«Contiamo di chiudere entro la fine dell'estate, inizio autunno». Dan Hancock, vice presidente globale di General Motors Powertrain, conferma l'impegno del management per chiudere l'accordo con Magna per la cessione di Opel. I tempi per raggiungere un accordo restano una delle chiavi di volta dell'intesa. Nel comunicato che il primo giugno annunciava l'accordo preliminare non veniva fissata una data per la chiusura dell'accordo vero e proprio, limitandosi a indicare «varie settimane» e specificando che una tempistica non era stata stabilita. Proprio alla fine dell'estate, in settembre, i tedeschi saranno chiamati alle urne per il rinnovo del Bundestag, il parlamento di Berlino. «Ad oggi con Magna abbiamo un memorandum of understanding, non vincolante per nessuna delle due parti», ricorda Hancock, che prima di diventare responsabile globale per i motori del gruppo statunitense è stato a capo della joint venture con Fiat sempre per i motori fino al suo scioglimento nel 2005. «Stiamo lavorando molto duramente, noi e Magna, per trasformarlo in un accordo vero e proprio», spiega ancora il manager. Proprio ieri Magna ha annunciato di aver iniziato la due diligence dei conti della casa tedesca. In una intervista a Reuters Tv, il co-amministratore delegato della compagnia canadese Donald Walker ha anche sottolineato di lavorare a una «completa integrazione» tra le due società. Walker ha anche precisato di lavorare a tutte le questioni riguardanti l'acquisizione di Opel, comprese quelle pensionistiche, che nei giorni scorsi avrebbero causato qualche apprensione nel governo tedesco. A Torino per l'inaugurazione ufficiale del nuovo centro di Gm Powertrain Europe, Hancock preferisce non fare commenti sulle nuove offerte per comprare Opel che sarebbero arrivate a Berlino. «È una cosa che riguarda il governo tedesco», si limita a dire il manager. Hancock preferisce non fare ipotesi in caso di fallimento della trattativa e eventuali riaperture della gara che potrebbero riportare in gioco anche Fiat. «Il nostro obiettivo è adesso quello di firmare un accordo definitivo con Magna, siamo focalizzati su questo», glissa il manager.
Opel intanto continua ad operare in forma «provvisoria». Lunedì dovrebbe riunirsi per la prima volta la direzione della società incaricata di amministrare temporaneamente la società. Il governo tedesco ha scelto come suo rappresentante l'ex numero uno di continental, Manfred Wennemer, come suo rappresentante nel board. La società ha il compito di gestire Opel, di cui detiene il 65%, per il tempo necessario a General Motors (che ha il 35%) di finalizzare l'accordo per la cessione a Magna e alla banca russa Sberbank. La direzione è composta da due rappresentanti di Gm, da due rappresentanti dello stato tedesco ed è presieduta dal presidente della camera di commercio americana in Germania, Fred Irwin.
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Il decreto legge a sostegno del settore automobilistico e che prevede anche sconti fiscali per elettrodomestici e mobili vale oltre due miliardi di euro e tutte le misure scadono il 31 dicembre 2009. La copertura delle risorse necessarie per sostenere le misure del nuovo pacchetto anti-crisi sarà reperita in gran parte utilizzando i fondi della legge 488 che prevede agevolazioni e finanziamenti alle imprese. E' quanto si apprende da fonti governative. Previsto bonus 1500 euro per acquisto euro 4-5. Niente bollo gratis: il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri non prevede lo sconto fiscale sulla tassa automobilistica. Cinquecento euro per la rottamazione di motorini e motocicli Euro 0 e Euro 1 in cambio di una nuova due ruote Euro 3 fino a 400 di cilindrata. E' quanto e' previsto dal decreto legge a favore del sostegno del settore automobilistico approvato dal Consiglio dei ministri. Ci sara' un bonus di 2500 euro per l'acquisto di veicoli commerciali leggeri in cambio della rottamazione di veicoli Euro 0, 1 e 2 immatricolati entro il 1999. E' previsto inoltre un bonus di 1500 euro per auto a metano e idrogeno. E' quanto prevede il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri.
PER ELETTRODOMESTICI E MOBILI SCONTO IRPEF 20% L'acquisto di nuovi elettrodomestici e mobili per la casa sarà sostenuto da uno sconto sull'Irpef del 20%. La spesa massima è di 10.000 euro e vale se legata ad una ristrutturazione edilizia. Si considereranno al proposito le domande di ristrutturazione avviate dal primo luglio 2008. Lo prevede, secondo quando si apprende, il decreto legge varato oggi dal Consiglio dei ministri.
