Video Regione Sicilia

Ultimo aggiornamento: 15/06/2010 alle ore 11:37
MONSIGNOR PADOVESE VITTIMA DI UN RITUALE ISLAMICO ?
Active ImageMonsignor Luigi Padovese potrebbe essere stato ucciso nell'ambito di un omicidio rituale islamico. «Nuovi e agghiaccianti particolari» sull'uccisione del presidente dei vescovi cattolici turchi, sono stati rivelati da AsiaNews, agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, che sostiene la tesi di un «omicidio rituale», dunque inquadrabile nella visione dell'islam fondamentalista, e ritiene che alla luce dei fatti siano «da rivedere le dichiarazioni del governo turco e le prime convinzioni espresse dal Vaticano, secondo cui l'uccisione non avrebbe risvolti politici e religiosi, fermo restando che, come ha detto Benedetto XVI nell'aereo in viaggio per Cipro, questo assassinio «non può essere attribuito alla Turchia e ai turchi, e non deve oscurare il dialogo». «Testimoni - scrive AsiaNews - affermano di aver sentito il vescovo gridare aiuto. Ma ancora più importante, è che essi hanno sentito le urla di Murat subito dopo l'assassinio». Secondo le fonti citate dall'agenzia, egli è salito sul tetto della casa è ha gridato: «Ho ammazzato il grande satana! Allah Akbar!». «Questo grido - sottolinea Asia News - coincide perfettamente con l'idea della decapitazione, facendo intuire che essa è come un sacrificio rituale contro il male. Ciò mette in relazione l'assassinio con i gruppi ultranazionalisti e apparentemente fondamentalisti islamici che vogliono eliminare i cristiani dalla Turchia». Secondo Asianews, «la presunta insanità del 26enne che da oltre quattro anni viveva a fianco del vescovo è ormai indifendibile». «Sono in pochi a credere allo squilibrio mentale dell'omicida», ha dichiarato da parte sua padre Domenico Bertogli, vicario generale di Anatolia. «La cosa non appare così semplice - ha spiegato il vice di Padovese in un'intervista diffusa dal Servizio Informazioen Religiosa - come si potrebbe pensare. Per questo abbiamo chiesto che si faccia piena luce su un omicidio che non può essere subito archiviato come opera di uno squilibrato. Un clichè che ricalca quello già visto in altri fatti analoghi». Ercan Eris, l'avvocato della Conferenza Episcopale Turca, sostiene che l'omicida non può essere diventato depresso in un giorno e che non esiste nessun rapporto sanitario che lo dichiari tale. Ormai è certo che il giovane è sano di mente. «Non c'è alcun certificato medico - riporta AsiaNews - che attesti la sua invalidità mentale. Negli ultimi tempi egli stesso diceva di essere depresso, ma ormai si pensa che questa fosse tutta una strategia per potersi difendere in seguito». NUOVA TESI DIFENSIVA - Ercan Eris, l'avvocato della Conferenza Episcopale Turca, sostiene che l'omicida non può essere diventato depresso in un giorno e che non esiste nessun rapporto sanitario che lo dichiari tale. Ormai è certo che il giovane è sano di mente. «Non c'è alcun certificato medico - riporta AsiaNews - che attesti la sua invalidità mentale. Negli ultimi tempi egli stesso diceva di essere depresso, ma ormai si pensa che questa fosse tutta una strategia per potersi difendere in seguito». Secondo voci nella polizia inoltre, sembra che Murat ora stia offrendo una nuova giustificazione del suo gesto: monsignor Padovese sarebbe un omosessuale e lui, Murat, 26 anni, sarebbe la vittima, «costretta a subire abusi». La strategia difensiva dell'omicida è indirizzata cioè a sostenere l'ipotesi di un atto di «legittima difesa». Secondo esperti del mondo turco citati da AsiaNews, l'uccisione di monsignor Padovese mostra un'evoluzione delle organizzazioni dello «Stato profondo»: è la prima volta che essi mirano così in alto. «TURCHIA, TERRA DI MARTIRIO» - E Ruggero Franceschini, vescovo di Smirne, che ha presieduto i funerali di monsignor Padovese oggi a Iskanderun lo ha definito «un martire». Nel corso dell'omelia, monsignor Franceschini ha affermato: «La tragica notizia della morte violenta di Monsignor Luigi Padovese ci ha lasciati sgomenti, incapaci di capire come potesse essere accaduta una cosa così orribile, soprattutto nei confronti di un Uomo di Chiesa, un Vescovo molto amico dei Turchi e della Turchia. Questa terra si conferma così, ancora una volta, luogo di martirio anche per chi la amava tanto». CASTELLI: «IL CORAGGIO DELLA VERITA'» - Non mancano le reazioni dal mondo politico alle dichiarazioni dell'agenzia. Il viceministro della Lega Nord, Roberto Castelli sottolinea come AsiaNews sia la sola fonte di informazione ad avere «il coraggio di dire la verità» sulla morte di monsignor Padovese. «Invito a leggere attentamente il rapporto della agenzia Asianews, l'agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, sulla uccisione del vescovo cattolico, monsignor Padovese. La ringrazio perché è l'unica voce che ha il coraggio di dire la verità», afferma Castelli.
 
