Video Regione Sicilia

Ultimo aggiornamento: 15/06/2010 alle ore 11:37
SOMALIA: LIBERATE LE DUE SUORE RAPITE
Sono state liberate le due suore italiane rapite in Kenia, quasi ai confini con la Somalia, lo scorso novembre. Lo ha reso noto la Farnesina. Le due religiose, entrambe originarie della provincia di Cuneo, si chiamano Maria Teresa Oliviero e Caterina Giraudo, e hanno, rispettivamente, 67 e 61 anni. Appartengono al Movimento Contemplativo Missionario Padre Charles Foucauld di Cuneo e lavorano da anni come missionarie con i profughi somali. Erano state prelevate direttamente dalla loro casa a Elawk, vicino alla frontiera somala. LE DUE SUORE, SIAMO FELICI DI ESSERE QUI "Siamo tanto felici di essere qui, davvero tanto felici". Sono le parole, piene di emozione, di suor Maria Teresa Oliviero al Tg1 da Nairobi, subito dopo la liberazione. "Abbiamo avuto un accoglienza che ci ha scaldato il cuore", ha aggiunto suor Caterina Giraudo. le due religiose sono rientrate a Nairobi con un volo da Mogadiscio. SIAMO STATE TRATTATE BENE - "Siamo state trattate bene, ci hanno dato tutto il necessario, anche se abbiamo dovuto sforzarci per non cadere fisicamente. Non ci hanno mai trattate male, tranne qualche piccolo particolare". Lo ha detto a Sky Tg24 suor Caterina Giraudo, una delle due suore italiane rapite in Somalia e liberate oggi. "Sono felice", ha aggiunto, di constatare che "tante persone erano con noi. Sapevamo che la preghiera per noi era immensa e questo ci ha sostenuto". Sui primi momenti del sequestro, avvenuto nel novembre scorso al confine tra il Kenya e la Somalia, suor Caterina ricorda che é stato tutto "molto rapido" e che si è svolto "in pochi minuti". "Ho seguito fino ad ora la vicenda - ha spiegato Berlusconi prima di lasciare Palazzo Grazioli - e vi posso dire che suor Caterina e suor Teresa sono state liberate, stanno bene e si trovano nella nostra ambasciata". FRATTINI,NESSUN RISCATTO E NESSUN BLITZ Non c'e' stato il pagamento di nessun riscatto e non si e' compiuto alcun blitz armato per la liberazione delle due suore missionarie italiane. Lo ha riferito il ministro degli Esteri Franco Frattini al suo rientro a Roma al termine della missione che ieri lo ha portato in Afghanistan.(
 
CINA: INCENDIO IN ALBERGO DI LUSSO
Active Image PECHINO, 9 FEB - Un incendio ha semidistrutto un grattacielo in costruzione nel nuovo centro di Pechino. Ancora sconosciute le cause del disastro.Il fuoco e' state spento dai pompieri dopo tre ore di battaglia contro fiamme alte anche 80 metri. L'incendio e' scoppiato intorno alle 21:00 locali (le 15:00 in Italia),nel nuovo complesso che ospitera' tra l'altro - in una torre alta 234 metri - la nuova sede della tv di Stato. L'edificio avrebbe ospitato un albergo di lusso, il Mandarin Oriental Beijing. (ANSA.IT)
 
L'AUSTRALIA BRUCIA
Active ImageLa polizia si aspetta che il bilancio dei morti, che ha superato anche quello del 1983, quando in un "mercoledì delle ceneri" morirono 75 persone, possa salire ulteriormente, mentre continua la ricerca di vittime tra i resti di ciò che dietro di sé stanno lasciando gli incendi. Il governo ha messo l'esercito in standby e ha approntato fondi di emergenza per il soccorso, ma affronta anche la pressione dei parlamentari Verdi che spingono per irrigidire le politiche sul cambiamento climatico allo scopo di ridurre i rischi di altri disastri estivi. Migliaia di vigili del fuoco stanno lottando oggi, per il secondo giorno consecutivo, per contenere i roghi, le cui fiamme, secondo testimoni, sono alte come edifici di quattro piani e si diffondono molto velocemente. Molte delle vittime sono rimaste intrappolate in auto mentre cercavano di scappare. La tv di stato Abc ha mostrato immagini di una cittadina, Marysville, praticamente rasa al suolo. "L'inferno e la sua furia hanno fatto visita alla brava gente di Victoria", ha detto il primo ministro australiano Kevin Rudd, facendo visita alla regione. "La nazione piange con Victoria". I vigile del fuoco hanno riferito che 640 case sono state distrutte negli incendi nello stato di Victoria finora in questo fine settimana, la maggior parte nella zona intorno a Melbourne.
 
