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I carabinieri e la guardia di finanza hanno posto sotto sequestro il nuovo edificio dell'ospedale di Caltanissetta. Il provvedimento è del pm Nicolò Marino. Secondo gli inquirenti la struttura sarebbe stata realizzata con calcestruzzo fornito dalla società Calcestruzzo spa, di qualità inferiore a quella prevista dal progettista e quindi potrebbe causare "il pericolo di crollo della struttura". Il nuovo ospedale è stato posto dunque sotto sequestro e affidato in custodia all'Ente appaltante; in questo modo viene esclusa la gestione e l'utilizzo della struttura. Sequestrata anche una galleria dell'autostrada Palermo-Messina. Il decreto è stato disposto in seguito agli accertamenti tecnici effettuati sul calcestruzzo utilizzato per la realizzazione dell'opera, fornito dalla Calcestruzzi spa, che sarebbe di qualità inferiore a quella prevista nella progettazione della struttura. L'opera sequestrata è la galleria "Cozzo Minneria", nei pressi dello svincolo di Castelbuono.
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I carabinieri di Gela hanno eseguito 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei presunti responsabili di estorsioni messe a segno ai danni di commercianti della cittadina nissena. Per l'accusa si tratta di affiliati alla "Stidda". I provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip del tribunale di Caltanissetta, Fabrizio Nicoletti, su richiesta del procuratore aggiunto, Renato Di Natale, e del sostituto della Direzione distrettuale antimafia, Rocco Liguori. I carabinieri hanno eseguito i provvedimenti a Gela e a Ghedi (Brescia) e dieci delle 15 ordinanze sono state notificate in cella a indagati già arrestati per altre inchieste. Per gli inquirenti gli esattori del racket hanno imposto il pagamento del pizzo a diversi commercianti, in particolare ristoratori di Gela.
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I carabinieri della compagnia di Gela hanno eseguito 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei presunti responsabili di estorsioni messe a segno ai danni di commercianti della cittadina nissena. Per l'accusa si tratta di affiliati a Cosa nostra e alla "Stidda", l'organizzazione criminale della provincia di Caltanissetta che in passato si opponeva ai boss mafiosi. I provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip del tribunale di Caltanissetta, Fabrizio Nicoletti, su richiesta del procuratore aggiunto, Renato Di Natale, e del sostituto della Direzione distrettuale antimafia, Rocco Liguori. I carabinieri hanno eseguito i provvedimenti a Gela e a Ghedi (Brescia) e dieci delle 15 ordinanze sono state notificate in cella a indagati già arrestati per altre inchieste. Per gli inquirenti gli esattori del racket hanno imposto il pagamento del pizzo a diversi commercianti, in particolare ristoratori di Gela.
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Il premio internazionale "Gela - città della legalità" è stato assegnato al procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che per l'occasione ha ricevuto anche la cittadinanza onoraria. Grasso, presente alla cerimonia di consegna del riconoscimento, ha detto "ringrazio per questo onore che ricevo dalla città di Gela e dal sindaco, Crocetta. Sono tornato dopo molti mesi e ho visto tante cose migliorate. Questo lascia sperare che a Gela si possa continuare su un profilo alto di legalità e di lotta alla mafia". Sui tanti successi registrati in questi anni nella battaglia antimafia e sulla prospettiva che Gela si liberi della criminalità organizzata, Grasso ha detto che "questa rivoluzione sul territorio si potrà avere quando sarà maggiore l'isolamento dei mafiosi e di tutto il sistema che li protegge". Il sindaco Crocetta, consegnando il premio, ha motivato la scelta dicendo che si tratta del "riconoscimento del grande successo registrato in questi ultimi anni nella cattura dei latitanti e della lotta alla mafia". Crocetta ha confermato l'assegnazione del premio alla squadra catturandi della squadra mobile della questura di Caltanissetta. La consegna avverrà nella giornata della memoria il 21 marzo prossimo.
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Le indagini partono dalle estorsioni messe in atto da Cosa nostra e dalla Stidda di Gela nei confronti di due ristoratori locali. Nel corso delle investigazioni è venuto fuori che le due consorterie mafiose da molti anni (dal 1995 al 2006 per il primo imprenditore e dal 2001 fino al 2006 per il secondo) avevano sottoposto a continue richieste di pizzo (soprattutto a Pasqua, Ferragosto e Natale), i titolari dei ristoranti, ai quali venivano chiesti 500 euro per ogni festività. Come se non bastasse, gli estorsori pretendevano alimenti, bevande e dolci senza pagare. Chi versava il pizzo, inoltre, subiva comunque attentati incendiari. Gli investigatori hanno anche avviato un'azione di costante raccordo con la locale associazione antiracket "Gaetano Giordano", contattando numerosi titolari di attività commerciali e imprenditoriali gelesi e invitandoli a chiarire la loro posizione dopo le recenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra i quali Rosario Trubia, Emanuele Terlati e Marcello Sultano (il primo già affiliato di Cosa nostra gelese e l'altro elemento di spicco della locale Stidda), che hanno confermato come quasi tutte le principali attività di Gela vengono costrette a "mettersi in regola" con le cosche. I commercianti hanno collaborato con gli investigatori confermando le estorsioni subite. Intanto l'associazione antiracket "Gaetano Giordano" di Gela, in un documento a firma del presidente Renzo Caponetti e del presidente nazionale onorario Fai, Tano Grasso, esprime "un vivo ringraziamento alle forze dell'ordine e alla magistratura per l'impegno e la professionalità dimostrata in questa e in altre operazioni antimafia". "Quella di oggi - scrivono i due presidenti - costituisce la conferma della validità di un modello ampiamente sperimentato dall'antiracket di Gela". "L'associazione - si legge nella nota - si incontra con le vittime dell'estorsione, instaura con loro un rapporto di fiducia, le assiste e le sostiene anche durante i processi e tiene sotto controllo i problemi legati alla sicurezza personale e delle loro aziende". Un lavoro, questo, che Caponetti e Grasso dicono di svolgere "in silenzio, in assoluta autonomia e senza dipendenza politica, facendo antiracket coi fatti non con i convegni". Rivolgono, infine, un appello a quegli imprenditori che esitano ancora a denunciare i loro estorsori, e li invitano a "rompere il muro del silenzio e della paura".
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Cinque auto sono state danneggiate in due diversi incendi verificatisi in nottata a Caltanissetta. Il primo in via Trieste. Le fiamme sono divampate poco dopo l'una su una Peugeot 206 parcheggiata. Danneggiato il cofano dell'utilitaria. L'altro rogo in via Gentile, alle 4.30. Coinvolte una Renault Clio, una Renault Modus, una Volkswagen Golf e una Fiat Tipo. Le fiamme, in entrambi i casi, sono state spente dai vigili del fuoco. Indagano i carabinieri.
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