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La guida della Pininfarina rimane nelle mani della famiglia. Oggi il consiglio di amministrazione, riunito a Cambiano in provincia di Torino, ha nominato Paolo Pininfarina (fratello di Andrea, morto in un incidente stradale giovedì scorso) presidente, e sua sorella Lorenza vicepresidente vicario. Insomma, una successione nel segno della continuità. Che rassicura anche i sindacati, che all'indomani della scomparsa di Andrea avevano espresso preoccupazione per le sorti della società. Il consiglio di amministrazione ha poi cooptato il direttore generale, Silvio Angori, braccio destro di Andrea, e Gianfranco Albertini, direttore finanziario della Pininfarina Spa. Angori ha ricevuto la delega per tutte le attività operative, l'attuazione del piano industriale e la delega per tutte le partecipate ad eccezione di Pininfarina Extra. A Gianfranco Albertini la delega per la finanza e amministrazione. La delega per le attività di design e per Pininfarina Extra sono state attribuite a Paolo, e la delega per la comunicazione a Lorenza Pininfarina. Paolo Pininfarina, cinquant'anni a fine mese, laureato in ingegneria al Politecnico di Torino, vicepresidente della società da due anni, è alla guida della "Pininfarina Extra" dal 1987: in oltre 20 anni, dai laboratori di quest'ultima azienda, sono usciti prodotti di design non legati ai mezzi di trasporto. Telefonini Motorola, vasche Jacuzzi, bottiglie e bicchieri create per la Gancia; spazzolini da denti; cucine Snaidero e tanto altro. Appena nominato presidente, Paolo ha tenuto a sottolineare la scelta di continuità: "La nostra famiglia - ha dichiarato - si è assunta la piena responsabilità in prima persona. Con il Consiglio abbiamo immediatamente risposto alla tragica emergenza della scomparsa di Andrea, dando fiducia alle persone che hanno collaborato con mio fratello alla predisposizione del piano industriale e finanziario che ha trovato qualificato consenso in partner industriali e nelle istituzioni finanziarie. Il mio impegno è che il programma per lo sviluppo tracciato da mio fratello continui nei tempi e le modalità già indicati". E intanto, proprio oggi sono stati diffusi i conti semestrali del gruppo, approvati dal Cda di oggi, e che mostrano un miglioramento nel primo semestre 2008. Il risultato operativo è negativo per 6,9 milioni di euro, da un "rosso" di 13,5 milioni un anno prima, e le perdite nette sono scese a 14,1 milioni da 21,2. Il valore della produzione consolidata al 30 giugno 2008 è ari a 345,2 milioni di euro con una diminuzione dell'8,8% sul dato del primo semestre 2007 (378,3 milioni di euro). (repubblica.it)
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Prenotazioni cancellate e biglietti rimborsati. Per molti è una conseguenza del caro petrolio («Sono all'ultimo giro di boa»). Ma per la compagnia low-cost è la fine di una guerra «contro chi non rispetta le tariffe». Così Ryanair dalle parole passa ai fatti. E chiude la partita contro i siti Internet che «si servono del web per scaricare informazioni sui voli e vendere biglietti anche se non autorizzati». (Ansa) Non solo. È linea dura su tutti i fronti. Al punto che la compagnia si dice pronta a «lasciare a terra tutti i passeggeri che non hanno prenotato direttamente sul nostro sito». Solo in Italia si stima che siano 12 mila le persone a rischio nella settimana di Ferragosto. «Una follia, vorrebbe dire creare il caos», sottolinea Flavio Avateneo, presidente dell'Associazione italiana agenti di viaggio autotutela. «Altro che tariffe gonfiate, questa è una trovata pubblicitaria», sostiene, invece, Andrea Giannetti, presidente Assotravel. Ma la compagnia di Michael O'Leary non ci sta. E da Dublino non accenna a passi indietro: «Basta, non si è rispettata la policy di Ryanair, ora sono tutti a rischio». E il provvedimento, annunciato una settimana fa, è stato reso esecutivo ieri. Alessia Viviani, responsabile marketing per il Sud Europa, spiega che «riguarda tutti. Dalla Francia alla Germania e ovviamente l'Italia». Comunque, rassicura, «l'annullamento avverrà via email. E il rimborso sarà sulle carte di credito con cui si è pagato il biglietto». Si parla di circa «mille prenotazioni sulle 20 mila fatte ogni giorno in tutta Europa». Fiato sospeso un po' per tutti: associazioni, agenti di viaggio e passeggeri. C'è anche chi è scettico, anche perché «potrebbero esserci sanzioni penali ». Per Alberto Corti, direttore Federviaggio: «Ci sono troppi rischi a lasciare a terra i passeggeri ». D'accordo anche Mario Bevacqua, presidente Uftaa, la federazione mondiale per i rapporti tra compagnie e passeggeri: «Se arrivano a tanto vuol dire che sono in overbooking. Ci sono anche delle normative europee. Non possono farlo». Solo il fatto di aver «limitato la scelta del consumatore fa riflettere ». Anzi, per Luigi Maderna della Fiavet «fanno gli agenti di viaggio senza avere la licenza ». E per Fabrizio Stefanelli, avvocato specializzato in turismo del foro di Milano, ci sono «gli estremi per azioni legali». Sono già tutti pronti alla guerra.