AFGHANISTAN, NATO-USA: FARE DI PIU'. LA RUSSA: NOI GIA' DIAMO
La Nato e gli Stati Uniti chiedono un maggiore impegno degli alleati in Afghanistan ma l'Italia, che pure condivide questo richiamo, non si sente chiamata in causa: ''facciamo gia' molto'', dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Alla 45/a Conferenza mondiale sulla sicurezza, in corso a Monaco di Baviera, la sessione dedicata all'Afghanistan (con il presidente Karzai) e' in programma domani. Ma il tema ha tenuto banco anche oggi ed e' stato quello che piu' da vicino ha interessato l'Italia. Gia' in mattinata La Russa, a Monaco insieme con il generale Vincenzo Camporini, capo di Stato maggiore della Difesa, aveva anticipato la sua posizione. ''L'Italia - ha detto, parlando con i giornalisti - e' gia' uno dei paesi che piu' di altri da' la disponibilita' di uomini e mezzi. Un aumento in questo senso, sia pure marginale, c'e' stato con l'ultimo decreto di rifinanziamento delle missioni'', che innalza il numero dei militari a quota 2.800, ''e quindi non credo che a brevissimo termine saremo chiamati a offrire piu' uomini''. Dunque, nel 2009 nessun incremento dei militari italiani in Afghanistan? ''Mai dire mai, ma penso che la nostra intenzione e' di mantenere questa composizione del contingente''. Basta pero' aspettare pochi minuti che il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, dal palco interviene per chiedere agli europei, Francia e Germania in testa, di dare concretezza alle richieste di riequilibrio all'interno dell'Alleanza rispetto agli Usa inviando rinforzi in Afghanistan. ''La cancelliera Merkel e il presidente Sarkozy hanno sottolineato che dobbiamo trovare un nuovo equilibrio nella divisione degli incarichi. Per le responsabilita' va fatto lo stesso discorso'', ha detto. ''Sono preoccupato - ha aggiunto - quando gli Stati Uniti dicono di voler aumentare il loro contributo in Afghanistan e altri partner lo escludono''. Poi e' la volta di Joe Biden. Washington si consultera' maggiormente con gli alleati, ai quali pero' ''chiedera' di piu''', ha detto il nuovo vicepresidente Usa alla sua prima importante uscita internazionale. ''Gli Stati Uniti e gli alleati devono prendersi la responsabilita' di una nuova strategia in Afghanistan'', ha aggiunto, invocando inoltre la cooperazione tra Nato e Russia ''per sconfiggere i taleban''. Come risponde l'Italia? ''C'e' un appello generale a un maggiore sforzo - osserva La Russa - ma credo che non sia rivolto principalmente all'Italia, che fa gia' molto e che comunque e' solidale con il concetto che tutti devono fare qualcosa di piu', soprattutto quei Paesi che finora hanno fatto meno''. Francia e Germania? ''Non sta a me dirlo'', taglia corto il ministro. ''Penso pero' - aggiunge - che abbia ragione assolutamente Joe Biden e chiunque lo dica, gli Stati Uniti, la Nato, quando si sottolinea la necessita' di rafforzare la presenza in Afghanistan, perche' questo consentira' di accelerare i tempi del processo di afganizzazione, l'unico percorribile. Detto cio' - prosegue - io non vedo attuale un peso maggiore che l'Italia dovrebbe sopportare, non lo vedo necessario, perche' siamo gia' tra i Paesi piu' fortemente costruttori di questa strategia''. Tuttavia, rispetto ad un eventuale incremento delle truppe italiane, quella di La Russa non e' una chiusura totale. ''Io ho sempre detto mai dire mai. Ripeto, l'Italia non si sente tra i Paesi chiamati in causa. Poi tutto e' possibile: noi abbiamo fatto un decreto di rifinanziamento delle missioni dicendo che in quell'ambito, sempre passando attraverso il Parlamento, potrebbe essere immaginabile anche uno spostamento di numeri. Ma non prevedo per l'Italia un aumento complessivo dei militari impegnati nelle missioni di pace. E per quanto riguarda l'Afghanistan, comunque, di fatto un aumento sia pure marginale l'abbiamo gia' attuato''.
 
