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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato al Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il seguente messaggio: "In occasione delle commemorazioni in onore dei caduti di Nassiriya, desidero esprimerle il mio personale, commosso ricordo delle 19 vittime di quella terribile strage, a cui unisco la memoria di tutti coloro che hanno perso la vita nell'assolvimento delle missioni di pace". Lo rende noto un comunicato del Quirinale. Il ministro La Russa ha reso omaggio alla tomba del Milite Ignoto, al Vittoriano, presente il capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, e i vertici delle Forze armate. Celebrata poi la Messa in suffragio dei Caduti presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli. Quindi, a Palazzo Madama, presente il presidente del Senato, Renato Schifani, si terrà una cerimonia per l'intitolazione della 'Sala conferenze' ai "Caduti di Nassiriya". Il ministro della Difesa ed il capo di Stato maggiore della Difesa, inoltre incontreranno i parenti delle vittime in forma privata. CAMERA: MINUTO SILENZIO E APPLAUSO PER VITTIME NASSIRIYA L'Aula della Camera ha osservato un minuto di silenzio ed ha tributato un applauso unanime in memoria delle vittime della strage di Nassiriya, di cui oggi ricorre l'anniversario. FINI: MEMORIA STRAGE CI IMPEGNA ALLA PACE Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha commemorato in aula i caduti italiani di Nassiriya nel quinto anniversario della strage. "Oggi - ha detto Fini - ricorre il quinto anniversario del barbaro attentato di Nassiriya nel quale morirono diciannove italiani impegnati ad aiutare il popolo iracheno a ritrovare la libertà e a conquistare la pace. Alla memoria di quei nostri valorosi connazionali rivolgiamo un pensiero deferente e commosso, stringendoci intorno alle famiglie dei caduti e partecipando al loro dolore". "In quel tragico 12 novembre del 2003 - ha sottolineato Fini - l'Italia sperimentò direttamente l'inumana ferocia che anima l'attacco terroristico alla pacifica convivenza di culture, nazioni e popoli. Quel giorno lo sgomento, lo smarrimento, la sofferenza del Paese furono enormi. Ma furono grandi anche la solidarietà, la partecipazione, la coesione tra il nostro popolo e le Istituzioni. L'Italia si raccolse unita intorno a quei diciannove eroi che avevano sacrificato la loro vita per costruire un mondo più giusto e più libero". "Tutti noi - ha detto ancora il presidente della Camera - ricordiamo con commozione, e con noi lo ricordano gli italiani, il pellegrinaggio spontaneo di migliaia e migliaia di cittadini all'Altare della Patria in un giorno di lutto e di dolore. Venivano da ogni parte della Penisola. Sfilarono fino a notte inoltrata per testimoniare i loro sentimenti di umanità e di italianità. La mattina del 13 novembre il Vittoriano offrì uno spettacolo inaspettato e struggente: la scalinata ricoperta da un mare di fiori. Idealmente in quel momento tutta l'Italia era lì, si trovò intorno a quel monumento, unita da un senso di dolore e di legittimo orgoglio". "La memoria di Nassiriya - ha proseguito Fini - è una memoria che impegna il nostro Paese a fornire ancora il suo contributo all'opera di costruzione della pace e della stabilità nel mondo. In questo senso, come ha ricordato il Presidente Napolitano celebrando il 4 Novembre, dobbiamo rendere omaggio alle nostre Forze Armate per 'l'impegno che pongono, con spirito di sacrificio e intelligenza, al di fuori del suolo italiano, al servizio di missioni per la pace e la sicurezza internazionalé. "Non possono esserci né stabilità né prosperità - ha aggiunto Fini - se i diritti umani sono calpestati e se la libertà è minacciata dal terrorismo. E' con questa consapevolezza che dobbiamo oggi onorare il sacrificio di quei martiri, unendo nel ricordo tutti gli italiani che in questi anni hanno offerto la loro vita per garantire la pace".
