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ROMA - Forte rallentamento dell'inflazione a novembre, che è scesa al +2,7% dal +3,5% di ottobre. Lo rende noto l'Istat fornendo la stima provvisoria. Rispetto al precedente mese di ottobre i prezzi hanno registrato un calo dello 0,4%. CALO MENSILE -0,4% MAGGIORE DAL 1959 Il calo congiunturale dello 0,4% dei prezzi a novembre e' il piu' ampio dal luglio 1959, -0,4% anche in quell'occasione. Lo precisa l'Istat.
CONTINUA CORSA ALIMENTARI SU MESE, PASTA +30% ANNO Continuano ad aumentare su base mensile i prezzi degli alimentari. A novembre, secondo i dati preliminari forniti dall'Istat, gli alimentari hanno registrato un lieve aumento congiunturale (+0,1%), anche se su base annuale si evidenzia un lieve rallentamento al +4,7% (dal +5,2% di ottobre). Nello specifico, il prezzo della pasta di semola di grano duro è aumentato in un mese dello 0,5%, portano il tasso tendenziale al +30% (dal +31,6% di ottobre), mentre il pane è aumentato in un mese dello 0,2%, portando così il tasso annuale al +4,2% (dal +6% di ottobre). (ANSA)
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ROMA - I prezzi alla produzione dei prodotti industriali hanno registrato a ottobre una diminuzione dell'1,5% rispetto al mese precedente e un aumento del 5,2% rispetto a ottobre 2007. Lo rende noto l'Istat, precisando che il calo congiunturale è il più ampio dal 1980, cioé da quando esiste l'indice, ed è dovuto soprattutto al fortissimo calo dei prodotti petroliferi raffinati, che in un mese hanno segnato -12,7%, altro record da sempre. Al netto dell'energia i prezzi sono calati dello 0,7% su base mensile, mentre su base annuale sono cresciuti del 3%. La dinamica congiunturale e tendenziale dell'indice, precisano i tecnici dell'Istat, e' molto legata ai flussi degli aggregati energetici. Sulla flessione del mese di ottobre, in particolare, pesa il fortissimo calo dei prodotti petroliferi raffinati (-12,7% in un mese, altro record da sempre), che si combina in questo caso con il calo dei metalli e prodotti in metallo (-2,1%). Il -1,5% mensile e' dovuto per l'85% proprio al calo dei prodotti petroliferi, mentre il resto deriva dal calo dei metalli e prodotti in metallo. In controtendenza, invece - precisano i tecnici dell'istituto - l'energia elettrica, gas e acqua, il cui aumento congiunturale (+2,1%) e' dovuto soprattutto all'aumento del gas. Una diminuzione su base mensile si registra anche nel settore degli altri manufatti (compresi i mobili) (-1,5%), e nei settori dei prodotti chimici e fibre sintetiche ed artificiali e delle macchine ed apparecchi meccanici (per entrambi -0,6%). Aumenti congiunturali significativi si registrano invece, oltre che nell'energia elettrica, gas ed acqua (+2,1%) anche per i prodotti delle miniere e delle cave (+0,5%). Rispetto a ottobre 2007, invece, gli aumenti piu' rilevanti sono stati registrati nei settori dell'energia elettrica, gas ed acqua (+25,9%), dei prodotti delle miniere e delle cave (+13,8%) e dei metalli e prodotti in metallo (+6%). Variazioni tendenziali in diminuzione nei prodotti petroliferi raffinati (-1,7%) e nei settori del cuoio e prodotti in cuoio e del legno e prodotti in legno (esclusi i mobili) (per entrambi -0,1%). A livello di raggruppamenti principali di industrie, si registrano tutte variazioni congiunturali negative: -0,1% per i beni di consumo (-0,2% per quelli durevoli e variazione nulla per quelli non durevoli), -0,3% per i beni strumentali, -1,2% per i beni intermedi e -4,3% per l'energia. Su base annuale, invece, le variazioni sono tutte positive: +2,9% per i beni di consumo (+2,7% per quelli durevoli e +3% per quelli non durevoli), +2,6% per i beni strumentali, +3,3% per i beni intermedi e +13,3% per l'energia. Nei primi 10 mesi del 2008 i prezzi alla produzione sono cresciuti del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2007, mentre negli ultimi 12 mesi la variazione e' stata del +6,6% rispetto ai dodici mesi precedenti. Nel periodo gennaio-ottobre 2008, rispetto allo stesso periodo del 2007, l'incremento piu' elevato a livello di raggruppamenti e' stato registrato per l'energia (+19,3%), mentre a livello di settori l'aumento piu' marcato si rileva per i prodotti petroliferi raffinati (+24,3%), che mettono a segno anche la variazione media piu' elevata negli ultimi 12 mesi (+24,4%).
