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Ultimo aggiornamento: 15/06/2010 alle ore 11:37
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RITROVATO IL NEONATO RAPITO
Active ImageÈ stato ritrovato in casa di un'infermiera a Nocera Inferiore Luca Cioffi, il neonato rapito a poche ore dalla nascita all'ospedale locale «Umberto I». L'annuncio del ritrovamento è stato dato poco dopo mezzanotte dal padre del bimbo: «Luca sta bene». Annarita Buonocore, la donna nella cui abitazione è stato ritrovato il piccolo Luca, un'infermiera che lavora in un altro ospedale, il Cardarelli di Napoli, subito dopo il blitz della squadra mobile e dello Sco è stata portata al commissariato di Nocera Inferiore per l'interrogatorio. Con la Buonocore è stata in un primo tempo fermata anche la figlia, poi rilasciata: non risulta coinvolta nel reato. Annarita Buonocore, separata, vive con due figlie (una ragazza di 19 anni e una minore di 11), lunedì aveva preso un giorno di ferie. Annarita Buonocore di fronte agli inquirenti si sarebbe chiusa in un mutismo totale poi avrebbe spiegato il movente del suo folle gesto: conquistare il proprio compagno dopo un aborto. Il sostituto procuratore di Nocera Giancarlo Russo si è occupato del caso tutta la notte. IL MEDICO - È stato un medico dell'ospedale Umberto I di Nocera a consentire alla polizia di arrivare ad Annarita Bonocore. L'uomo, secondo quando si apprende, conosceva la Bonocore e stava uscendo dall'ospedale quando l'ha incrociata, con un bambino in braccio. Al momento non ha fatto caso alla cosa ma quando è stato diffuso l'identikit della «falsa» infermiera che aveva rapito un bimbo, ha riconosciuto nell'immagine Annarita Bonocore. A quel punto il medico ha immediatamente avvertito la polizia, che ha mostrato una foto della donna alla madre di Luca, che ha riconosciuto l'infermiera. Venti minuti dopo il riconoscimento è scattato il blitz degli uomini della squadra mobile e del Servizio operativo centrale della polizia. Nell'appartamento, gli agenti hanno subito immobilizzato la donna e hanno trovato il bambino in un lettino, dove era stato accudito dalla Bonocore. IL QUESTORE - «Ha agito da sola in ospedale la rapitrice del neonato, ma stiamo verificando altre situazioni», eventuali coinvolgimenti di altre persone: lo ha detto il questore di Salerno, Vincenzo Roca, giunto in nottata all'ospedale di Nocera Inferiore, subito dopo il ritrovamento. La donna «aveva esperienza in materia sanitaria - ha aggiunto e questo era chiaro da come si è comportata nella stanza della mamma. Una serie di dettagli ci hanno fatto capire che sapeva muoversi in un reparto maternita». Il questore ha sottolineato il valore della sinergia tra tutte le forze dell'ordine messe in campo nel corso delle ricerche e l'importanza dell'intuizione avuta sulla pista giusta. «Abbiamo ottenuto un risultato in pochissimo tempo». APPENA NATO - Al momento del rapimento il bimbo era nato da appena tre ore. L'allarme è scattato con ritardo e per molte ore il bambino è stato cercato invano, mentre i genitori, il papà Fabio e la mamma Annalisa Fortunato, precipitavano nella disperazione.
 
