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Sulla Terra, quando il cielo è azzurro, nell’aria c’è poca umidità. Quando il cielo è bianco, ce n’è molta. Ma meno di quanto di solito si crede. Se tutta l’acqua sospesa nell’atmosfera precipitasse al suolo, coprirebbe la superficie terrestre con uno strato spesso appena due centimetri. Questa, però, è una quantità di acqua enorme rispetto a quella che è rimasta nell’atmosfera di Marte. Se questa precipitasse, coprirebbe quel pianeta con un velo spesso appena 10 millesimi di millimetro. Eppure le sonde americane ed europee hanno fornito molte prove del fatto che ci fu un tempo in cui Marte era ricco di acqua. Dove è finita? Probabilmente si è infiltrata nel sottosuolo, dove forma del pemafrost, un miscuglio di ghiaccio e terriccio. Ma mentre il permafrost terrestre è abbastanza superficiale, quello di Marte si nasconde in profondità. E’ l’ultima scoperta della navicella americana “Mars Reconnaissance Orbiter”. Il radar SHARAD di questa missione della NASA ha fornito immagini della stratigrafia del polo nord di Marte e i risultati compaiono sull’ultimo numero della rivista “Science” sotto il titolo “Mars North Polar Deposits:Stratigraphy, Age and Geodynamical Response”. Ne sono autori astronomi statunitensi e italiani, tra i quali anche il responsabile scientifico del radar, Roberto Seu, ricercatore dell’Università di Roma. Roberto Seu ha analizzato i dati di SHARAD, un radar tutto italiano, voluto e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Questo strumento, concepito dal gruppo di Giovanni Picardi, è stato progettato e costruito in cooperazione con l’industria leader nel campo spaziale, la Thales Alenia Space Italia. Le sue caratteristiche consentono di “vedere”, utilizzando le radiofrequenze, anche sotto la superficie di Marte. Geologi e planetologi concordano nel ritenere che il polo nord di Marte sia un immenso bacino sedimentario che custodisce i risultati di circa 3 miliardi di anni di depositi ed erosioni di ghiacci, polveri lava e altri materiali. Questo accumulo di sedimenti è stato per la prima volta osservato in profondità, fino ad alcune centinaia di metri, con il radar SHARAD. “Gli strati sono formati da miscele di ghiaccio e polvere in frazioni diverse. L’analisi di questi strati ha portato a diversi risultati importanti che hanno consentito di migliorare le conoscenze sulla climatologia di Marte e quindi sulle variazioni dell’obliquità e dell’eccentricità orbitale del pianeta che avrebbero avuto cicli lunghi qualche milione di anni”, dice Roberto Seu. Dalla misura della flessione dello strato roccioso, su cui poggiano gli strati di ghiaccio e polvere e causata proprio dal loro peso, è stato possibile stimare la viscosità del mantello e quindi la produzione di calore più in profondità. In particolare, si è trovato che la litosfera di Marte sarebbe molto più spessa e rigida di quanto si è creduto sino ad oggi. Ciò significa che le condizioni per trovare acqua in forma liquida, e quindi le condizioni perché possa esistere qualche forma di vita, dovrebbero trovarsi a profondità maggiori di quanto ci si aspettasse qualche anno fa. Un pozzo su Marte potrebbe trovare acqua solo se fosse profondo parecchie centinaia di metri. SHARAD è operativo dal novembre 2006. “La quantità e qualità delle osservazioni degli strumenti di