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BRUXELLES - Una "risposta senza precedenti" per affrontare una "crisi eccezionale": così José Manuel Barroso ha presentato il piano da 200 miliardi di euro varato dalla Commissione europea, al fine di rilanciare l'economia del Vecchio continente sull'orlo della recessione e di una crisi sociale di cui si vogliono a tutti i costi limitare gli effetti, a partire dalla disoccupazione. Dei 200 miliardi, che rappresentano l'1,5% del Pil europeo, 170 dovranno arrivare dai bilanci dei singoli Stati membri, ognuno chiamato a contribuire secondo le proprie possibilità e la propria situazione economica. Gli altri 30 miliardi proverranno invece sia dal bilancio dell'Unione europea - che attraverso i fondi strutturali e il fondo sociale europeo contribuirà a finanziare le misure a sostegno dell'occupazione - sia dalla Banca europea degli investimenti, che potenzierà i suoi prestiti soprattutto alle piccole e medie imprese che investiranno nelle tecnologie verdi.
BARROSO, POCO CREDIBILE FARE MENO. Il piano di Bruxelles è più robusto del previsto. Finora si era parlato di un pacchetto da 130 miliardi di euro, che già alcune capitali europee erano pronte a digerire con una certa riluttanza. Ma la Commissione Ue ha deciso di spingersi oltre. "Duecento miliardi è una cifra realistica", ha detto Barroso, che si è rivolto direttamente ai vari Stati membri: "Devono convincersi a fare uno sforzo maggiore di quello che avevano previsto". Anche perché - lo ha ricordato pure il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia - la situazione economica è molto incerta, e nessuno sa con precisione quello che succederà da qui ai prossimi mesi. Dunque, proporre un piano di dimensioni più modeste per Barroso sarebbe stato "insufficiente e poco credibile". Col rischio di doverci rimettere le mani nel giro di poco tempo. Da Berlino e Londra arriva un primo giudizio positivo: "Un piano adeguato", ha detto un portavoce del governo tedesco mentre per il ministro Gb, Alistair Darling, si tratta della "replica del nostro piano".
ALMUNIA, SENZA PATTO RISCHI PER EURO. Lo 'sforzo medio' richiesto ai 27 Paesi dell'Ue in termini di "stimolo fiscale" per la ripresa economica è dell'1,2%. E' chiaro - hanno spiegato Barroso ed Almunia - che ci sono tre gruppi di Paesi, a seconda della situazione economica e di quella di deficit e debito. Ci sono quindi Stati che hanno "ampi margini di manovra", altri che hanno "margini più ristretti" e un terzo gruppo di Paesi che potrà fare poco o nulla. In ogni caso per Almunia una cosa deve essere ben chiara: seppure sarà possibile allentare i cordoni del deficit per finanziare le misure anticrisi (fino a poter sforare - ma solo "di pochi decimali" e "non più di un anno" - il tetto del 3%) "il Patto di stabilità e di crescita continua ad esistere. E non viene per nulla messo tra parentesi". Viene solo applicato con tutte quelle forme di flessibilità già previste nella sua versione riformata nel 2005, che tiene conto delle "circostanze eccezionali". "Se si mettesse in discussione il patto - avverte Almunia - si avrebbero gravi problemi con l'euro. Perché non c'é euro credibile senza un patto credibile".
LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI. Per quel che riguarda i contenuti del piano proposto da Bruxelles, nessuna particolare sorpresa rispetto alle indiscrezioni circolate nei giorni scorsi. La gamma di misure suggerite dalla Commissione Ue vanno dalla possibilità di ridurre l'Iva per rilanciare i consumi (a patto che si tratti di tagli "temporanei e non generalizzati" e che siano privilegiati beni e servizi a basso consumo energetico), all'abbattimento del cuneo fiscale che grava sul costo del lavoro, soprattutto per i lavoratori delle fasce più deboli e nei servizi ad alta intensità di manodopera. Confermato poi il 'no' ad aiuti 'vecchio stile' - dunque a pioggia - al settore dell'auto: Bruxelles suggerisce invece di sostenere le industrie che producono auto pulite e investono in ricerca per sviluppare le tecnologie verdi. A questo scopo andranno anche 5 miliardi di euro sotto forma di prestiti della Bei. Incentivi poi al settore delle costruzioni (soprattutto ai progetti di case ecologiche), alle infrastrutture di interconnessione energetica e allo sviluppo della banda larga, per un totale di 5 miliardi di euro da prendere dalle risorse del bilancio Ue rimaste inutilizzate. La parola passa ora alle capitali europee. Il varo definitivo del piano infatti, spetta ai leader dei 27 Stati membri, che si ritroveranno a Bruxelles l'11 e 12 dicembre per l'ultimo vertice dell'anno. (ANSA)
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ROMA - Ancora in calo la fiducia delle imprese del commercio, edilizia e servizi di mercato. Lo rileva l'Isae nelle consuete inchieste mensili. L'indice della fiducia dei commercianti di novembre conferma l'andamento nettamente negativo del mese scorso, portandosi da 105,5 a 97,4, sui minimi da maggio 2005. In un quadro di forte accumulo delle giacenze, crescono le attese negative sull'andamento futuro delle vendite e peggiorano significativamente anche quelle sul volume corrente degli affari. (ANSA)