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''Quello che e' avvenuto ieri, il picchetto davanti all'aeroporto, non potra' piu' avvenire, cosi' come non dovra' piu' avvenire lo sciopero selvaggio, perche' e' una violazione della legge''. Lo ha detto il ministro dell' Interno, Roberto Maroni, interpellato a Varese sulle proteste di alcune sigle sindacali di Alitalia, a margine del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza. Ci troviamo di fronte, ha sostenuto Maroni, ''a comportamenti illegali che noi intendiamo contrastare per garantire i cittadini e i loro diritti, in primo luogo quello di muoversi''. Il ministro, rispondendo a una domanda, ha detto comunque di ''non credere che verranno occupati gli aeroporti, non potranno essere occupati''. MATTEOLI, CI SONO ANCHE NORME PENALI ''Spero che la precettazione serva, altrimenti si metteranno nella completa illegalita' e allora ci sono norme anche di ordine penale''. Lo afferma il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli, parlando a 'Panorama del giorno' di Canale 5, degli scioperi di base dei dipendenti Alitalia scattati ieri all'improvviso. ''Il governo non consentira' - ha proseguito il ministro - che una sigla sindacale autonoma possa paralizzare gli aeroporti e soprattutto non consentira' che una sigla possa mettere il veto ad una societa' che vuole investire e che salva 12.600 posti di lavoro con un piano industriale che il governo ha ritenuto apprezzabile''. ''Quando domenica ho letto la comunicazione delle cinque sigle sindacali che annunciavano proteste di vario tipo e chiedevano a Cai di riaprire la trattativa - ha detto ancora - sono rimasto sconcertato perche' per alcune di quelle richieste c'era stato un negoziato che e' durato un mese e si era concluso in un certo modo firmando gli accordi, quindi non ha senso quindi sotto i punti di vista''. A FIUMICINO LUNGHE FILE DOPO NOTTE DI BIVACCHI Ancora lunghe file di passeggeri, fino a 60 metri, bivacchi durati tutta la notte all'aeroporto di Fiumicino. E' lo strascico della giornata caotica di ieri, che ha visto numerosi voli cancellati e tanti viaggiatori penalizzati e infuriati, che ancora stamane non sanno quando potranno partire. Per quanto riguarda l'operativo odierno dei voli, per il momento, non risultano cancellazioni o particolari ritardi. Per tutta la notte centinaia di viaggiatori, molti anche gli stranieri, sono rimasti in coda alle biglietterie Alitalia per cercare di essere riprotetti sul primo volo utile o su destinazioni alternative. Ma ci sono stati anche bivacchi, con giacigli improvvisati sulle panche delle hall, sulle valige, o per terra. Tanta stanchezza unita a tanta rabbia. Carabinieri e polizia hanno tenuto sotto controllo la situazione. C'e' chi ha ingannato il tempo giocando a carte o cantando con la chitarra. Qualcuno e' riuscito a procurarsi delle sedie, riuscendo cosi' a lenire la stanchezza in fila. La stanchezza ha pero' provocato, intorno all'una, anche il malore di un bambino che era in fila con la mamma. Sono intervenuti i sanitari. Tuttora, quindi, ai voli internazionali, la fila di passeggeri e' lunga una sessantina di metri e si prevede che ci vorranno ancora molte ore per smaltirla. Piu' contenuta la fila ai voli nazionali. 19 VOLI CANCELLATI IN SCALI MILANO Nonostante la precettazione, proseguono a Milano gli effetti dello 'sciopero di base' indetto da dipendenti Alitalia: negli scali lombardi, soprattutto a Linate dove vi e' di gran lunga il maggior numero di collegamenti dopo la forte riduzione a Malpensa, sono al momento 19 i voli cancellati della compagnia di bandiera, 12 in partenza e 7 in arrivo. Ne' a Linate ne' a Malpensa si segnalano assemblee o altre agitazioni, solo un buon numero di passeggeri esasperati per la mancanza o il ritardo del proprio volo. La maggior parte delle cancellazioni sarebbe da imputare allo strascico del blocco improvviso di ieri, con diversi aerei Alitalia in uno scalo e gli equipaggi in altri.
