casa dell'ex governatore si arrivava con le mazzette e si usciva con le mele, restano aperte e profonde. E allora tutta questa campagna elettorale si snoda a colpi di questione morale. I fantasmi stanno ancora lì. Se il capolista a Pescara di Rifondazione, Maurizio Acerbo, reggente nazionale del partito fra Giordano e Ferrero, dagli schermi della tv locale denuncia che le cose vanno avanti come l'estate scorsa. "E con una bella cena elettorale finale organizzata in albergo da un noto candidato del Pdl con medici, infermieri e personale di Villa Pini, la clinica al centro dello scandalo". Rispuntano fuori anche le consulenze d'oro che, accusa l'Italia dei Valori, Chiodi avrebbe intascato dalla Asl. Da un'accusa all'altra, da una polemica all'altra, è finita che all'ombra delle regionali e delle mani pulite si sta giocando un match personale, un duello a distanza con una posta in palio assai più pesante della presidenza della Regione. La sfida fra Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi, che si sono sfiorati ieri sera a Chieti per la chiusura della campagna elettorale. Veltroni invece ha parlato all'Aquila. Tonino praticamente gioca in casa, ha imposto alla coalizione (che si ripresenta in una riedizione dell'Unione, dal Pd a Rifondazione) il suo candidato Costantini, punta a raddoppiare i consensi (parte dal sei per cento), e si gioca la faccia. "A Berlusconi, il corruttore, il dittatore, tanto sicuro di vincere anche qui, dimostrerò che si è sbagliato". Se non siamo al mitico "quello io lo sfascio", poco ci manca. Di Pietro batte palmo a palmo la zona, dal Gran Sasso all'Adriatico, tre comizi al giorno. E se gli riesce l'operazione impossibile, una vittoria del centrosinistra (che i sondaggi danno nella migliore ipotesi sotto di due punti), proverà a trascinare tutto il Pd sulla linea durissima anti-Cavaliere. Berlusconi lo sa bene. E' proprio per azzoppare il nemico giurato che ha spedito ministri e colonnelli alla campagna d'Abruzzo, presentandosi di persona spesso, fino a punto di lasciare il consiglio europeo a Bruxelles per poter chiudere la tornata elettorale. Tanto ardore e spiegamento di forze è ben spiegato dal ministro Bondi: "Una nostra vittoria, e soprattutto una sonora sconfitta per Di Pietro, sono il viatico migliore per far decollare la riforma della giustizia". Un test nazionale dalle molteplici implicazioni allora? "Piano, io non ci credo. E' il voto di una regione, neanche una delle più importanti, e se lo dico io che questa terra l'amo tanto...". Frena il rocciatore aquilano Franco Marini, che pure da giorni macina chilometri in macchina, e non trascura i suoi paesini di montagna. In salita, come il Pd. "Certo che partiamo svantaggiati, dopo quel che è successo. Ma teniamo, stiamo recuperando. Obbligatorio tornare tutti insieme, ma il candidato è forte, e le liste rinnovate". Al punto da tenere fuori perfino il candidato risultato in pole position nella consultazione interna, il già capogruppo regionale e presidente del consorzio delle acque Donato Di Matteo, lasciato a casa come simbolo del passato. Il Pd, fino allo scandalo Del Turco, controllava la regione e le quattro province. Fallito un aggancio all'Udc, che scende in lizza con Rodolfo De Laurentiis. Ora gli alleati, soprattutto l'Idv e Rifondazione, ne parlano come un partito ancora sotto botta, con un gruppo dirigente locale confuso e demotivato nella campagna elettorale, e sondaggi in picchiata. "Ma chi lo dice non sa di che parla", s'arrabbia l'ex presidente del Senato. "In ogni caso, non sarà questo risultato a influenzare le scelte nazionali: le ragioni dell'alleanza con Di Pietro vanno affrontate su temi più larghi. Io, piuttosto, temo l'astensionismo". Un abruzzese su quattro, raccontano i sondaggi, non ha ancora deciso se andare a votare. E chi votare(repubblica)
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