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Cosa nostra sta vivendo una "situazione di crisi" grazie ai colpi messi a segno dalle forze di polizia, ma l'attenzione deve rimanere comunque alta perché la mafia si farà carico di una "profonda riflessione strategica" che non è ancora chiaro in cosa sfocerà. E' quanto scrivono gli uomini della Direzione investigativa antimafia relativa ai primi sei mesi del 2008, consegnata al Parlamento sottolineando che in questo contesto, l'atteggiamento di Confindustria Sicilia va valutato positivamente. Gli industriali, è scritto, "con atti concreti si sono schierati contro l'organizzazione mafiosa, assumendosi precise responsabilità e rischi personali, testimoniando così l'inizio di un percorso virtuoso nell'ambito di un graduale estensione della cultura della legalità". Secondo la Dia sono stati gli arresti di Salvatore e Sandro Lo Piccolo ad accentuare la crisi. Gli arresti hanno infatti provocato "fibrillazioni e disorientamenti non trascurabili, non solo per l'indubbia valenza oggettiva ma anche perché hanno consentito l'acquisizione di preziosissimi documenti circa gli 'interna corporis' del sistema mafioso e hanno favorito atteggiamenti di collaborazione con la giustizia di taluni gregari arrestati". Cosa Nostra vive dunque una situazione di "stasi" che "tende a frenare l'autonomia raggiunta dalle varie componenti, come pure qualsiasi attività illecita e i conseguenti aspetti decisionali nei rispettivi territori di competenza". Qualcosa che tocca anche quello che attualmente gli investigatori continuano a ritenere il boss più pericoloso in circolazione, Matteo Messina Danaro. Attenzione però, perché "é ipotizzabile - avverte la Dia - che Cosa Nostra si farà carico di "una profonda riflessione strategica per definire più sicuri moduli strutturali e operativi atti ad assicurare una maggiore impermeabilità delle attività investigative nei confronti del tessuto decisionale e un rinnovato substrato di consenso". Riflessione già iniziata visto che le indagini registrano "diversi spostamenti di uomini d'onore, soppressione o accorpamento di famiglie, un diversa definizione delle zone d'influenza dei mandamenti".(ANSA).
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Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, Vito, condannato per mafia e poi morto, dovrà pagare al fisco oltre 42 milioni di euro: a tanto ammonterebbe l'evasione fiscale, tra il 2002 e il 2004, accertata dalla Guardia di finanza. Le Fiamme gialle hanno applicato la norma interpretativa del 2006, firmata dall'allora ministro Bersani, su una legge del '93 che prevede la tassazione dei proventi derivati da attivita' illecite. Le somme proverrebbero dalla gestione e dal riciclaggio, da parte di prestanome, del patrimonio accumulato dall'ex sindaco di Palermo. Presi in esame, secondo quanto riporta "La Repubblica-Palermo", la vendita di una società spagnola, azioni e quote del Gruppo gas e la gestione di un conto all'Abn Amro di Amsterdam. La notifica del provvedimento risale allo scorso marzo, lo stesso periodo in cui Massimo Ciancimino ha cominciato a parlare con i magistrati della Dda sul cosiddetto "papello", cioé l'elenco di richieste che i boss avrebbero fatto pervenire allo Stato durante la stagione delle stragi. Il figlio dell'ex sindaco è stato già condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi per per riciclaggio e tentativo di estorsione nell'ambito dell'inchiesta sul patrimonio del padre. (ANSA).
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Un'operazione congiunta di carabinieri e polizia ha portato all'arresto di un latitante a Palermo, accusato di essere l'autore di una serie di rapine. Si tratta di Francesco Ferrera, 48 anni, ricercato per aver messo a segno colpi ad un ufficio postale e ad una banca del capoluogo siciliano. Ferrera si era reso irreperibile dallo scorso aprile. La sua latitanza si è conclusa all'alba, quando i carabinieri della stazione di Brancaccio lo hanno sorpreso a piedi, da solo, in una via isolata nelle campagne alla periferia di Palermo. Le attività investigative condotte dai militari dell'Arma sono state eseguite in stretta collaborazione con i poliziotti della sezione Antirapine della Squadra mobile di Palermo.
(ANSA).
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I titolari di quattro sale giochi abusive dove erano stati installati video poker "illegali", sono stati denunciati a Palermo dalla Guardia di Finanza. I controlli delle fiamme gialle sono scattati nei quartieri di Borgo Vecchio, Borgo Nuovo e Zisa. All'interno di alcuni locali non accessibili a tutti, gli investigatori hanno scoperto complessivamente 15 video poker: sette privi di qualsivoglia autorizzazione mentre i restanti otto, sebbene provvisti di regolare autorizzazione dei Monopoli, erano stati modificati grazie ad un telecomando che permetteva di modificare il quadro delle giocate evadendo il fisco. La Guardia di Finanza, nell'ambito dei servizi finalizzati alla tutela del diritto d'autore e al conseguente contrasto alla pirateria audiovisiva, ha inoltre sequestrato 2240 tra dvd e cd contraffatti denunciando all'autorità giudiziaria tre persone, una delle quali è stata arrestata.
(ANSA).
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La polizia di Stato ha arrestato Kamel Khalifa, 43 anni, tunisino, per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L'uomo dopo aver picchiato e lasciato fuori da casa la moglie, in via Majali a Palermo, si è scagliato contro gli agenti. Ad avertire la polizia, alle due di notte, è stata proprio la donna, una polacca, col telefono cellulare. Gli agenti hanno trovato la donna in vestaglia, seduta sul marciapiede. Quando la vittima ha visto i poliziotti ha raccontato delle continue "minacce di morte ed aggressioni" che da qualche tempo era costretta a subire dal marito, "disoccupato e molto spesso ubriaco".
(ANSA).
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I carabinieri della stazione Partanna Mondello hanno arrestato per furto Francesco Chiazzase, 38 anni, mentre asportava alcune forniture alimentari dal deposito del centro commerciale "Olimpo", dove lavora come macellaio. La direzione del supermarket aveva denunciato furti di merce. (ANSA).
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