ANSA
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Un milione di firme. Tante le adesioni, fino ad oggi, a sostegno del referendum abrogativo sul lodo Alfano - la norma che prevede l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato - promosso da Antonio Di Pietro. Ad annunciarlo è lo stesso leader dell'Italia dei valori che oggi ha fatto tappa a Palermo, accompagnato dal coordinatore dl suo partito, Leoluca Orlando, e da altri parlamentari. "In Sicilia - ha detto Di Pietro - la raccolta di firme si è già risolta il primo giorno, acquisendone cinquecentomila, e a oggi superiamo il milione". La tappa siciliana dell'iniziativa è stata l'occasione per il leader dell'Idv, per ribadire come il suo partito si sia impegnato nella raccolta di firme "non solo per fermare una legge che riteniamo incostituzionale e anche immorale, ma soprattutto - ha sottolineato - per informare i cittadini che, quando a una democrazia togli la rappresentanza del parlamento, l'informazione e il 'controllore' attraverso la giustizia, togli le basi dello Stato di diritto". E al ministro della Giustizia Di Pietro chiede coerenza: "Non può fare come Penelope, che a un certo momento della giornata tesse e poi sfila. Non può fare una norma per rafforzare il 41 bis e poi fare il Lodo Alfano, il Lodo Consolo e le norme sulla riduzione delle intercettazioni telefoniche". L'Italia dei valori, ha aggiunto, "si troverà sempre d'accordo ogni volta che vengogno prese misure contro la mafia. Ma ad Alfano chiediamo coerenza su tutti i temi: non si può fare una legge di bandiera e su tutto il resto mettere la 'monnezza' sotto il tappeto". Il leader dell'Italia dei valori ha espresso soddisfazione per il riscontro ottenuto dall'iniziativa, intorno alla quale "è nato un movimento di opinione, formazione e informazione, attraverso il quale i cittadini stanno dando un giudizio di valore sul modello di governo". Ieri l'iniziativa ha fatto tappa a Torino, dove finora sono state raccolte ottomila firme, 22mila in tutta la provincia. "E l'Italia dei valori si prepara a raddoppiare - ha detto Di Pietro - aderendo alla raccolta di firme contro la legge Gelmini: le riforme che riguardano il futuro dei giovani si fanno con la condivisione, non con colpi di mano". (LR)
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Nell'ambito delle riforme costituzionali bisogna ripartire dalla cosiddetta 'bozza Violante' approvata nella scorsa legislatura dalla commissione Affari Costituzionali della Camera. Lo hanno sottolineato il presidente della Camera Gianfranco Fini e l'ex vicepremier Massimo D'Alema dal palco del convegno delle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei su federalismo e riforme costituzionali. "Nella scorsa legislatura - ha sottolineano Fini - in commissione fu approvato un testo di riforma con una serie di ritocchi dai quali sarebbe sbagliato non ripartire". E D'Alema si è detto decisamente d'accordo. A valutare i decreti attuativi del ddl sul federalismo fiscale sia una commissione bicamerale. Lo chiedono Fini e D'Alema. "Non credo che i decreti delegati - sottolinea Fini - possano essere valutati per il parere da sei commissioni: sarebbe un non parere". Piuttosto, suggerisce Fini, "penso a una commissione bicamerale finalizzata all'esame dei decreti e mi auguro che ci sia un emendamento in questo senso nell'ambito del dibattito parlamentare sul ddl". D'accordo D'Alema che assicura: "Certamente noi presenteremo un emendamento per una commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale e la Carta delle autonomie".
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La RdB-CUB Pubblico Impiego ha proclamato per il prossimo 5 dicembre lo sciopero nazionale dei lavoratori della Giustizia. L'astensione - dice una nota - sarà preceduta da un mese di iniziative di lotta in tutta Italia. "Alla mancata progressione di carriera, alla riduzione delle piante organiche, alle insostenibili condizioni di lavoro, al blocco dei trasferimenti, alla insalubrità e poca sicurezza dei posti di lavoro e ai danni derivanti dalla legge 133 - spiega Pina Todisco, della direzione nazionale - si è aggiunta la beffa del protocollo d'intesa firmato il 30 ottobre scorso da alcune organizzazioni sindacali. Da questo protocollo, che la RdB-CUB non ha sottoscritto, deriva un ridicolo aumento di circa 6,5 euro netti medi pro capite mensili per il 2008, e per il 2009 di circa 39 netti, comprensivi degli 6,5 Euro del 2008". "Nessuno si aspetti di poter devastare la Pubblica Amministrazione senza reazione da parte dei lavoratori - sottolinea la sindacalista -. Di fronte al dissolvimento del servizio a scapito di tutta la collettività i lavoratori della Giustizia non rimarranno inerti ed aderiranno in gran numero allo sciopero del 5 dicembre". In vista dello sciopero, già dalla prossima settimana la Rdb-Cub ha indetto una serie di iniziative: a Roma, dal 10 al 14 novembre si terrà un presidio quotidiano davanti al Ministero della Giustizia, a cui seguiranno i presidi davanti alle sedi giudiziarie di Napoli e Busto Arsizio (18 novembre), Torino (19 novembre), Bari (20 novembre) Palermo (21 novembre). Assemblee di tutti i lavoratori giudiziari si svolgeranno a partire dall'11 novembre in varie città d' Italia e dal 1 al 4 dicembre sono in programma assemblee in tutti gli uffici giudiziari della capitale. (ANSA).
