Londra, 17 dic. - Il premier britannico Gordon Brown è giunto in Iraq per una visita a sorpresa. Lo ha riferito l'emittente Bbc. A tre giorni dal viaggio nel paese del presidente americano George W. Bush, duramente contestato da un giornalista iracheno che gli ha lanciato contro le scarpe, Brown è arrivato a Baghdad a bordo di un aereo militare, nella sua prima visita dal luglio scorso. Rafforzate le misure di sicurezza. Il primo ministro britannico detto che le forze britanniche lasceranno l'Iraq alla fine di luglio 2009. Le operazioni di ritiro, ha spiegato, inizieranno in primavera e coinvolgeranno quattromila soldati britannici che hanno ''completato la loro missione''. Per domani è atteso l'annuncio sul ritiro alla Camera dei Comuni. (Adnkronos/Aki/Ign)
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BANGKOK Il capo dell’opposizione tailandese, Abhisit Vejjajiva, è stato nominato 27esimo premier del Regno dopo un voto al Parlamento che ha messo fine a 10 mesi di caos politico tra i fedelissimi di Thaksin Shinawatra. La nomina, che segue un cambiamento di alleanze, è stata segnata da alcuni incidenti davanti al Parlamento, dove un centinaio di sostenitori di Thaksin, vestiti di rosso, hanno gettato oggetti contundenti contro i deputati «traditori» e hanno tentato di bloccare l’entrata principale con delle trasenne. Il 44enne Abhisit, leader del Partito democratico, ha ottenuto il sostegno di 235 deputati, 198 sono andati a Pracha Promnog, candidato del clan Thaksin, l’ex premier in esilio a londra. Tre parlamentari si sono astenuti. Abhisit Vejjajiva, nato nel Regno Unito e diolomato a Oxford, ha «ringraziato tutti i membri del Parlamento che lo hanno votato», ma si è astenuto dal fare qualsiasi dichiarazione politica nell’attesa del «consenso reale» alla sua nomina. È la prima volta da otto anni che un leader del Partito democratico diventa primo ministro. Tutte le elezioni politiche dal 2001, comprese le ultime del dicembre 2007, sono state vinte dai sostenitori di Thaksin. La nomina di Abhisit segue nuove alleanze parlamentari, dopo la dissoluzione il 2 dicembre da parte della Corte costituzionale del partito del potere del Popolo (Peoplès Power Party, Ppp), mentre gli aeroporti di Bangkok erano occupati dai manifestanti monarchici del Pad (Peoplès Alliance for Democracy). Abhisit è il terzo uomo politico a diventare primo ministro in 10 mesi in Thailandia. Samak Sundaravej, alleato di Thaksin, è stato eletto capo di governo a febbraio, in seguito alle politiche di dicembre 2007, che hanno messo fine a 15 mesi di amministrazione militare. Samak, un appassionato di cucina, è stato destituito a settembre dalla Corte costituzionale, ufficialmente per avere continuato a presentare una trasmissione culinaria in tv. È stato rimpiazzato da Somchai Wongsawat, cognato di Thaksin, a sua volta costretto alle dimissioni il 2 dicembre su ordine della Corte costituzionale. (lastampa)
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Nelle province "pacificate" esibizioni di muscoli della polizia: "Ci stanno soffocando" .
Nell’aria ghiacciata del mattino, escono a passo di corsa dalla caserma e cominciano a battere violentemente i piedi sull’asfalto. «Un, due, tre!», gridano all’unisono, con le ginocchia ben alzate. Fine novembre, Xiahe. La dimostrazione di forza della Polizia armata popolare, le forze paramilitari cinesi, non è senza ragione. In questa città a maggioranza tibetana nella provincia di Gansu, nel Nord-Ovest della Cina, alcuni «fomentatori» di una manifestazione violenta di tibetani scoppiata sulla scia della rivolta di massa in Tibet dello scorso 14 marzo vengono processati in questi giorni. Nessuno sa quello che sta succedendo realmente nella Regione «autonoma» del Tibet, la provincia resta proibita ai giornalisti. Il nostro giornale, come molti altri, si è visto recentemente rifiutare l’autorizzazione per raggiungere Lhasa. Anche del processo in città si sa poco. Ma tutti sanno che l’esibizione muscolare dei poliziotti al mattino serve a prevenire possibili manifestazioni di solidarietà con gli imputati. La sfilata marziale sembra lasciare i tibetani attoniti: qualcuno, con una manica del suo chuba gettata sulle spalle con nonchalance, guarda dalla via principale i giovani paramilitari. Due mondi sembrano coesistere e ignorarsi: quello della Cina, in una delle ultime marche occidentali del suo impero, e quello tibetano, al meglio restio, al peggio indifferente. Ma il 16 marzo scorso, quella fiammata di violenza, anche senza vittime, ha scosso gli equilibri di Xiahe. Lo scenario era quello tipico della rivolta tibetana. I monaci organizzavano manifestazioni, i giovani li seguivano, disoccupati in collera o tibetani frustrati dall'opulenza dei nuovi ricchi cinesi di etnia Han o Hui, musulmani cinesi. Il centro della protesta era il grande monastero di Labrang, uno dei massimi focolari della cultura tibetana, che troneggia nella zona tibetana della città, con i suoi tetti dorati tra una fitta trama di viuzze e case basse, residenza di un migliaio di monaci. In marzo i manifestanti si erano diretti verso la sede del governo locale. Poi avevano assalito centinaia di negozi di cinesi, spaccando le vetrine. I paramilitari li avevano dispersi a colpi di granate lacrimogene. «Qualche settimana dopo - racconta un monaco - i poliziotti sono scesi nel monastero. Tutto è stato perquisito. Cercavano immagini del Dalai Lama e soprattutto i telefonini con i quali erano