NEL DECRETO ANCHE MISURE PER IMPRESE DEI DISTRETTI Nel decreto legge anti-crisi, varato oggi dal Consiglio dei ministri, sono previste, secondo quanto si apprende, anche misure fiscali di sostegno alle imprese che operano nei distretti industriali. Sarebbero previste anche novità sulle norme che riguardano la rivalutazione dei beni strumentali.
MARCEGAGLIA: FARE DI PIU' PER TUTTO IL SISTEMA - Le misure varate dal governo a sostegno del settore auto e della produzione sono "un passo avanti positivo, ma serve fare ancora di più" a favore di tutto il sistema, delle pmi e di tutti i settori. Lo ha detto la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia a margine dei lavori della Winter University.
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La Borsa di Tokyo chiude gli scambi in forte ribasso del 3,93%, in scia alla chiusura negativa segnata ieri a Wall Street (Dow Jones -2,68%, Nasdaq -3,24%) e ai rinnovati timori degli investitori per le sorti dell'economia Usa. L'indice Nikkei torna sotto quota 9.000 scendendo a 8.876,42 punti, 362,82 in meno della chiusura di ieri.
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La crisi c'è e fa paura. Ma non si rinuncerà a festeggiare il nuovo anno fuori casa. Grazie anche a cenone e veglioni di Capodanno che non solo non dovrebbero registrare aumenti rispetto alla Notte di San Silvestro dell' anno passato ma saranno proposti, in molti casi, a 'saldo'. La Fipe, la federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio, prevede infatti nel 30% dei ristoranti prezzi scontati, "inferiori a quelli del 2007" con una spesa media di 83,50 euro a persona. Vale a dire quasi il 7% in meno del Capodanno 2007. E se la maggior parte degli intervistati - il 56% per l'esattezza, secondo l'indagine Fipe - si dice "condizionata" dalla crisi nelle scelte sulla notte dell'ultimo dell'anno, sono 5,4 milioni gli italiani attesi nei ristoranti. Un dato in linea con quello dell'anno passato (si registra solo un lieve -0,6% nelle stime). Si spenderanno così per il pacchetto 'cenone + veglione' - formula praticata dalla maggior parte dei ristoranti (oltre il 70%) - complessivamente 451,5 milioni di euro, il 7,4% in meno di un anno fa. Un calo non legato alla minor affluenza nei ristoranti ma al "significativo contenimento dei prezzi", rileva la Fipe. Le idee sembrano già ben chiare: il 93% del campione ha infatti già deciso come trascorrere la festa mentre solo per il 7% si profila una decisione 'last minute'. Zampone e lenticchie - tradizionale piatto augurale - faranno la parte del leone, innaffiati da spumante italiano di qualità, che sarà servito, a discapito dello champagne, in 8 ristoranti su 10. E se, almeno nel lungo ponte natalizio, la gente sembra voler dimenticare la congiuntura sfavorevole e concedersi qualche svago. Incentivata dall'atteggiamento dei ristoratori: "il 30% ha ridotto i prezzi per cercare di stimolare la domanda". "L'andamento migliore delle previsioni durante il Natale - ha commentato il presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani - ha rafforzato la nostra convinzione che era necessario studiare proposte nuove di prezzi e di prodotti per venire incontro alle esigenze della nostra clientela". Proposte che hanno "fatto vincere le resistenze dei consumatori a trascorrere un Capodanno mesto". Complessivamente - prevede infine la Fipe - circa 380.000 addetti fra cucina e sala cercheranno di far passare agli "italiani a di S. Silvestro una serata 'speciale' nei 63mila ristoranti aperti (86,2% del totale) con un incremento del 6,8% rispetto alle aperture dello scorso anno". Tornando ai prezzi, aumenti del costo del cenone e veglione il sono previsti solo per il 9,5% del campione mentre il 61,9% prevede prezzi stabili ed il 28,6% in "calo". Nonostante questo, comunque, il 36% dei ristoratori prevede un capodanno 'peggiore' di quello dell'anno scorso, in termini di attività, mentre a fronte di un 56% che non si aspetta variazioni, un 8% degli intervistati è ottimista e prevede risultati "migliori".
