Video Regione Sicilia

Ultimo aggiornamento: 15/06/2010 alle ore 11:37
Maggiori controlli digitali negli Usa
Active ImageLa Nona Sezione della Corte Federale d'Appello degli Stati Uniti ha stabilito la legittimità, da parte degli agenti di servizio alle frontiere, di sottoporre a controllo il contenuto elettronico dei computer portatili, hard disk, telefoni cellulari e macchine fotografiche dei passeggeri ritenuti sospetti. La notizia trova eco su diversi siti in Rete, come TechRepublic, Pc World, Daily Breeze, che riprendono quanto diffuso dall'agenzia Reuters. Il precedente risale a qualche anno fa, quando tal Michael Arnold, di ritorno dalla Filippine, era stato bloccato dal personale dell'aeroporto di Los Angeles: durante la perquisizione, i doganieri avevano individuato sul suo laptop delle immagini pedopornografiche, subito confiscate per il proseguimento delle indagini. Nonostante l'uomo abbia fatto ricorso in appello, la sentenza pronunciata dal tribunale statunitense conferma la liceità di tali ispezioni, equiparando i dispositivi di archiviazione digitale a borse, valigie e portafogli. (la stampa)
 
Italia: in arrivo la prima biobottiglia
Active ImageDopo gli ottimi risultati della sperimentazione, sarà presto in vendita la prima bottiglia di acqua minerale realizzata con "Ingeo" una plastica naturale derivata al 100% dalle piante. Sarà Sant'Anna, marchio di Fonti di Vinadio, azienda a capitale interamente italiano, a mettere in commercio, prima assoluta in Italia e prima al mondo rivolta al mass market, un'acqua minerale che utilizza una bottiglia realizzata interamente con una rivoluzionaria plastica naturale che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anzichè dal petrolio. L'imprenditore Alberto Bertone, CEO e Presidente di Fonti di Vinadio, sta definendo gli ultimi accordi con la grande distribuzione per la commercializzazione della biobottiglia. Oltre ai contatti con il mercato italiano, dove il marchio Sant'Anna è leader, si sta costruendo una piattaforma di lancio all'estero. «L'impiego di risorse annualmente rinnovabili, anzichè del petrolio, per produrre questa plastica naturale - spiega Alberto Bertone - riduce la dipendenza dai combustibili fossili e, grazie a processi manifatturieri più sostenibili, contribuisce all'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica, la causa principale dell'effetto serra. Sostituendo il petrolio con una risorsa rinnovabile di origine vegetale, si impiega il 67% di combustibili fossili in meno rispetto alle plastiche tradizionali.»
 
Attenti alle e-mail
Active ImageSate attenti a sparlare dei colleghi via mail, ammonisce la Cassazione. Chiunque nascosto dietro al monitor alludesse e parlottasse, quindi affidasse alla tastiera veleni contro il vicino di scrivania, rischia la querela. Peccato, la posta elettronica aziendale in realtà ha questo straordinario potere consolatorio. Il giro della maldicenza può essere alimentato in maniera fulminea affidando l'invettiva digitale in copia per tutti, meno naturalmente la vittima di turno. Adesso però non si può più, è sconsigliabile diffondere sulla Rete interna di un'azienda il venticello della calunnia, soprattutto quando l’interessato non è in indirizzo. Lo spirito della sentenza si poggia sulla certezza che, prima o poi, qualcuno dei confidenti girerà la mail calunniosa al diretto interessato dalle chiacchiere digitali. Quindi il reato è, a tutti gli effetti, paragonabile all'ingiuria, e chi si sentisse offeso può querelare il collega che ha iniziato la catena delle missive. Forte di questa convinzione la Cassazione ha accolto il ricorso di Amelia, impiegata di Bassano del Grappa. Qualcuno dei colleghi aveva avuto da dire su una sua presunta disinvoltura nell’usufruire dei congedi parentali. La storia è banale: ovunque ci siano donne che debbano conciliare lavoro e figli c'è sempre un collega acido che rimprovera il loro scarso stakanovismo. Questa volta però Gino, anziché farne argomento di discussione davanti alla macchinetta del caffè, ha fatto lo sbaglio di criticare il comportamento di Amelia in una mail: la collega aveva la «sfacciataggine» di trascurare il lavoro dato che «abusava dei congedi parentali». Naturalmente Gino, nel suo zelo di difesa del rigore professionale, aveva trascurato l'eventualità che qualcuno dei destinatari dello sfogo si potesse prendere la briga di stamparlo su carta e farlo scivolare nel cassetto di Amelia. Lei, sentendosi offesa, ha querelato lo zelante Gino. Sia in primo sia in secondo grado l'uomo era stato assolto perchè il fatto non sussiste. Ma la Cassazione ha deciso di riaprire il caso. Ora Gino rischia una condanna penale, oltre a dover pagare un risarcimento ad Amelia. Per i giudici «trattandosi d’ingiurie epistolari, anche se lo scritto è stato inviato a persone diverse dall’offeso, il delitto si perfeziona a condizione che l'agente, all'atto dell’invio, abbia avuto indubbia consapevolezza che lo stesso sarebbe stato comunicato all'offeso». Vale a dire che anche una mail, considerata finora un messaggio etereo, quindi meno compromettente di parole scritte su carta o pronunciate direttamente, ha assunto un valore concreto. D'altronde lo scambio di missive elettroniche è ormai entrato nell’uso comune per un'infinità di categorie professionali, non si può più pensare che circoli solo in ambiti ristretti e che la diffusione dei suoi contenuti sia limitata. Non solo dev’essere considerato un documento reale a tutti gli effetti un messaggio di posta elettronica certificata, che dal 2004 per decreto del Consiglio dei ministri - proposto dall’allora ministro all'Innovazione, Lucio Stanca - ha valore legale a tutti gli effetti. Adesso anche una mail, scritta a volte sopra pensiero, a volte quasi per gioco, potrebbe diventare una prova di cui potremmo essere chiamati a rispondere penalmente.
 