NEONATO RAPITO IN OSPEDALE, CACCIA A FALSA INFERMIERA
Active ImageIl piccolo Luca, venuto alla luce alle 10 all'ospedale di Nocera, in provincia di Salerno, alle 14 e 30 non c'era già più: rapito. Una storia dai contorni incredibili quella accaduta al nosocomio Umberto I. Secondo una prima ricostruzione pare che intorno all'ora di pranzo, nella stanza del reparto di ginecologia dov'è ricoverata la mamma, sia entrata una donna tra i 35 e i 40 anni vestita da infermiera. IL RAPIMENTO - Con la scusa di portare il neonato nel nido, e rassicurando la madre che si trovava in compagnia della cognata, la finta infermiera lo ha invece prelevato e portato con sé. Solo verso le 15, quando la madre ha chiesto al personale medico di poter vedere il figlio, si è scoperto che il bambino era stato sottratto da un soggetto non autorizzato. Così è scattato l'allarme. I PRIMI SOSPETTI E LE RICERCHE - In base alle prime testimonianze raccolte sembra che la rapitrice si sia allontanata dall'ospedale scendendo dal reparto con un montacarichi e poi andando via a bordo di una Fiat di colore verde, in compagnia di una complice. La «finta infermiera» avrebbe sui 35-40 anni, quasi certamente italiana, occhi e capelli castani, alta circa un metro e settanta. Sul drammatico episodio sta indagando la polizia, coordinata dal questore di Salerno Vincenzo Roca, che si è subito recato in ospedale. Il capo della polizia Antonio Manganelli, inoltre, ha inviato ispettori dello Sco per coadiuvare le indagini. L’ospedale «Umberto I» è presidiato da un ingente spiegamento di forze dell’ordine e controlli minuziosi sono attuati anche all’ingresso di Nocera Inferiore dell’autostrada A3 Napoli-Salerno. Le ricerche si stanno svolgendo infatti anche a Napoli e con l’ausilio di un elicottero: la zona sotto controllo è ampia perché il ritardo con cui è stato dato l’allarme potrebbe aver favorito la fuga dei sequestratori. Nessun aiuto, purtroppo, arriverà dal sistema di videosorveglianza del nosocomio, che è infatti fuori servizio. FAMILIARI IN PENA - La mamma del piccolo, Annalisa Fortunato, è impiegata in un centro di telefonia, mentre il papà, Fabio Cioffi, è maresciallo dell'esercito appartenente alla brigata Garibaldi ed è attualmente impegnato in missione in Libano. Il militare era appositamente rientrato in Italia per la nascita del bimbo, ma al momento del sequestro si trovava a casa per accudire il primo figlio della coppia, che ha due anni. Fuori al reparto sono immediatamente accorsi i parenti della coppia, che vive a Nocera superiore, in pena per la sparizione del piccolo, nato stamane con un partito cesareo, come ha precisato l'anestesista Claudio Pagano. In base alla ricostruzione appare chiaro che chi ha portato via il bimbo conoscesse molto bene l'ospedale, vista la rapidità dei movimenti e la disponibilità della divisa tipica del personale della nursery. IL MEDICO IN ANSIA - «È una cosa inaudita, un atto inusitato». A parlare così, al Tg3, del rapimento del neonato è il responsabile del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Nocera Inferiore dove il piccolo è venuto alla luce, Gaetano Vitagliano. «Il bimbo - ha detto il primario - ha solo poche ore di vita ed ha bisogno di tutto». Ma il medico si è anche detto «ottimista» sulla soluzione della vicenda IL SINDACO - «È una vicenda sconcertante ed angosciante ma che presenta anche tante anomalie e punti interrogativi». Così il sindaco di Nocera Inferiore Antonio Romano: «È un fatto - sottolinea - di una gravità inaudita. Non conosco nel dettaglio quanto successo ma ragionando in astratto mi sembra una vicenda molto anomala, che andrebbe approfondita per bene. Conosco la professionalità della struttura e degli operatori. Ma, ripeto, mi sembra una vicenda molto strana. A rassicurarmi c’è comunque il fatto che dalle forze dell’ordine è stata posta la massima attenzione»
 
PAURA A CINISELLO PER UN UOMO OSTAGGIO DI UN FOLLE SQUILIBRATO
Active ImagePer quasi tre ore uno squilibrato ha tenuto in ostaggio il portinaio dello stabile in cui abita, in via Volontari del Sangue 2 a Cinisello Balsamo, nel Milanese. Il sequestro è iniziato poco prima delle 16 quando Giovanni Poletti, 35 anni, già noto alle forze dell'ordine e con problemi psichici, probabilmente sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, ha preso in ostaggio Paolo Scarrone, 50 anni, portinaio del condominio, un complesso di case popolari in cui vivono numerosi occupanti abusivi. Poletti ha trascinato la vittima fuori dalla guardiola della portineria sotto la minaccia di due coltelli e lo ha fatto stendere a terra, urlando frasi incomprensibili alternate a minacce. Chiamati dai vicini, sono arrivati i carabinieri di Sesto san Giovanni e di Monza e gli uomini della polizia di Milano che hanno circondato il sequestratore, trascinandolo in mezzo al giardino. Per convincere Poletti a lasciare la sua vittima è stata chiamata la moglie, ma nemmeno lei è riuscita a convincerlo. Anzi, in preda a un raptus il sequestratore si è ferito alle braccia e al torace con i due coltelli che impugnava, continuando a minacciare la vittima, inginocchiata a terra. Poletti, sopra di lui, urlava in continuazione per tener lontani gli uomini delle forze dell'ordine. Poco dopo le 18.30, con la scusa di portare una sedia per il portinaio, carabinieri e poliziotti sono riusciti a distrarre Poletti e si sono avventati su di lui per immobilizzarlo. Nella colluttazione lo squilibrato è riuscito a ferire un agente alla spalla e altri due, più lievemente, alle braccia. Poi è stato bloccato a terra e trascinato fino a un'ambulanza. Su altri mezzi del 118 sono stati medicati i poliziotti feriti e i medici hanno portato le prime cure al portinaio, visibilmente provato, e alla moglie di Poletti che per la tensione è svenuta. Non si conoscono le cause che hanno scatenato la furia del sequestratore: lo stesso portinaio, sebbene molto scosso, è riuscito a dire di non aver capito il motivo per cui l'uomo se l'è presa con lui.
 