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Ancora proteste e cortei in molte citta' italiane contro le politiche del governo sull'Universita'. Incidenti a Roma alla stazione Ostiense tra le forze dell'ordine e i manifestanti. Nel corso degli scontri è rimasto ferito un giovane, colpito alla testa. Altre persone sono rimaste invece contuse, tra questi un poliziotto e una giornalista. Alcuni manifestanti denunciano di essere stati colpiti "dalle manganellate della polizia". La polizia sostiene di non aver "effettuato nessuna carica contro gli studenti". E' quanto viene riferito dalla questura di Roma a proposito degli scontri tra le forze dell'ordine e i manifestanti. La questura, inoltre, ha sottolineato che "verso la fine della manifestazione un migliaio di studenti, invece, di dirigersi verso l'università come pattuito con i dirigenti dell'ordine pubblico, ha tentato di bloccare la circolazione ferroviaria alla stazione Ostiense. Le forze dell'ordine -hanno aggiunto dalla questura- hanno schierato un contingente, in numero ridotto rispetto ai manifestanti, davanti all'ingresso della stazione". Da quel momento, precisa la questura, 'i manifestanti hanno lanciato bottiglie ed altri oggetti verso gli agenti che hanno respinto il corteo. Numerosi sono stati gli agenti feriti''. Gli studenti avevano tentato di occupare i binari correndo verso un'entrata laterale ma sono stati caricati dalla polizia ai cancelli. Subito dopo i manifestanti hanno lanciato bottiglie di vetro e oggetti contro le forze dell'ordine. Al momento piazzale Ostiense è presidiato dalla polizia. Gli studenti sono partiti dall'Università La Sapienza di Roma, in marcia per protestare contro i tagli. Una foto di Papa Ratzinger con i baffetti alla Hitler e una croce uncinata al posto del crocefisso. Anche questa immagine sfila nel corteo degli studenti a Roma: una foto del pontefice ritoccata col pennarello nero posta sul parabrezza di un furgone che apre uno dei tanti spezzoni della manifestazione. Gli studenti sono decisi a bloccare i ponti sul Tevere e a bloccare il traffico già pressoché paralizzato dai tre cortei ormai diventati un'unica manifestazione. Tra gli striscioni, le scritte 'Noi la crisi non la paghiamo' e 'Questa e' l'onda che non si cavalcà. Diversi cori sono stati indirizzati dai manifestanti al premier Silvio Berlusconi, al ministro Gelmini, a Tremonti e contro le banche. E contro le banche sono state anche fatte 'iniziative' di protesta. Decine di lanci di uova marce contro la banca Carim a via Cavour sono state lanciate dagli studenti durante il corteo. Dopo avere attaccato slip di carta e slogan sulle vetrine della banca, alcuni studenti hanno gridato slogan contro le banche come "Non vogliamo dare soldi pubblici alle banche, vergognatevi", poi è cominciato il lancio di uova. Subito dopo il direttore della banca è uscito per togliere gli striscioni e pulire la facciata commentando: "Sono incivili, io lavoro come gli altri. Se lo Stato prende le decisioni io le rispetto". A Termini un piccolo gruppo di studenti di destra aderenti a Blocco studentesco ha tentato di infiltrarsi nel corteo di studenti delle scuole superiori. Tre giovanissimi si erano uniti al corteo sfoggiando svastiche sulle magliette e caschi, ma sono stati cacciati via dagli stessi studenti che hanno gridato in coro "fuori". MILANO:"Siamo 60 mila", lo ha affermato dal palco di piazza Duomo, dove si sta concludendo la manifestazione milanese, il segretario regionale lombardo della Cgil funzione pubblica Vincenzo Moriello. In piazza Duomo è giunto anche un piccolo spezzone del corteo degli studenti universitari, che protestavano in città. TORINO: tensione a Chivasso, al termine di un corteo studentesco di protesta: una cinquantina di ragazzi ha cercato di entrare in un liceo dove si stava facendo lezione, dopo l'intervento dei carabinieri la situazione è tornata calma. NAPOLI - Corteo degli studenti medi e universitari campani che protestano contro i decreti Gelmini. Sono migliaia i manifestanti, forti disagi per gli automobilisti. Alla testa del corteo uno striscione con la scritta: "Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città". Diversi gruppi stanno affiggendo all'ingresso della sede dell'agenzia di lavoro interinale Adecco e della sede regionale della Corte dei conti in via Marina dei manifesti con sopra scritto: "Attenzione, generatore di crisi". I manifestanti hanno transennato simbolicamente l'accesso ai due edifici con nastri bianchi e rossi, affissi anche all'ingresso dell'università Federico II. Nel corteo ci sono dei trampolieri che riproducono l'allegoria di "Alice nel paese delle meraviglie" con riferimento ironico alla situazione finanziaria. PISA - E' durata circa un'ora e mezzo l'occupazione di cinque binari della stazione di Pisa da parte di 300 studenti, universitari e medi, nell'ambito della mobilitazione contro i tagli all'Università. La protesta, iniziata alle 10,45, si è conclusa intorno alle 12.15. Nel corso della manifestazione disagi al traffico ferroviario, con ritardi vari, ma nessun problema di ordine pubblico. I fumogeni sono stati accesi, è stato precisato, all'esterno della stazione. Alla stazione erano presenti polizia e carabinieri. L'occupazione alla stazione era stata fatta anche per ottenere un colloquio con responsabili delle Ferrovie al fine dell'organizzazione per la trasferta a Roma in occasione della manifestazione del 14 novembre nella capitale. Secondo quanto emerso, dopo anche una mediazione della polizia, un incontro sarebbe stato fissato per i prossimi giorni per discutere della questione. MACERATA - Prosegue la mobilitazione contro la legge 133. A Macerata studenti delle superiori e dell'Assemblea permanente No133, hanno dato vita a un corteo che da Piazza Pizzarello si é snodato per le vie del centro. Duemila, secondo fonti studentesche, i partecipanti; un'assemblea in strada ha creato disagi alla viabilità rallentando il traffico per circa un'ora. Domani manifestazioni - in vista di quella nazionale del 14 novembre a Roma - sono previste a Pesaro e a Senigallia. Ad Ancona, lezione all'aperto questo pomeriggio, a Piazza Roma, con un seminario sulla "Riforma bonsai". CAGLIARI - Un corteo di 5000 studenti universitari e delle Medie superiori per le vie di Cagliari. La manifestazione aperta da studenti che, ispirandosi alla canzone dei Pink Floyd The wall, indossano maschere bianche e recano uno striscione con la scritta ironica (in inglese) "Non ci serve l'istruzione". COSENZA, CATANZARO E REGGIO - Manifestazioni di protesta degli studenti universitari e delle scuole medie superiori sono in corso a Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria. A Cosenza il corteo degli studenti è aperto da uno striscione con la scritta "Noi la crisi non la paghiamo". A Cosenza sono giunte anche delegazioni di studenti universitari di Messina, Potenza e Reggio Calabria. "Stiamo partecipando molti docenti dell'ateneo - ha detto il preside della facoltà di Lettere dell'Unical, Raffaele Perrelli - Lo scopo principale è quello di arginare la politica del governo sia in tema di tagli che di trasformazioni delle fondazioni. E' importante la nostra presenza accanto agli studenti". A Catanzaro gli studenti dell'Università Magna Grecia e delegazioni delle scuole medie superiori stanno partecipando ad un corteo che sfilerà per le vie principali del capoluogo calabrese. A Reggio Calabria, a causa della pioggia delle scorse ore, gli studenti hanno deciso di trasformare il corteo in un Sit-In in corso nei pressi del lungomare. PALERMO - Una ventina di studenti del comitato "No Gelmini", che hanno dato vita ad un corteo partito dalla cittadella universitaria, sono riusciti a entrare all'interno dell'atrio del rettorato di Palazzo Steri a Palermo. Una occupazione simbolica, seguita da un centinaio di manifestanti rimasti all'esterno del cancello. I promotori dell'iniziativa sono gli stessi che ieri avevano fatto irruzione a un convegno a Palazzo dei Normanni, con la partecipazione di alcuni rettori italiani, esponendo uno striscione contro la legge 133. Uno studente aveva anche ottenuto di prendere la parola per illustrare i motivi della protesta.
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