Colpo di freno della Procura dei minori di Catania sulla presunta gravidanza di Lorena Cultraro, la studentessa di 14 anni di Niscemi, strangolata da tre giovani, gettata in una vasca per l'irrigazione e trovata da un contadino il 12 maggio scorso. Ieri, fonti qualificate avevano rivelato che dagli esami istologici effettuati sul cadavere era emerso che la vittima aspettava un bambino. Oggi, la replica dei magistrati che, pur non smentendo la circostanza, hanno precisato che gli esami non sarebbero stati ancora completati e che non sarebbero stati comunicati loro, neanche informalmente, gli esiti delle analisi sullo stato dell' adolescente. La Procura, inoltre, ha fatto sapere che sta valutando se trasmettere gli atti ai colleghi di Caltanissetta perché si indaghi sulla fuga di notizie. "Il dato clinico - dicono i pm - sarebbe comunque irrilevante ai fini dell'inchiesta, visto che l'omicidio è avvenuto perché i tre indagati erano convinti che la ragazza fosse incinta di uno di loro". Secondo le ricostruzioni degli investigatori, Lorena Cultraro é stata violentata dai tre minorenni, arrestati dai carabinieri poche ore dopo il ritrovamento del cadavere, e poi massacrata a calci e pugni, prima di essere strangolata con un cavo della tv. Il corpo è stato poi gettato in una vasca per l'irrigazione. I tre ragazzi, Alessandro A. di 17 anni, Domenico D.M. (che ha compiuto 17 anni il mese scorso) e Giuseppe G. di 16 anni, tutti di Niscemi, accusati dell'omicidio, hanno confessato ai giudici di aver ucciso Lorena perché la ragazza aveva detto di aspettare un bimbo da uno di loro. "Voleva incolparci tutti e tre - ha detto agli inquirenti Alessandro - perché sicuramente uno di noi l'aveva messa incinta". A quel punto è scattato il piano per ucciderla. Lorena è stata portata in un casolare di campagna, fatta spogliare e poi strangolata. L'autopsia non ha potuto accertare la gravidanza che al momento della morte sarebbe stata in uno stadio inziale. Per questo motivo il medico legale, Maria Berlich ha prelevato alcuni campioni dalla vagina sui quali ha effettuato esami istologici che avrebbero dato esito positivo. (ANSA).
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Un forte boato negli impianti del Petrolchimico di Gela ha creato panico tra le persone che risiedono vicino al sito industriale. La direzione della Polimeri Europa, del gruppo Eni, spiega che lo scoppio, il secondo in sei giorni, è stato provocato dalla valvola di sicurezza del reattore dell'impianto 'Polietilene sesta linea'. Si tratta di un congegno che interviene quando la pressione supera i limiti massimi fissati dalle procedure tecniche. I gas di processo espulsi attraverso un camino hanno generato delle fiamme per alcuni minuti. Sebbene l'azienda rassicuri sulla sicurezza dello stabilimento, il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, ha chiesto il fermo degli impianti per la produzione di materie plastiche per motivi di sicurezza e ordine pubblico. "Al di là del fatto che non si sono verificate conseguenze negative per la popolazione - dice Crocetta - l'esplosione rappresenta un allarme sulle condizioni di tenuta e di manutenzione degli impianti, che vanno fermati e riavviati solo dopo l'avvenuta certificazione della manutenzione e di una verifica straordinaria delle apparecchiature per tutelare la cittadinanza fortemente scossa".