state fatte le uniche foto delle manifestazioni». Quella notte, secondo il monaco, circa 200 fratelli vennero arrestati. Molti sono stati rilasciati, «dopo essere stati minacciati di gravi rappresaglie se avessero parlato con giornalisti stranieri». Tre sono ancora in prigione: Jimai, Tselsen e Thunthe, dice mormorando i loro nomi. Cinque ore di strada più a Sud, la cittadina di Langmusi offre uno spettacolo molto differente: due monasteri si fronteggiano incombendo sulla strada principale che separa le province di Gansu e Sichuan. Uno dei due monasteri è ostile ai cinesi, e lo ha manifestato in marzo. L’altro è del partito dei «moderati». Uno dei suoi monaci spiega: «Che potevamo fare? Manifestare con violenza? Dobbiamo trovare una via per la conciliazione». Dobbiamo adattarci». I colleghi del monastero di fronte, racconta, «hanno ottenuto la chiusura della loro scuola di filosofia» e l’allontanamento di tutti i monaci con meno di 18 anni. Quelli che restano devono seguire tutti i giorni lezioni di educazione patriottica e rinnegare ogni legame con il Dalai Lama. «Anche noi - precisa - dobbiamo seguire lezioni di patriottismo, ma tutto è molto più blando». Altre lunghe ore di macchina attraverso un paesaggio innevato di pascoli in altura punteggiati di yak, un mondo piatto dagli orizzonti lontani. Pochissime macchine, ogni tanto posti di blocco, dei paramilitari, fatti di sacchetti di sabbia. Ma si passa senza alcun controllo, molti addirittura sono abbandonati. A marzo monaci sventolavano le bandiere del Tibet indipendente, con effigiati i due leopardi delle nevi, e il governo locale era stato circondato da un migliaio di persone. Poi i manifestanti attaccarono i negozi cinesi. E la polizia sparò. Un monaco, ma anche un laico tibetano e commercianti cinesi confermano. Ci furono una dozzina di morti. Nell’immenso monastero della città, che ospita 2500 religiosi in un complesso di edifici dall’architettura molto «cinese», dai tetti a pagoda, un giovane monaco racconta quei giorni nel silenzio della sua cella, al termine di un cammino tortuoso tra stradine innevate: «Ero tra la folla. Ci hanno respinti verso il monastero. La sera, ho visto riportare setto o otto cadaveri. Avevano i segni delle pallottole nel petto, nei fianchi. Poi, qualche settimana dopo, la polizia ha condotto una spedizione punitiva. Hanno interrogato centinaia di monaci. Poi li hanno rilasciati».(lemonde-trad.it a cura de lastampa)
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Prosegue la visita di addio del presidente Usa. in Afghanistan ieri in Iraq il lancio delle scarpe di un cronista della tv Al Baghdadia.
KABUL - Dopo l'Iraq l'Afghanistan, e questa volta nessun lancio di scarpe. Prosegue il viaggio di commiato del presidente uscente Usa, George W. Bush, che stamane si è recato alla base militare di Bagram, fuori Kabul, per incontrare le truppe Usa. Bush ieri è arrivato a sorpresa in Iraq per salutare i soldati Usa e le autorità locali. Oggi ha incontrato nella capitale il presidente afgano, Hamid Karzai, a cui ha assicurato che Kabul "può contare sugli Stati Uniti". "Come avete contato sulla mia amministrazione - ha detto - ora potete fare affidamento anche sulla nuova". Barack Obama infatti nella sua campagna elettorale ha sempre indicato la politica Usa in Afghanistan come una priorità. Conferenza stampa decisamente più tranquilla quella afgana, con i giornalisti presenti che si sono rivolti al presidente Bush con il titolo onorario di "Sua eccellenza", su invito di uno dei portavoce di Karzai, e nessun gesto eclatante come il fuori programma di ieri a Bagdad, quando un cronista della tv irachena Al Baghdadia, urlando "This is a farewell kiss, you dog", ovvero "Questo è il tuo bacio d'addio, cane", ha tirato entrambe le scarpe al presidente americano, in occasione dell'incontro con la stampa insieme al premier Nouri Al Maliki. Scarpe abilmente schivate da Bush, che non si è troppo scomposto ed ha risposto con una battuta: "Tutto quello che posso dire è che era una taglia 10 (che equivale a un numero 44 in Italia ndr)". Un funzionario del governo di Bagdad ha fatto sapere che Muntadar Al Zeidi, questo il nome del giornalista, è stato trattenuto dalle guardie del premier iracheno Nouri al Maliki per interrogatorio ed è stato sottoposto ai test di alcol e droga. Il funzionario, che ha voluto mantenere l'anonimato, ha detto che il giornalista è stato interrogato per sapere se qualcuno l'avesse pagato per lanciare le sue scarpe contro Bush. Immediata la replica di Khalil Al Dulaimi, legale iracheno di Saddam Hussein, che ha chiesto l'immediata liberazione dell'"eroe nazionale Muntadar". Interpellato dalla tv araba Al Jazeera, il legale ha detto che "tutti noi avvocati iracheni ci offriamo di difendere il nostro eroe". (repubblica)
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Era ricoverato in ospedale per tumore ai polmoni
NICOSIA, 12 DIC-L'ex presidente cipriota Tassos Papadopoulos, 74 anni, e' morto nell'ospedale di Nicosia dove era ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Lo hanno riferito fonti ospedaliere ricordando che Papadopoulos - sin da giovane accanito fumatore - era malato di cancro ai polmoni. Le condizioni dell'ex capo di Stato cipriota - il quinto di quest'isola mediterranea dopo l'indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1960 - si erano rapidamente aggravate negli ultimi giorni.(ansa)
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