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BRUXELLES - La Commissione Ue presentai il suo piano d'azione per il rilancio dell'economia europea, per combattere la recessione ed evitare che la crisi economica sfoci in una grave crisi sociale. E - secondo le bozze circolate nelle ultime ore - chiederà alla Bce di tagliare ulteriormente i tassi per sostenere la crescita. Da Bruxelles arriverà in pratica un via libera ai vari governi, che per i prossimi due anni potranno varare "misure eccezionali di stimolo fiscale" allentando il cordone del deficit, fino a sforare - ma di poco e in maniera temporanea, come già previsto dal Patto di stabilità in casi 'eccezionali' - la soglia del 3%. Proprio come in una lettera congiunta chiedono il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Il piano Ue - che dovrebbe aggirasi sui 130 miliardi di euro - indica quindi una serie di interventi possibili, soprattutto per sostenere famiglie e imprese più colpite dalla crisi. "Si tratta di promuovere un'azione coordinata - spiegano gli esperti - e questo non vuol dire che ogni Stato membro debba comportasi in maniera uguale". Insomma, ogni governo sceglierà le misure che più sono adeguate alla situazione del proprio Paese. Tra le misure suggerite: la riduzione dell'Iva per alimentare i consumi e per promuovere i prodotti a basso consumo energetico; la riduzione delle tasse sul lavoro per aumentare il potere d'acquisto, soprattutto delle fasce più deboli: lo sblocco dei prestiti per le Pmi utilizzando le risorse messe a disposizione con i piani di salvataggio delle banche; aiuti di Stato alle imprese in difficoltà solo se mirati e temporanei; incentivi per le auto 'pulite' e le case ecologiche. Da parte sua l'Ue metterà a disposizione più risorse nei vari fondi sia per venire incontro ai lavoratori, sia per sostenere imprese e sviluppo delle infrastrutture (rafforzando soprattutto la Bei).
Ecco - secondo le bozze circolate nelle ultime ore e in cui non si fanno cifre sull'entità del piano - i principali contenuti del pacchetto Ue:
- BCE TAGLI ANCORA. "Appare evidente - si legge nel piano- che le pressioni inflazionistiche stanno diminuendo di fronte a un calo della domanda, e questo crea lo spazio per ulteriori riduzioni dei tassi di interesse". La Bce potrebbe decidere di ridurre i tassi nella prossima riunione del 4 dicembre, che si svolgerà a Bruxelles. Gli operatori aspettano un taglio che porti i tassi al 2,5-2,75%.
PATTO FLESSIBILE PER 2 ANNI. Gli Stati membri avranno margini di manovra sul fronte dei conti per affrontare il previsto rallentamento dell'economia nel 2009 e 2010. Il deficit potrà anche sforare il 3%, ma solo nell'ambito di un percorso concordato con la Commissione Ue e mettendo nero su bianco le misure che si intende prendere per il rientro del disavanzo.
IVA RIDOTTA. Possibile ridurre l'Iva per "rilanciare in maniera rapida i consumi", ma non al di sotto della soglia minima del 15% fissata dall'ordinamento comunitario. La Commissione suggerisce anche di tagliare l'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto sui beni e servizi a basso consumo ed ecologici. Si invitano poi gli Stati membri ad accordarsi per ridurre l'Iva sui servizi ad alto impiego di manodopera.
- MENO TASSE SU LAVORO E AZIENDE. L'invito è di ridurre il più possibile le tasse sul lavoro (vedi gli oneri sociali) per aumentare il potere d'acquisto soprattutto per chi percepisce bassi salari. Auspicabile anche un taglio dei costi delle imprese, a partire dal costo del lavoro, non aumentando il cuneo fiscale che soprattutto in alcuni Paesi grava su di esse.
- FONDO ANTI-DISOCCUPAZONE. Per sostenere le misure a favore di chi perde il lavoro sarà incrementato il Fondo Ue nato per combattere gli effetti negativi della globalizzazione. Saranno poi riprogrammate le risorse del Fondo sociale europeo e quelle dei fondi strutturali per le regioni svantaggiate.
- INCENTIVI AUTO PULITE E BANDA LARGA. Gli aiuti di Stato dovranno essere "tempestivi, mirati e temporanei". Nel settore dell'auto possibili incentivi per chi investe nelle tecnologie meno inquinati e produce 'auto pulite'. Possibili anche agevolazioni per la costruzione di case ecologiche e per la ristrutturazioni edilizie mirate a sviluppare il risparmio e l'efficienza energetici. Suggeriti anche incentivi per sviluppare la banda larga.
- RIPRENDANO PRESTITI BANCHE A PMI. Nel piano si esortano i governi a "utilizzare gran parte del supporto finanziario fornito al settore delle banche per incoraggiare il ritorno a una normale attività di prestiti alle Pmi e assicurare che i tagli dei tassi di interesse si trasformino in un taglio effettivo degli interessi sui prestiti".
- RUOLO BEI. Il braccio finanziario dell'Ue sarà adeguatamente rafforzato (si pensa ad anticipare l'aumento di capitale previsto per il 2010) per sostenere le Pmi, gli investimenti nel settore ambientale e promuovere le grandi opere.
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