Passo avanti sul metabolismo umano
Active ImageIl nostro metabolismo, cioè l'insieme delle reazioni biochimiche con cui funziona il nostro corpo, differisce da popolo a popolo in base a dieta, Dna, ambiente. Grazie ad uno studio diretto da Jeremy Nicholson dell'Imperial College di Londra, oggi è possibile leggere questi connotati su speciali "mappe geografiche", che saranno utili per scovare i fattori di rischio per molte malattie, diversi nelle varie regioni del mondo. Pubblicato sulla rivista Nature, lo studio ha coinvolto in tutto il mondo 4630 persone, 17 popolazioni di individui tra 40 e 59 anni in Cina, Giappone, Gran Bretagna ed USA. È emersa anche l'esistenza di differenze geografiche del metabolismo tra individui di una stessa popolazione che abitano lontano tra loro, come persone del Nord e Sud della Cina, o Americani del Texas e di New York. Dopo genomica (ricerca sul Dna) e proteomica (sull'assetto proteico completo di ogni individuo), l'ultima frontiera in campo biomedico è rappresentata dalla "metabonomica": tracciare, probabilmente con un semplice test delle urine, la carta d'identità metabolica di ciascuno, per personalizzare al massimo diagnosi e terapie. Infatti a seconda del proprio metabolismo - con cui si intende per esempio la capacità di assimilare cibi o principi attivi di farmaci, di purificarsi dalle tossine e di rispondere alle sollecitazioni dell'ambiente esterno - ognuno reagisce diversamente ai farmaci ed è più o meno esposto a malattie. Gli esperti hanno messo nero su bianco le differenze metaboliche dei vari popoli esaminati utilizzando un dettagliato esame delle urine e trovato carte d'identità metaboliche diverse non solo di paese in paese ma anche, nei paesi grossi, tra regioni interne tra loro distanti. «Abbiamo scoperto per esempio - scrivono gli autori su Nature - che il "metabonoma" di individui dell'Asia orientale è molto diverso da quello di occidentali. La composizione metabolica dei campioni esaminati, cioè, risulta caratteristica di ogni regione e ciò di certo dipende da differenze ambientali, abitudini alimentari dissimili, diversa predisposizione a certe malattie. Queste informazioni, concludono, saranno utilissime a comprendere la distribuzione geografica di malattie e fattori di rischio.
 
GSM: un pianeta connesso
Active ImageHanno superato i tre miliardi le utenze mondiali alle reti mobili Gsm, pari a poco meno della metà della popolazione della terra. A darne l'annuncio è la Gsm Association (Gsma), l'associazione che rappresenta oltre 700 operatori di telefonia mobile Gsm in 218 paesi, sottolineando che nel mondo il tasso di crescita attuale è di 15 nuove utenze al secondo, 1,3 milioni al giorno. Secondo le rilevazioni Gsma, il mercato 2G più grande è attualmente la Cina, che vanta 509 milioni di utenze e una crescita di oltre 7 milioni di connessioni al mese. Seguono l'India, con 193 milioni e un incremento di 6 milioni al mese, la Russia a quota 178 milioni e il Brasile, con 93 milioni di connessioni. «La crescita delle comunicazioni mobili continua ad aumentare, soprattutto nei mercati emergenti, da cui oggi proviene l'85% delle nuove connessioni», afferma Rob Conway, Ceo della Gsma. «Il roll-out dei servizi mobili a banda larga, che offrono Internet ad alta velocità e accesso ai 'rich medià, è in atto e al momento attivo in 73 Paesi», ha aggiunto Conway. «La banda larga mobile apre una nuova era per il nostro vasto ecosistema, un ecosistema che sta portando ragguardevoli benefici sociali ed economici alle persone, alle imprese e alle economie in tutto il mondo». Il superamento dei tre miliardi di connessioni di telefonia mobile è stato raggiunto ieri pomeriggio, a 17 anni dal lancio della prima rete Gsm, nel 1991. Il traguardo del miliardo era stato raggiunto quattro anni fa, mentre i due miliardi di utenze Gsm si sono registrati nel 2006.
 