ELEZIONI, NUOVE PROTESTE IN IRAN
Active ImageI seguaci di Mir Hossein Mussavi, il candidato moderato sconfitto nelle elezioni presidenziali iraniane, hanno programmato una nuova manifestazione nel pomeriggio di oggi nel centro di Teheran, secondo quanto affermato da alcuni loro rappresentanti. Ieri pomeriggio, durante una grande manifestazione svoltasi nel nord di Teheran, la voce è circolata tra i partecipanti che oggi un nuovo raduno sarebbe avvenuto in una piazza centrale della capitale.
In precedenza l'agenzia riformista Ilna aveva scritto che il fronte riformista aveva avanzato una richiesta al ministero dell'Interno per tenere una manifestazione in un'altra piazza del centro, sempre oggi. Il raduno di ieri, che si sarebbe dovuto svolgere nella Piazza Vali Asr, in centro, è stato dapprima revocato e poi riprogrammato nel nord della città per evitare il contatto con i sostenitori del presidente Mahmud Ahmadinejad, che avevano programmato una contro-manifestazione proprio sulla Vali Asr.
Ieri le autorità iraniane hanno vietato alla stampa straniera la copertura degli avvenimenti in corso. Anche la copertura della manifestazione pro-Ahmadinejad, orchestrata dal potere, risultava molto difficile. Le autorità iraniane hanno vietato ai media stranieri di coprire tutti gli avvenimenti che non sono «nell'agenda» del ministero della Cultura e della Guida suprema.
Inoltre la Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, ha ordinato al potente Consiglio dei guardiani di aprire una inchiesta su eventuali brogli e irregolarità contestati dal candidato riformista Mousavi alle elezioni del 12 giugno e ieri ha aperto al riconteggio, seppur parziale. Le proteste contro la rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad ieri hanno interessato altre città oltre alla capitale, come Machhad, Ispahan e Shiraz.
 
AUSTRIA: PROCESSO FRITZL, IL 'MARTIRIO' DI ELISABETH
Active ImageDopo lo show di ieri del carnefice, che si è lamentato per la sua infanzia difficile e ha barricato il volto dentro un raccoglitore per documenti blu, al processo a Josef Fritzl(73) a St. Poelten è stata oggi la volta della vittima: la figlia Elisabeth (43), segregata e violentata dal padre-mostro per 24 anni, che ha raccontato il suo "martirio" in un video di 11 ore mostrato in parte in tribunale. L'udienza oggi si è svolta completamente a porte chiuse. Ieri Fritzl si era riconosciuto colpevole di segregazione, stupro e incesto ma non di omicidio colposo e riduzione in schiavitù. Oggi il portavoce del tribunale Franz Cutka ha confermato che la sentenza ci sarà giovedì e che domani l'udienza, con la perizia della psichiatra Adelheid Katener, sarà aperta al pubblico. A Fritzl vengono attestati piena facoltà di intendere e di volere ma anche gravi disturbi della personalità. Ieri Fritzl, per non farsi fotografare, si era sempre nascosto il volto dietro un contenitore di cartone blu e sono proprio queste foto, con la sua nuca grigia e la calvizie, che hanno fatto oggi il giro del mondo. Secondo il suo legale Rudolf Mayer si è nascosto perché "si vergognava". Oggi invece si é fatto invece fotografare dall'agenzia Apa nella pausa pranzo. Ieri il padre-mostro aveva raccontato con dovizia di dettagli della sua infanzia infelice con la madre che non lo voleva e lo picchiava. Ma l'intervento più forte è stato quello della giovane procuratrice Christiane Burkheiser che ha descritto il "martirio inimmaginabile" di Elisabeth durante 24 anni di schiavitù, violenze e aberrazioni inflittele dal padre nella sua cella sotto terra dove è stata costretta anche a partorire sette figli (di cui uno morto) in condizioni igieniche e psicologiche disumane. Un'altra sola persona, il fratello Harald, ha accettato di testimoniare, pure in video. I figli dell'incesto e la madre Rosemarie hanno fatto uso del loro diritto di non testimoniare. Intervistata giorni fa dal Sun, inglese la madre aveva detto che la sua vita era distrutta. La stampa austriaca e internazionale è piena di servizi da St. Poelten e Amstetten, la cittadina teatro degli orrori, anche se, col silenzio stampa di fatto imposto, di informazione vera ne gira poca o niente. Molti dei reporter stranieri accorsi sul posto (fino a 300 ieri) sono in buona parte ripartiti e sono infuriati per il trattamento delle autorità locali, ritenuto discriminatorio. Il fatto ad esempio che la rete pubblica austriaca Orf sia stata autorizzata a entrare oggi in aula e fare delle domande a Fritzl (senza che rispondesse a nessuna) ha fatto imbestialire i tedeschi. Per supplire al buco di notizie, l'ufficio del turismo ha pensato bene di organizzare una visita a St. Poelten. La disputa sui media è già materia di esperti: concetti come il "mostro della cella" o il "padre dell'incesto" sono associati all'Austria: una società di gente che guarda dall'altra parta e rimuove, dice l'esperto di media Wolfgang Bachmayer. A suo avviso la ragione risiede sempre nella cattiva elaborazione del passato. Accanto all'immagine di patria di Mozart e della cultura c'é quella del nazismo, del caso Waldheim e le sanzioni Ue al tempo di Haider: "viene fatta d'ogni erba un fascio", ha detto aggiungendo però che l'immagine del Paese non verrà assolutamente scalfita da queste cose, a meno "non si ripetano in serie ogni mese". Un giornale austriaco, La Krone, critica il "mercato delle vanità" con tanto di spettacolino davanti al tribunale e, su Fritzl nascosto dietro il raccoglitore, titola: "vigliacco fino alla fine".
 