AGGREDISCONO DISABILE GAY, TRE DENUNCIATI A PORDENONE
Active ImageUn uomo di 30 anni, omosessuale, seguito dai servizi sociali del Comune per una lieve disabilità psichica e mentale, è stato aggredito, a calci e pugni, a Pordenone, da tre persone che sono poi fuggite. Secondo gli accertamenti della Polizia, i tre hanno agito organizzando con precisione l'aggressione. "Volevamo dare una lezione ai froci", hanno detto i tre ai poliziotti nel corso degli interrogatori. Durante il pestaggio, hanno anche ripetutamente apostrofato la vittima con frasi ingiuriose. Hanno aggredito il disabile gay perché non sapevano cosa fare il venerdì sera: è la ricostruzione che la Squadra Mobile della Questura di Pordenone ha fatto dell'episodio avvenuto il 23 gennaio scorso nella città friulana. La Polizia ha identificato gli aggressori, che sono un uomo di 43 anni e due giovani di 21 e 22 anni, e li ha denunciati alla magistratura in stato di libertà per concorso in violenza privata aggravata. Gli investigatori, coordinati dal sostituto Procuratore della Repubblica di Pordenone Giorgio Cozzarini, escludono motivazioni politiche alla base dell'aggressione. I tre denunciati hanno detto alla Polizia - secondo quanto riferito dagli investigatori - che non sapevano come trascorrere il venerdì sera e hanno così deciso di dare una lezione agli omosessuali che frequantano la zona del Bronx di Pordenone. Per tentare di giustificarsi, hanno aggiunto che avevano sentito dire in giro che la zona era frequentata da un pedofilo che molestava i bambini. Il disabile era gia' stato pestato in maniera molto violenta nel 2002. All'epoca era militare in ferma breve volontaria e ad aggredirlo fu il compagno che, dopo averlo selvaggiamente picchiato, lo abbandono', moribondo, nelle campagne alla periferia di Pordenone. Le conseguenze di quell'episodio furono gravissime e permanenti: la vittima resto' in coma per alcune settimane, riporto' danni cerebrali importanti e la semicecita'. Proprio in seguito a quell'episodio venne dichiarato invalido civile al 100% ed e' stato costretto a sottoporsi a lunghe terapie riabilitative. Per quell'aggressione il compagno - un fiorentino di 45 anni - fu condannato per tentativo di omicidio.
 
SEQUESTRO TERMOVALORIZZATORE COLLEFERRO, 13 FERMI
Active ImageIl Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri di Roma, diretti dal capitano Pietro Rajola Pescarini, hanno effettuato questa notte il sequestro dei due termovalorizzatori dell' impianto di Colleferro e proceduto all'arresto di 13 persone con l'accusa di associazione per traffico illecito di rifiuti e truffa allo stato. A finire in manette la dirigenza del consorzio che gestisce l'impianto di smaltimento alle porte di Roma e alcuni responsabili dell'Ama per i ciclo dei rifiuti. Secondo quanto si apprende da fonti investigative a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando "tutte le norme previste". Parte del materiale, hanno verificato gli uomini dell'Arma, arriva "di nascosto" dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi. Nell'inchiesta sono coinvolti amministratori di società di rifiuti e combustibile derivato da rifiuti (Cdr) nel Lazio, in Campania e in Puglia: indagate 25 persone. Le indagini, hanno riguardato la verifica della qualità e consistenza del cdr immesso quotidianamente nei cicli gestionali degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, in provincia di Roma, dove venivano conferiti i rifiuti provenienti principalmente dalle regioni Lazio e Campania. Le articolate indagini del Noe di Roma, diretto dal capitano Pietro Rajola Pescarini, hanno permesso di raccogliere elementi di responsabilià a carico dei soggetti che conseguivano ingiusti profitti, rappresentati dai maggiori ricavi e dalle minori spese di gestione dei rifiuti che venivano prodotti e commercializzati come cdr pur non avendone le caratteristiche, qualificabili, in gran parte invece, come rifiuti speciali anche pericolosi e quindi non utilizzabili nei forni dei termovalorizzatori per il recupero energetico. OPERAI E DIPENDENTI VESSATI PER NON DENUNCIARE - Tra gli episodi contestati ai 25 indagati nel traffico illecito di rifiuti speciali c'é anche la combustione di pneumatici di veicoli all'interno del termodistruttore, "nonostante le rimostrante e i dubbi posti da alcuni operai verso i responsabili dell'impianto; la combustione di altro materiale non idoneo, annotato dagli operai sulla documentazione e registri di accettazione con diverse diciture quali "Munezza", "Pezzatura grossa" o "Scadente". Nel mirino della magistratura, che ha fatto scattare il blitz del Noe 'Black Hole', anche "il condizionamento nei confronti di dipendenti ed operai, anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l'autorità giudiziaria". Ma anche l'organizzazione del conferimento di rifiuti urbani non differenziati ai termovalorizzatori, classificati come Cdr; falsificazione e predisposizione di certificati di analisi sulla natura dei rifiuti; l'ottenimento di incentivi statali in campo energetico. Inoltre sono stati distrutti o occultati certificati ed analisi e alterati i dati dei valori fuori limite.
 
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