bordo, e in particolare di SHARAD – dice Flamini, responsabile ASI del programma – sono andate oltre ogni aspettativa e stanno convincendo la NASA ad approvare l’estensione della missione sino alla fine del 2010 e forse oltre”. Insieme a SHARAD sta operando intorno a Marte, questa volta a bordo della sonda Europea Mars Express, anche un altro radar italiano: MARSIS, di cui è responsabile scientifico Giovanni Picardi. MARSIS è stato realizzato in cooperazione tra ASI e NASA. I due radar sono complementari in termini di profondità di penetrazione sotto la superficie del pianeta rosso. Un’altra scoperta di giornata viene dalla navicella europea “Venus Express”: i suoi strumenti hanno individuato nell’atmosfera del pianeta Venere la molecola dell’ossidrile, costituita da un atomo di ossigeno e uno di idrogeno. Possiamo pensare all’ossidrile come al precursore dell’acqua, sostanza che si ottiene agganciando all’ossidrile un altro atomo di idrogeno. L’ossidrile è una molecola molto reattiva ma difficile da osservare. La sua scoperta è importante per capire meglio l’atmosfera e l’ambiente di Venere. Lo strato di atmosfera venusiana dove l’ossidrile è stato osservato è spesso appena 10 chilometri e si trova a 100 chilometri dal suolo del pianeta. Ultima notizia, questa volta dal pianeta Terra: il 15 maggio è stata installata sulla cima dell’Everest la prima stazione meteo permanente. Trasmetterà via radio dati di grande interesse per la conoscenza della nostra atmosfera. La pressione rilevata quando è entrata in funzione è di 382 millibar, da confrontare con i 1013 che si registrano in media al livello del mare. Gli altri parametri rilevati alle 16 ora locale durante la connessione automatica sono: temperatura -17°C, umidità 41,3%, vento a 12.8 metri secondo, radiazione solare 711.9 watt per metro quadrato, ultravioletti canale A 30,4 watt per metro quadrato.
(L.S.)
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Due miliardi di alberi piantati in solo 18 mesi quando l’obiettivo iniziale era della metà: il grande successo raccolto dalla campagna internazionale del Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep), lanciata nel 2006, ha spinto l’organizzazione ha alzare il traguardo a 7 miliardi di alberi da piantare entro la fine del 2009. Lo riferisce l’agenzia Misna. La data è stata scelta in concomitanza con l’avvio a Copenaghen dell’importante conferenza dell’Onu sull’ambiente per aggiornare gli obiettivi contro il surriscaldamento del globo fissati dalla Conferenza di Kyoto. «Nessuno poteva immaginare che un successo così veloce. È stata superata ogni previsione», ha detto Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep che promuove l’iniziativa insieme al Centro agroforestale mondiale (Icraf). L’idea di coinvolgere amministrazioni pubbliche, comunità, associazioni, scuole fino ai singoli individui per piantare alberi in tutto il mondo è stata ispirata dal ’Kenya green belt movement’, che ha fatto guadagnare alla sua fondatrice, l’ecologista keniana Wangari Maathai, il primo Nobel per la pace, ed è sempre lei la promotrice della campagna Unep. Tra le nazioni che hanno aderito al programma la più ecologica è stata l’Etiopia dove sono stati piantati 700 milioni di alberi, seguita dalla Turchia con 400 milioni e dal Messico con 250 milioni e poi dal Kenia con 100 milioni.
(L.S.)