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La Borsa di New York ha avviato la seduta di oggi in rialzo, per poi passare in rosso in concomitanza con la pubblicazione di alcuni dati macroeconomici. Alle 16.30 Dow Jones -0,12% e Nasdaq -0,13%. Seduta volatile in Europa, in attesa che dall'odierna riunione del Consiglio Bce possa emergere un confronto sullo scenario della crisi e le strategie. Vendite su retail, petroliferi e servizi finanziari, in rialzo tutti gli altri settori. Il Dax segna +0,4%, il Cac40 -0,5% e l'Ftse100 -0,1%. Piazza Affari prosegue la seduta in parità a metà pomeriggio. Sul fronte macro c'è soddisfazione per i dati sulle richieste di sussidi di disoccupazione che sono risultate in leggero calo. Il Mibtel segna -0,06% e l'S&P Mib -0,01%. Fra le blue chip è girata in negativo Generali (-1,9%) dopo che la società ha comunicato di non ritenere più attuali i target 2009 dato il difficile contesto di mercato. Continuano le vendite anche sui petroliferi che soffrono per i ribassi del prezzo del greggio: Saipem perde il 3,2% e l'Eni l'1,3%. In rosso anche Luxottica (-3,3%), Prysmian (-3%), Espresso (-2,4%): il presidente Carlo De Benedetti ha deciso di proporre al Cda di non distribuire alcun dividendo sui risultati dell'esercizio 2008. Brillano le utilities con A2a (+4,1%), Snam (+4,2%) e Terna (+4,5%) in attesa della firma sull'operazione di acquisto della rete elettrica di alta tensione dell'Enel (+0,6%). In Europa Asml, che ha ridotto le stime e tagliato posti di lavoro, cede oltre l'8%, mentre British Airways lascia sul terreno il 4,2% dopo aver annunciato l'interruzione delle trattative con Qantas per un'aggregazione. In Giappone l'indice Nikkei dei 225 titoli guida della Borsa di Tokyo alla chiusura di oggi ha guadagnato 54,71 punti, pari allo 0,64 per cento, salendo a 8.667,23 punti. Continua ad essere negativa la performance del dollaro nei confronti dello yen, contro cui si attesta al minimo degli ultimi 13 anni. Un dollaro vale 87,14 yen, contro gli 88,995 yen dell'ultima rilevazione. E il ministro giapponese delle Finanze, Shoichi Nakagawa, ha confermato che il governo intende "adottare delle misure appropriate" per fermare l'apprezzamento dello yen sul dollaro, che penalizza fortemente le esportazioni. «Per l'esportazione dei prodotti manifatturieri l'accelerazione dello yen è un fattore negativo», ha sottolineato. (ilsole24ore)
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La Federal Reserve con una mossa a sorpresa ha deciso oggi di abbassare il costo del denaro ai minimi di sempre, in una forchetta compresa fra lo 0% e lo 0,25%, a seconda delle necessità che si presenteranno. La Banca centrale Usa ha così evitato una riduzione secca dei tassi, come avvenuto finora, preferendo una soluzione flessibile che le consentirà di agire a seconda delle circostanze. Contemporaneamente la Fed ha annunciato il taglio del tasso di sconto di 75 punti base portandolo allo 0,5% dall'1,25 per cento. La decisione della Riserva Federale ha come obiettivo quello di combattere la recessione in atto, portando i tassi a un «livello eccezionalmente basso» per un certo periodo cercando di contrastare rapidamente la pressione dei prezzi. La mossa odierna della Fed consente infatti di finanziare il sistema negli Usa nell'ipotesi più vantaggiosa senza alcun interesse. Ma anche l'ipotesi più onerosa applicabile della forchetta, cioè lo 0,25%, è equivalente ai saggi applicati a Singapore, fino a oggi i più bassi in assoluto. La decisione è stata presa all' unanimità ed è senza precedenti, in quanto appunto anzichè tagliare il tasso di riferimento si è optato per una soluzione più articolata. La Banca centrale ha aggiunto che il livello in pratica azzerato del costo del denaro continuerà a sussistere per «qualche tempo» in considerazione della gravità della situazione dell' economia. Negli ultimi 14 mesi la Fed ha operato ben nove tagli del costo del denaro, a cominciare dal settembre dello scorso anno, quando i Fed Funds si trovavano al 5,25 per cento. La Fed ha aggiunto anche che continuerà a sostenere i mercati finanziari attraverso il riacquisto di emissioni in grande quantità, riferite sia al debito delle agenzie governative che operano nel settore immobiliare che più in generale a securities ancorate a questo stesso comparto.(ilsole24ore)
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