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Era incinta Lorena Cultraro, la studentessa di 14 anni di Niscemi, strangolata da tre giovani, e poi gettata in una vasca per l'irrigazione e trovata da un contadino il 12 maggio scorso. La conferma arriva all'ANSA da fonti qualificate. La gravidanza è stata accertata a conclusione degli esami istologici effettuati sul corpo della giovane massacrata da tre coetanei che avevano deciso di ucciderla proprio perché aveva detto di essere incinta di uno di loro. L'esito dell'accertamento sarà depositato nei prossimi giorni alla procura per i Minorenni di Catania dal medico legale Maria Berlich che ha avuto l'incarico di effettuare l'esame autoptico. Lorena Cultraro è stata violentata da tre minorenni, arrestati dai carabinieri, e poi massacrata a calci e pugni, prima di essere strangolata con un cavo della tv. Il suo corpo è stato poi gettato in una vasca per l'irrigazione, legandolo ad un grande masso per farlo andare a fondo. Il cadavere è stato trovato dopo alcuni giorni e i carabineri hanno subito individuato gli autori del delitto che hanno confessato. I tre minorenni, Alessandro A. di 17 anni, Domenico D.M. (che ha compiuto 17 anni il mese scorso) e Giuseppe G. di 16 anni, tutti di Niscemi, accusati dell'omicidio, hanno ammesso davanti ai giudici di aver ucciso Lorena dopo che la ragazza aveva detto che uno di loro era il padre del bimbo che aspettava. "Voleva incolparci tutti e tre - ha detto agli investigatori Alessandro - perché sicuramente uno di noi l'aveva messa incinta". A quel punto è scattato il piano per ucciderla e l'ordine è arrivato tramite un sms. La ragazza è stata portata in un casolare di campagna, fatta spogliare e poi strangolata. Durante l'autopsia, a causa del fatto che la gravidanza poteva essere di pochi giorni, è stato impossibile accertarlo. Per questo motivo il medico legale ha prelevato alcuni campioni dalla vagina sui quali ha effettuato esami istologici che hanno dato esito positivo.
(ansa)
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Feudo Principi di Butera ha conquistato la quarta edizione di VitignoItalia, il Salone del vitigno autoctono e tradizionale italiano che si tiene ogni anno a Napoli. Lo ha fatto con l'Inzolia 2007, un vino fresco, ricavato da uve raccolte nella prima settimana di settembre in piccole cassette e sottoposte a pressatura soffice. Il suo colore è giallo paglierino dorato chiaro e luminoso, con lievi riflessi verdolini. Il profumo è ampio, con sentori di frutta esotica e fiori di ginestra. Il sapore è ricco, armonico con delicati sentori di mandorla dolce. Il premio è stato consegnato ieri sera, nel corso della cena di gala che si è tenuta presso il ristorante Donnanna di Napoli: il vino vincitore sarà oggi proposto al pubblico, presso la sala degustazione della kermesse. "Il nostro lavoro é finalizzato ad ottenere vini che siano espressione il più possibile fedele del territorio da cui provengono - dice Antonino Tranchida, direttore della tenuta - e questo successo ci dice che stiamo lavorando nella giusta direzione".
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Agenti della sezione antidroga della Squadra mobile, con la collaborazione dei colleghi del Commissariato di Gela, hanno arrestato Crocifisso Di Gennaro, di 27 anni, pregiudicato, perché accusato di detenzione ai fini di spaccio di cocaina. I poliziotti hanno trovato addosso all'uomo 31.8 grammi di droga, divisa in 41 involucri. Di Gennaro è stato arrestato nei pressi di un bar a Gela.
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Vasile Militaru, romeno di 40 anni, è finito in manette a Caltanissetta: è accusato di aver molestato telefonicamente una sua connazionale e i datori di lavoro della donna, titolari di una pasticceria. La squadra mobile, nel corso di una perquisizione, ha trovato a casa del romeno alcune munizioni e sigarette di contrabbando. Nell'auto l'uomo aveva una spranga di ferro. Le indagini della polizia vanno avanti da marzo. Militaru dovrà anche rispondere di resistenza, minacce e violenza a pubblici ufficiali, violenza privata, estorsione, furto aggravato in abitazione e diffamazione. La moglie del romeno, Elena Minodora, 40 anni, è stata denunciata, in concorso con il marito, per la detenzione dei tabacchi di contrabbando.
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