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L'economia italiana arranca, anzi peggio, arretra e si avvicina lo spettro della recessione. Cosi' seguendo il rapido declino dell'attivita' industriale il Pil nel secondo trimestre di quest'anno perde lo 0,3%. Peggio anche delle previsioni degli analisti che avevano ipotizzato ieri uno 'zero'. Unica 'consolazione' e' quella di essere in buona compagnia, segni meno sono previsti infatti anche per le maggiori economie del Vecchio Continente. Ma intanto anche il superindice economico dell'Ocse mostra segnali di rallentamento: a giugno e' a -0,6 e a -0,7 per l'Italia (inferiore di 4,5 punti su base annuale). E alcuni analisti danno per certa la recessione del Belpaese nel prossimo trimestre. Ad esempio David Mckie (JPMorgan) ritiene che ''e' difficile immaginare che l'Italia possa fare meglio nel terzo trimestre''. Quindi la recessione sarebbe 'tecnicamente' assicurata con due trimestri consecutivi con il pil in calo. Insomma il dato di oggi lascia intravedere una situazione decisamente peggiore di quanto ipotizzato dal Governo che, pur avendo contratto con il Dpef le stime per l'anno in corso, aveva previsto un 'timido' +0,5% come target da centrare per fine anno. Il dato diffuso dall'Istat oggi fa ipotizzare invece una crescita inchiodata allo 0,1%: cioe' se anche nei prossimi due trimestri la crescita fosse pari a zero +0,1% sarebbe il risultato finale. Ma, come accaduto oggi, la crescita potrebbe anche essere accompagnata dal segno meno facendo contrarre ancora di piu' il dato finale. Il dato diffuso oggi parla chiaro: se infatti sul primo trimestre la crescita e' stata di -0,3% (rispetto a +0,5% del primo) anche il confronto annuo non lascia ben sperare. In questo caso infatti si registra lo zero dopo una variazione del primo trimestre che almeno aveva il segno piu' (+0,3%). Ricostruendo la storia di queste cifre e andando indietro nel calendario si scopre che la crescita sull'anno e' la peggiore dal 2003 (nel terzo trimestre di quell'anno la crescita fu di -0,1%) e anche per trovare una crescita peggiore del dato sul trimestre bisogna andare indietro: all'ultimo trimestre 2007 quando si registro' un -0,4%. Il risultato congiunturale del Pil - spiegano i tecnici dell'Istat - e' la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'industria, di una sostanziale stazionarieta' dei servizi e di un aumento dell'agricoltura. Non consola, ad oggi, neanche il confronto internazionale: nel secondo trimestre - ricorda l'Istat - il Pil e' cresciuto in termini congiunturali dello 0,5% negli Stati Uniti e dello 0,2% nel Regno Unito. In termini tendenziali, il Pil e' invece cresciuto dell'1,8% negli Stati Uniti e dell'1,6% nel Regno Unito. Ben di piu' quindi del Pil del Belpaese. I dati italiani che arrivano intanto sulla produzione industriale non alimentano un particolare ottimismo e certo non aiuta la decisione della Bce di 'congelare' il costo del denaro in Eurolandia. Per quanto riguarda l'industria invece il Centro Studi di Confindustria prevedeva ieri per luglio una riduzione della produzione del -0,5% su giugno, quando, secondo i dati Istat diffusi ieri la produzione e' risultata in crescita dello 0,1% rispetto al mese precedente. CONFINDUSTRIA: SIAMO SU ORLO RECESSIONE, RIPRESA 2009 ''L'economia italiana e' sull'orlo della recessione'' e ''il secondo semestre 2008 sara' piu' difficile''. Questo il commento di Confindustria agli ultimi dati Istat sul Pil. Per Confindustria, ''il rilancio avverra' nella seconda meta' dell' anno prossimo aiutato da petrolio piu' basso, dollaro in recupero, taglio dei tassi Bce''. Per Confindustria, che affida il commento all'Ufficio Studi, ''la contrazione del Pil non e' episodica e sono alte le probabilita' di un'ulteriore discesa durante il trimestre in corso, che e' iniziato con il segno meno per la produzione industriale''. In particolare, ''il calo del Pil nel secondo trimestre (-0,3%) risente anche dell'effetto calendario (Pasqua anticipata) e del clima mite che avevano sostenuto artificialmente l'attivita' lo scorso inverno. Rispecchia soprattutto la flessione della produzione industriale e dei consumi, il dinamismo minore dell'export