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Oltre 15 milioni di ipertesi in Italia ma almeno 3-4 milioni non sanno di esserlo e circa un miliardo e mezzo di malati nel mondo. Risultato: ogni anno muoiono 240.000 persone in Italia e 7.600.000 nel mondo. Sono i dati diffusi in occasione della IV Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa promossa in tutto il mondo dalla World Hypertension League il 17 maggio prossimo che ha come tema centrale quest’anno, l’automisurazione della pressione arteriosa. La Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa il cui presidente è il prof. Bruno Trimarco, Responsabile del Dipartimento di Prevenzione Cardiovascolare di Medicina Clinica e Scienza Cardiovascolari e Immunologiche dell’Università «Federico II» di Napoli, aderirà all’importante evento promuovendo sul territorio nazionale iniziative di informazione e sensibilizzazione dei cittadini sul tema dell’ipertensione arteriosa e delle malattie ad essa correlate. Nella maggioranza dei pazienti la causa dell’elevazione pressoria è sconosciuta mentre sono noti alcuni fattori, oltre all’età, che aumentano la probabilità di essere ipertesi o di diventarlo: sovrappeso od obesità, eccessivo consumo di sale, stress, uno o entrambi i genitori ipertesi, uso di farmaci che possono innalzare la pressione (pillola contraccettiva, decongestionanti nasali, corticosteroidi). Ecco quindi alcuni consigli su come prevenire l’ipertensione: evitare i cibi salati e non usare il sale a tavola, fare attenzione a non ingrassare, limitare il consumo di alcol, fare attività fisica regolare, ridurre lo stress. È preferibile poi mangiare pesce e verdura, evitare i cibi ricchi di grassi animali e di colesterolo, non fumare, limitare il consumo di caffè. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Ministero della Salute, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e si svolgerà sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica In circa 60 capoluoghi di provincia ed in numerose altre località minori, con il supporto della Croce Rossa Italiana verranno allestite delle postazioni per offrire alla popolazione l’opportunità di un controllo gratuito della pressione arteriosa; in quelle sedi sarà anche possibile avere indicazioni importanti su come effettuare in modo corretto la rilevazione della pressione al proprio domicilio. La stessa opportunità verrà offerta all’interno di numerosi Centri Ospedalieri per l’Ipertensione Arteriosa, aperti per l’occasione senza necessità di prenotazione, e nelle molte Farmacie che hanno deciso di aderire all’iniziativa, grazi al supporto della FOFI (Federazione Ordine Farmacisti Italiani).
(L.S.)
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Attenzione a usare il telefonino di sera, potreste non riuscire a chiudere occhio. I campi elettromagnetici dei telefoni cellulari interferirebbero con le onde cerebrali, favorendo disturbi come l’insonnia. La conferma arriva da due studi internazionali che mettono in guardia circa gli effetti derivati dall’esposizione ai telefonini. Il primo studio è stato condotto dal ricercatore Rodney Croft del Brain Science Institute alla Swinburne University of Technology di Melbourne in Australia: sono state monitorate le onde cerebrali di 120 uomini e donne mentre tenevano un telefono cellulare vicino all’orecchio. La ricerca ha dimostrato che le onde del telefonino hanno l’effetto di incrementare notevolmente l’attività di un particolare tipo di onde cerebrali: si chiamano onde alfa e sono collegate alla distinzione tra lo stato di sonno e quello di veglia. Il secondo studio, condotto da ricercatori della Loughborough University sleep research center in Inghilterra, ha indagato più approfonditamente circa la correlazione tra telefoni cellulari e insonnia. Secondo i test effettuati su un campione di soggetti, durante il dialogo al cellulare verrebbero sollecitati anche altri tipi di onde cerebrali definite onde delta ed anch’esse legate al sonno. I ricercatori inglesi hanno così dimostrato che i soggetti le cui onde delta erano state sollecitate durante l’esperimento, anche ore dopo che il telefono era stato spento, hanno avuto bisogno del doppio del tempo per addormentarsi.
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Due telescopi a disposizione del pubblico per osservare i misteri del sole dalla Cattedrale di Palermo, in compagnia di astronomi dell'Osservatorio astronomico di Palermo. L'appuntamento promosso dall'osservatorio in collaborazione con l'Arcidiocesi, la Cattedrale, l'associazione Specula panormitana e gli Amici dei Musei siciliani, è per dopodomani. Nel salone Lavitrano del palazzo arcivescovile il professore Fabio Reale terrà un breve incontro sul sole, a seguire cominceranno le osservazioni: con i telescopi sarà possibile vedere la fotosfera, la cromosfera e le protuberanze solari e inoltre due sunspotter consentiranno l'osservazione del Sole per proiezione. L'iniziativa è organizzata nell'ambito della IX Settimana nazionale dell'Astronomia.
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