Nuovi rincari per i prezzi dei carburanti. Spinti dal caro-greggio benzina e gasolio sfiorano ormai quota 1,60 euro al litro. Da quanto si apprende da fonti di settore, infatti, con gli aumenti scattati sabato il prezzo di verde e diesel si è portato, in alcune pompe di benzina, a 1,558 euro al litro. Da quanto risulta a far scattare i nuovi aumenti è stata Agip. Già nei giorni scorsi si era registrata sui listini dei prezzi che le compagnie consigliano ai propri gestori una serie di aumenti che avevano portato i prezzi ad infrangere la soglia degli 1,55 euro al litro. A pesare sull'andamento del costo dei carburanti sono le quotazioni del petrolio, che nelle ultime settimane continuano ad avere impennate e che anche venerdì sono schizzate ad un nuovo picco, superando i 147 dollari al barile, un livello mai raggiunto prima. Con i nuovi rialzi di sabato la benzina e il gasolio puntano ormai verso la soglia di 1,60 euro al litro. Il pieno di un'auto di media cilindrata arriva a costare quasi 78 euro.
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Il debito pubblico italiano sale ancora e segna un nuovo record ad aprile a 1.661,4 miliardi di euro, dai 1.646,8 di marzo. Lo comunica la Banca d'Italia nel suo Supplemento del bollettino statistico. Il debito sale così per il quarto mese consecutivo nel 2008, portandosi a 1.661.486 milioni di euro da 1.646.811 milioni di marzo Si tratta, in ogni caso, di una crescita in valore assoluto, mentre ai fini del patto distabilità europeo è il rapporto percentuale del debitorispetto al Pil ad avere valore. La crescita dello stock di debito, ad aprile rispetto amarzo, è stata di circa 15 miliardi di euro, mentre rispettoad aprile 2007 l'aumento è stato di oltre 50 miliardi di euro. ENTRATE PRIMI 5 MESI 140,33 MLD - (+6,1%) Le entrate tributarie nei primi cinque mesi del 2008 sono ammontate a 140.333 milioni di euro,in crescita del 6,1% rispetto ai 132.178 milioni dello stessoperiodo dello scorso anno. E' quanto emerge dalla lettura deidati del Supplemento al bollettino statistico della Bancad'Italia. A maggio, ultimo mese analizzato, le entrate sono state paria 28.940 milioni di euro (28.363 nel maggio del 2007).
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I rinnovati timori sulla tenuta dei colossi Usa dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac e i nuovi record raggiunti dalle quotazioni del petrolio hanno provocato una vera e propria bufera - l'ennesima - sui mercati finanziari internazionali, con nuovi, pesanti cali generalizzati sulle principali Borse internazionali. Il greggio ha aggiornato ancora i record storici, superando per la prima volta i 147 dollari al barile a New York, con un primato a quota 147,27. A nuovi massimi anche il Brent che a Londra ha raggiunto i 147,25 dollari al barile. A far impennare i prezzi, i timori di un deficit delle forniture per uno sciopero minacciato in Brasile, le tensioni in Medioriente e in Nigeria. Nel frattempo, per le piazze finanziarie mondiali è stata una giornata di passione: un vero e proprio «venerdì nero» per tutte le Borse europee, che hanno chiuso in forte e generalizzato calo. L'indice DjStoxx dei 600 titoli maggiori quotati sui listini del Vecchio Continente ha accusato un ribasso del 2,73%, pari a 178 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati nella sola seduta odierna. Le Borse continentali hanno pagato pegno: Francoforte ha perso il 2,41%, Parigi il 3,09% mentre Londra ha lasciato sul terreno il 2,69%. A Milano il Mibtel ha perso il 2,48% e l'S&P/Mib il 2,68%. Pesanti i cali in tutti i comparti, resistono in parte solo gli energetici. A Piazza Affari, segno più per Saipem (+1,98%) e Tenaris (+1,7%), mentre crolla Buzzi Unicem (-7,9%). In rosso anche Mediolanum (-5,83%) e Atlantia (-5,40% a 17,676 euro). Fiat (-4,25% a 9,578 euro), si è allontanata dalla soglia dei 10 euro. Pesanti vendite anche su Telecom Italia (-4,24% a 1,287 euro). Fannie Mae e Freddie Mac in caduta libera pesano sull'andamento di Wall Street: negli scambi elettronici che hanno preceduto la seduta ufficiale le azioni dei due colossi semi-pubblici dei mutui Usa sono arrivati a perdere circa il 50%. Già molto indeboliti dalla crisi, le due società hanno quasi dimezzato il valore in Borsa sulla scia delle indiscrezioni