e la debolezza degli investimenti, in costruzioni e non''. ''Da alcuni mesi - proseguono i tecnici di Viale dell' Astronomia - e' ormai evidente che il secondo semestre 2008 e' destinato a rivelarsi piu' difficile del primo. A causa dell' aggravarsi e prolungarsi delle condizioni internazionali sfavorevoli: prezzo record del petrolio, cambio del dollaro ai minimi, stagnazione americana, scoppio della bolla immobiliare anche in Europa, aumento dei tassi provocato dalla crisi finanziaria e da ultimo dal rialzo Bce''. Insomma, ''l'economia italiana si presenta gia' in stagnazione all'appuntamento con l'appesantirsi delle condizioni esterne, anche per la continua erosione della competitivita' di costo. Il clup sale molto piu' rapidamente che nei partner europei, come ha certificato la Banca d'Italia. Si e' ampliato il divario di crescita con gli altri paesi europei, da 15 anni superiore al punto percentuale annuo. Le previsioni per l'Italia stanno convergendo verso la crescita zero delineata dal Csc gia' da febbraio e cristallizzata nelle stime rilasciate a giugno di una variazione del Pil pari ad appena il +0,1% quest'anno, dove la nota ottimistica e' racchiusa nel segno ancora positivo''. Il ridimensionamento della debolezza del dollaro, anche e proprio a seguito della fragilita' inattesa della crescita europea, e lo sgonfiamento appena iniziato della bolla del prezzo del petrolio ''possono aiutare a preparare e anticipare il rilancio nel 2009, quando il Csc stima un aumento del Pil italiano dello 0,6% (+1% a fine anno). Il made in Italy, dopo aver patito nel prosieguo del 2008 la frenata globale, sara' lesto a cogliere il risveglio della domanda internazionale, grazie alla ristrutturazione in atto dell'industria manifatturiera che ha portato gia' ottimi risultati nell'ultimo biennio in termini di quote di mercato''.
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L'inflazione probabilmente rimarrà alta e i rischi rimangono al rialzo. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, spiegando che i dati più recenti giustificano la decisione di alzare i tassi a luglio. I rischi inflazionistici di Eurolandia restano al rialzo e la Banca centrale europea continuerà a monitorare con la massima attenzione tutti gli sviluppi, in particolare i prezzi energetici e i rinnovi contrattuali che rischiano di innescare dinamiche inflazionistiche 'a cascata'. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. Il livello raggiunto dal tasso d'inflazione in Eurolandia è preoccupante. Lo ha detto il presidente della Bce Jean-Claude Trichet. A luglio i prezzi nei Quindici sono aumentati del 4,1%, il tasso più alto da circa 16 anni. La crescita economica di Eurolandia è rallentata a metà del 2008 e i rischi sono al ribasso. Lo ha detto il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, citando anche "incertezze" circa le prospettive di crescita. "Attualmente la politica monetaria sta contribuendo a conseguire gli obiettivi e non abbiamo alcuna inclinazione", verso un taglio o un aumento dei tassi. Lo ha detto il presidente della Bce Jean-Claude Trichet.
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Il petrolio è sceso sotto 120 dollari a New York per la prima volta da tre mesi, dal 6 maggio scorso. Il prezzo è sceso fino a 119,76; rispetto al massimo storico di 147,27 dollari toccato l'11 luglio, i futures hanno lasciato sul terreno più di 27 dollari. Il calo odierno viene da molti osservatori addebitato al fatto che il ciclone Edouard non dovrebbe arrecare danni agli impianti posizionati sulle coste del Texas. Ma al di là di questo, la recente repentina discesa dei prezzi segnala a questo punto una possibile inversione di tendenza. I futures dopo aver tentato inutilmente di arrivare a quota 150 dollari hanno infatti innescato la retromarcia, anche per via delle statistiche che si susseguono sul rallentamento dell'economia globale e di conseguenza della domanda petrolifera. Il calo dei prezzi petroliferi alleggerisce le tensioni inflazionistiche mondiali e nell'attuale contesto di forte rallentamento dell'economia potrebbe favorire una discesa dei tassi di riferimento.
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