E' italiano il farmaco anti HIV
Active ImageÈ tutto italiano il nuovo farmaco contro l’Aids: fa parte della classe degli inibitori dell’integrasi e si chiama Isentress (raltegravir). Il farmaco, da oggi in commercio anche in Italia, è basato su una molecola che è stata scoperta a Pomezia dai ricercatori dell’Irbm, l’Istituto Ricerche di Biologia Molecolare "Pietro Angeletti". Italiani i ricercatori, “made in Italy” il prodotto e italiano anche il primo paziente che si è sottoposto al trattamento a base di raltegravir, che inibisce l’enzima chiave per la replicazione dell’Hiv, abbassando rapidamente la carica virale e portandola al di sotto delle 50 copie/ml, alzando notevolmente la conta dei linfociti senza però presentare gli effetti collaterali normalmente correlati alla somministrazione di terapie antiretrovirali. Il nuovo farmaco, per la prima volta, blocca l’integrasi che, insieme alla trascrittasi inversa e alla proteasi, è uno dei tre enzimi necessari alla riproduzione e alla propagazione del virus all’interno delle cellule umane. Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’Irbm di Pomezia, è orgoglioso dell’italianità della scoperta: «L’Irbm conta più di 200 ricercatori, prevalentemente italiani, molti dei quali con esperienze di studio e professionali all’estero, di età media compresa fra i 30 e i 35 anni e con una maggioranza del 52% di donne. La nostra ricerca era incentrata - racconta - sullo studio di un importante enzima bersaglio per l’epatite C che presenta caratteristiche del tutto simili a quelle di un bersaglio enzimatico dell’Hiv: l’integrasi, appunto. Anche i laboratori americani lo stavano studiando e, quindi, abbiamo cominciato a collaborare come se fossimo un unico laboratorio. Abbiamo così portato avanti studi su più molecole, selezionando poi la “candidata migliore”. Ma non è finita perché, con ulteriore soddisfazione, quello che oggi è diventato un farmaco è il prodotto di una molecola generata all’origine proprio nel nostro Irbm». I risultati della sperimentazione di fase III della molecola, effettuati su un paziente italiano, hanno dimostrato che raltegravir, rispetto a pazienti di un gruppo placebo, associato ad altri farmaci contro l’Hiv, possiede un’attività antivirale di gran lunga più potente rispetto alle terapie combinate sinora somministrate. I farmaci, inoltre, per essere efficaci, devono essere metabolizzati. «Uno dei meccanismi per garantire questo risultato è la loro ossidazione, demolizione ed eliminazione - aggiunge Ciliberto - Risultato che si ottiene tramite un sistema chiamato boost, che comporta la contemporanea somministrazione del farmaco antiaids insieme ad un altro farmaco, il ritonavir, per assicurare il mantenimento di alti livelli plasmatici del medicinale nell’organismo. Ma tutto ciò, se da una parte comporta maggiore efficacia della terapia, dall’altra provoca seri effetti collaterali. Raltegravir, invece, non necessita del sistema boost perché è metabolizzato con un altro meccanismo di detossificazione, meglio tollerato dall’organismo». Hiv e Aids hanno ucciso più di 25 milioni di persone in tutto il mondo e a tutt’oggi sono circa 35 milioni quelle che convivono con il virus. Solo nel 2007 sono stati circa 2 milioni e mezzo i casi di nuove infezioni. «È di gran lunga cambiato il target del paziente che scopre di avere l’Aids. Non è più un tossicodipendente o un omosessuale, ma sempre più spesso una persona di 40 anni, eterosessuale, che arriva tardi alla diagnosi perché ritiene di non aver avuto rapporti a rischio - spiega Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) - E questo costituisce un problema terapeutico perché spesso la malattia è in uno stadio così avanzato da essere difficilmente curabile. Oggi, grazie a nuovi farmaci come quello che viene presentato oggi, siamo in grado di “recuperare” anche questo tipo di pazienti».
 
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