NEGLI STATI UNITI PERSI 598.000 POSTI DI LAVORO A GENNAIO
Active ImageL'economia statunitense a gennaio ha perso 598.0000 posti di lavoro, molto più della stima media degli analisti secondo il sondaggio dell'agenzia Bloomberg. Durante la recessione in corso gli Stati Uniti hanno perso 3,6 milioni di posti di lavoro, il calo peggiore del dopoguerra.
 
"OBAMA CI RESTITUISCA GUANTANAMO"

Active ImageDopo aver definito Barack Obama un uomo «nobile» e «onesto», e non aver nascosto l’auspicio di un prossimo miglioramento delle relazioni bilaterali tra Cuba e gli Stati Uniti, Fidel Castro ha ribaltato i toni e, nella rubrica ’Reflexiones’ che tiene sul sito governativo on-line www.cubadebate.cu, ha ingiunto al neo-presidente Usa di restituire la base navale della Baia di Guantanamo, dove Obama ha già deciso di far chiudere il carcere speciale per presunti terroristi che vi è annesso. Non solo: l’anziano Lider Maximo ha accusato il titolare della Casa Bianca e il suo vice Joe Biden di coinvolgimento nel «genocidio dei palestinesi», poichè a suo dire hanno optato per «appoggiare risolutamente il rapporto tra Stati Uniti e Israele», ritenendo che «l’irrefutabile accordo in Medio Oriente debba imperniarsi sulla sicurezza israeliana». Il fulcro dell’articolo, intitolato «Decifrare il pensiero del nuovo presidente nord-americano», resta comunque l’enclave all’estremità sud-orientale dell’isola caraibica: «Mantenere una base militare a Cuba contro la volontà del suo popolo», scrive Castro, «viola i più elementari principi del diritto internazionale. Non rispettare la volontà cubana è un atto di arroganza, e un abuso di un immenso potere a danno di un piccolo Paese». Dopo l’insediamento alla Casa Bianca, Obama dichiarò che Guantanamo sarebbe rimasta agli Usa qualora se ne fosse individuata una qualunque utilità sotto il profilo militare, e che non ci sarebbero state in cambio concessioni all’Avana, per il cui governo un’eventuale restituzione della Baia sarebbe comunque stata subordinata a un cambiamento di sistema politico: ecco perchè, incalza l’ex leader cubano, «non è poi troppo difficile decifrare il pensiero» del successore di George W. Bush, dal momento che «non è mutato il carattere abusivo del potere imperiale». Il ministro degli Esteri cubano Felipe Perez Roque ha detto ieri che la decisione di Obama di chiudere il carcere di Guantanamo è «un passo positivo» ma «insufficiente», poichè Cuba chiede la restituzione del «territorio occupato contro la nostra volontà per oltre un secolo».Prima del Lider Maximo, la restituzione di Guantanamo all’Avana era stata sollecitata al nuovo presidente Usa da uno dei più stretti alleati di Castro, il presidente venezuelano Hugo Chavez, e dal pari grado paraguayano, l’ex prelato cattolico Fernando Lugo. Riuniti nella città amazzonica di Belem dietro invito del brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva per un dibattito su temi socio-economici, cui hanno preso parte anche il boliviano Evo Morales e l’ecuadoriano Rafael Correa, i due avevano affrontato di petto la questione. Chavez aveva elogiato Obama per la decisione di chiudere il super-carcere ma, aveva sottolineato, «ora deve rendere Guantanamo e la sua Baia ai cubani, perchè quello è territorio di Cuba». E Lugo: «Guantanamo è cubana, e deve tornare alle sue radici».

LA STAMPA

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 12 - 22 di 416

Sondaggi

CHE FARE CON I CANI RANDAGI?
 



serverstudio web marketing e design