secondo cui potrebbero essere messi sotto tutela governativa. Freddie Mac cede il 50,37% a 3,97 dollari , mentre Fannie Mae il 47,42% a 6,94 dollari. Dall'inizio dell'anno Freddie ha perso oltre l'87% e Fannie più dell'81%. I due giganti del credito immobiliare sono sotto tiro da lunedì, per i timori di crack dopo gli allarmi lanciati sui loro livelli di patrimonializzazione. Giovedì l'ex responsabile della Fed di Saint Louis, William Poole, ha detto che potrebbero essere insolventi e avere quindi si aprirebbe la necessità di un salvataggio governativo. Un loro collasso, in quanto società «sponsorizzate» dal governo, è fuori questione. Secondo il New York Times, l'amministrazione Bush potrebbe metterli sotto tutela del governo con un regime definito di «conservatorship». Questo, secondo gli analisti, azzererebbe o quasi il valore dei titoli. Senza contare che - come avvertono alcuni economisti - l'operazione comporterebbe il trasferimento del debito delle due società nei conti federali. Le due cosità non sono formalmente legate al governo Usa, ma dispongono di una linea di credito garantita dall'amministrazione che permette loro di accedere a finanziamenti a tassi inferiori rispetto alle altre banche o organismi di credito immobiliare. La loro missione è di «fornire liquidità, stabilità e accessibilità al mercato immobiliare». Il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson, nel tentativo di riportare la calma tra gli investitori, che danno evidenti segnali di nervosismo sullo stato di salute finanziaria di Fannie Mae e Freddie Mac, ha dichiarato che l’obiettivo primario del governo è assicurarsi che le due agenzie semigovernative che erogano mutui a tassi agevolati mantengano la struttura attuale. «Il nostro obiettivo primario è sostenere Fannie Mae e Freddie Mac e fare in modo che mantengano la struttura attuale, in modo da potere portare a termine gli obiettivi importanti che si sono prefissate», ha detto Paulson, cercando di riportare la calma a Wall Street, dove gli investitori tremano a causa della crisi che ha investito le due agenzie, il cui ruolo nel mercato immobiliare è cruciale. Le due agenzie detengono o garantiscono mutui valutati complessivamente 5.000 miliardi di dollari, oltre la metà dei 9.500 miliardi di debito degli Stati Uniti. La principale paura degli investitori riguarda le ripercussioni che un eventuale collasso di una o entrambe le agenzie potrebbe avere sull’intero sistema finanziario e sull’economia americana.
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Il caro benzina spinge gli italiani a rinunciare a qualche spostamento in auto e a scegliere più spesso il treno. L’estate 2008, secondo Ferrovie dello stato, in questo fine settimana di luglio, vedrà aumentare il flusso di vacanzieri, stimato in circa 15 milioni. Il previsto incremento di viaggiatori in ferrovia, rispetto all’estate 2007, è correlato «all’aumento della bolletta energetica e alla particolare situazione economica di molte famiglie italiane», si legge in una nota. Fs stima che questo determinerà un aumento delle gite giornaliere e delle vacanze mordi e fuggi, con un picchi di mobilità concentrati quindi soprattutto nei fine settimana. Trenitalia potenzierà durante l’intero periodo estivo i servizi di assistenza delle principali stazioni e metterà a disposizione circa 1.200 treni in più, tra convogli periodici e straordinari, che nei giorni di maggior traffico andranno ad aggiungersi all’offerta ordinaria. Molte le corse regionali che, il sabato e i festivi, collegheranno le principali città italiane con le vicine località balneari.
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Rischi di rialzo dell'inflazione con ricadute negative su occupazione e competitività. E' l'allarme lanciato dalla banca centrale europea nel suo bollettino mensile. Per la Bce la crescita dell'area euro rimane "moderata" ma "prevalgono rischi al ribasso". I timori arrivano soprattutto dal rincaro di prodotti energetici e alimentari, dalla crisi dei mutui e da possibili spinte protezionistiche. La Bce ha rivolto un appello alle parti coinvolte, nei settori sia pubblico che privato perchè evitino che il processo di formazione dei salari e dei prezzi risenta dei rincari. (rainews 24)
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