FARNESINA, TUTTI LIBERI GLI OSTAGGI IN DARFUR
Active ImageSono stati tutti liberati gli operatori di Medici senza frontiere rapiti in Darfur. I quattro operatori di sono stati "rilasciati dai sequestratori senza aver pagato alcun riscatto", né per loro c'era stata alcuna "richiesta di tipo politico". Lo affermano fonti di Msf. I quattro, fra i quali il medico italiano Mauro D'Ascanio,stanno bene e sono in viaggio verso El Fashir, dove si prevede arriveranno fra circa quattro ore. Tra gli ostaggi anche un italiano, Mauro D'Ascanio, 34 anni, vicentino, specializzato in medicina d'urgenza e medicina tropicale si trovava in Darfur da settembre 2008, in qualita' di responsabile medico dell'ospedale Serif Umra. Aveva gia' avuto esperienze all'estero in missioni umanitarie in Guinea Bissau, Messico, Brasile e Guatemala. Tutti i rapiti che operavano nel Darfur aderenti a Medici Senza Frontiere "stanno bene". Lo fa sapere l'organizzazione umanitaria. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso viva soddisfazione per la notizia, rende noto un comunicato del Quirinale. Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini ha accolto con soddisfazione la notizia della liberazione.
 
DARFUR: RAPITI OPERATORI MSF ANCHE ITALIANO
Active ImageI rapitori dei tre operatori di Medici senza frontiere hanno richiesto un riscatto e sono iniziati i negoziati. Lo ha riferito ai media - secondo quanto riporta il Sudanese Media Centre - il governatore del Nord Darfur, Osman Kebir, che ha parlato con i rapitori e gli ostaggi al telefono. ''I negoziati sono in corso, stanno procedendo bene e potrebbero portare ad una veloce liberazione degli ostaggi'', ha riferito Kebir, aggiungendo che i sequestratori non hanno intenzione di far del male agli ostaggi. Voci di contatti erano gia' state diffuse da fonti locali a Khartoum: ''Msf e' una organizzazione molto attiva e molto radicata nel territorio. Nessuno, in questa fase, lo conferma ufficialmente, ma sono molto consistenti le voci secondo cui i responsabili locali avrebbero gia' individuato canali per avviare trattative con i rapitori e potrebbero gia' essere stati avviati contatti, anche se nessuno ha rivendicato ufficialmente il rapimento''. Sotto la minaccia delle armi i cinque operatori di Msf (i tre espatriati e due sudanesi) erano stati obbligati ieri sera a seguire i sequestratori, che erano entrati nella sede dell'ong. Come spesso e' accaduto in circostanze analoghe gli operatori locali sono stati rimessi in liberta' poco dopo. Dopo l'incriminazione del presidente sudanese, Omar El Bashir, per crimini contro l'umanita' e crimini di guerra, e l'espulsione dal Sudan di 13 organizzazioni non governative accusate di aver fornito alla Corte penale internazionale (Cpi) elementi a sostegno dell'incriminazione, sono circa 180 gli operatori umanitari stranieri che hanno lasciato il paese Mauro D'Ascanio, 34 anni, vicentino, specializzato in medicina d'urgenza e medicina tropicale si trovava in Darfur da settembre 2008, in qualita' di responsabile medico dell'ospedale Serif Umra. Aveva gia' avuto esperienze all'estero in missioni umanitarie in Guinea Bissau, Messico, Brasile e Guatemala. Msf sta lavorando per avere ulteriori informazioni sulle circostanze e le motivazioni di questo sequestro. "Siamo vicini ai colleghi e alle famiglie delle persone rapite. Msf - continua il comunicato - è seriamente preoccupata per la loro sicurezza e sta facendo tutto il possibile per capire dove si trovano le persone rapite e per garantire la loro sicurezza e un rapido rilascio". "La linea del silenzio è già stata premiante". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini - parlando del rapimento dei membri di Msf, tra cui un italiano - ha ribadito l'appello a non diffondere notizie che possano "compromettere tutta l'attività che abbiamo già messo in piedi per la liberazione degli ostaggi". ''Abbiamo chiesto cautela e silenzio stampa ma stiamo lavorando'', ha ribadito Frattini. ''Medici senza frontiere ha una grande organizzazione ed ha capacita' di contatti. Ovviamente anche noi li abbiamo e stiamo lavorando'', ha aggiunto il ministro. BAN KI-MOON: LIBERATELI IMMEDIATAMENTE Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto che i tre operatori umanitari di Medici senza frontiere, rapiti ieri in Darfur, vengano immediatamente liberati. ''Chiediamo che i rapiti vengano rilasciati immediatamente'', ha indicato il segretario generale durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro. SINDACO VICENZA,PREGHIAMO PER RAPIDO RILASCIO Vicenza si stringe ''in un grande abbraccio alla famiglia di Mauro D'Ascanio, nostro concittadino''. Il sindaco di Vicenza Achille Variati commenta cosi' la notizia del rapimento in Darfur del medico e volontario Mauro D'Ascanio. ''Il grande cuore vicentino ha sempre espresso figure generose, pronte ad impegnare la propria professionalita' o la propria passione in terre difficili, martoriate dal dolore, dalla miseria, dalla guerra: per questo - aggiunge il sindaco -, oggi siamo particolarmente vicini ai cari di un nostro concittadino, giovane e coraggioso ambasciatore del volontariato vicentino, e ci uniamo alle preghiere per il suo rapido rilascio''. FRATELLO MEDICO ITALIANO, SIAMO IN ATTESA ''In questo momento preferiamo non dire nulla, siamo in attesa. Scusateci, ma non vogliamo dire nulla''. Andrea D'Ascanio, il fratello del medico vicentino rapito in Darfur, e' gentile ma si trincera dietro un rigoroso silenzio in questo momento cosi' delicato. E' un ingegnere che lavora per il Centro Sicurezza Ambiente dell'Universita' di Vicenza e abita in citta', dove vivono anche i genitori, tutti in trepidante attesa di notizie di Mauro, che prima della missione in Darfur per Medici Senza Frontiere era gia' stato impegnato in iniziative umanitarie in giro per il mondo. ''I genitori di Mauro e il fratello sono a Vicenza e almeno per il momento non e' previsto nessun spostamento - spiega un portavoce della famiglia - Da questa mattina sono in contatto diretto con le autorita' a Roma''. La famiglia non vuol parlare per non rischiare di compromettere nulla e al citofono dell'abitazione di viale Milano dove abita Mauro D'Ascanio una voce femminile, forse la madre, risponde con fermezza: ''Lasciateci stare, in questo momento non siamo interessati a dire nulla''.
 
CRISI: OGGI VERTICE STRAORDINARIO UE, I 27 CERCANO UNITA'
Active ImageCon il pre-vertice di nove Paesi Ue dell'Est, hanno preso il via questa mattina a Bruxelles gli incontri tra i leader europei chiamati a partecipare a un vertice informale straordinario per pronunciarsi sul futuro di un'economia e di un'Europa sempre più in crisi. L'obiettivo principale della riunione è quello di mostrare l'unità dei 27 rispetto all'emergenza finanziaria proveniente da alcuni Paesi ex comunisti, in primo luogo Lettonia e Ungheria, ma anche di Paesi dell'eurozona come Irlanda e Grecia. Secondo indiscrezioni sulla bozza del comunicato che dovrebbe essere diffuso al termine della riunione, i 27 affermeranno la necessità di utilizzare al massimo le potenzialità del mercato unico quale motore per sostenere la ripresa e l'occupazione. Inoltre, sarà sottolineato quanto sia cruciale sbloccare i canali del credito per dare efficacia agli impulsi all'economia dati dai governi attraverso le politiche di bilancio. I leader tenteranno quindi di sgombrare il campo dai rischi di una spaccatura dell'Europa alimentata da accuse di protezionismo e di mancanza di solidarietà tra i Paesi più ricchi e quelli più esposti alla crisi. I 27 dovrebbero anche dare indicazioni sul coordinamento delle iniziative destinate a sostenere l'industria automobilistica, un settore che dà lavoro a 12 milioni di persone e già duramente colpito dagli effetti della recessione.
 
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