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Ultimo aggiornamento: 15/06/2010 alle ore 11:37
Pc, telefonini, Web: svolta storica a Cuba

Active ImageGiovedì primo maggio in quasi tutto il mondo si è celebrata la festa del lavoro. Venerdì due maggio a Cuba è stata invece la volta della festa del “pc”. Inteso però non come “partito comunista”, ma come “personal computer”. Per la prima volta nella storia del paese, un negozio di L’Avana è stato infatti autorizzato a vendere dei computer ai cittadini. Elaboratori assemblati in Cina, ma dotati di sistema operativo Windows XP di Microsoft. E pazienza, per l'embargo commerciale Usa. E’ un nuovo passo della rivoluzione digitale che sta lentamente prendendo piede sull’isola, con la benedizione di Raul Castro, che da quando ha sostituito il fratello Fidel alla guida del paese ha dato via a una lenta ma regolare serie di riforme. Il mese scorso il via libera aveva riguardato la vendita di altri gadget high tech comuni in tutto il mondo, ma fino a ieri rigidamente limitati a Cuba: dai lettori dvd ai telefonini, passando per il forno a micro-onde. Più che un imponente e inarrestabile vento tecnologico, per ora si tratta solo di una lieve brezza. Il governo centrale allenta le redini, ma cerca comunque di mantenerle saldamente in mano. Ecco quindi che i computer vengono messi in vendita a circa 500 euro l’uno, cioè quanto un cittadino medio cubano guadagna in quattro anni di lavoro: difficile ipotizzare una diffusione di massa. Inoltre, sull’isola caraibica non è valida l’equazione “computer uguale Internet”. L’accesso personale al Web rimane un privilegio per pochi e fidati membri della burocrazia statale, la maggioranza della popolazione deve accontentarsi di controllatissimi web cafè. Colpa dell’embargo americano che costringe Cuba a servirsi di Internet solo via satellite, affermano le voci filogovernative. Desiderio di non lasciar fuggire il genio dalla bottiglia, sostengono gli oppositori: Internet, si sa, non ama molto i controlli dall’alto. Sulla Rete le informazioni preferiscono circolare liberamente (basta pensare a cosa è successo la scorsa settimana in Italia con le dichiarazioni dei redditi) e questa filosofia non è proprio la più gradita nei palazzi del partito comunista a L’Avana. Tuttavia, anche da questo punto di vista qualcosa si sta muovendo. Persino a Cuba iniziano a sentirsi le prime voci di blogger non allineati alle posizioni del governo. L’esempio più famoso è quello di Yoani Sanchez, la trentaduenne filologa che da alcuni mesi racconta il suo paese sul blog Generation Y, senza lesinare commenti critici e pungenti, ed è stata inserita dal settimanale americano Time nella lista delle 100 persone più influenti del pianeta (nella categoria “eroi e pionieri”, al fianco di Angelina Jolie, Brad Pitt e Kakà). Di ostacoli ce ne sono ancora parecchi. La Sanchez ha denunciato il tentativo del governo di rendere inaccessibile il suo blog (ospitato su un server tedesco) e nei giorno scorsi le è stato negato il visto per recarsi in Spagna a ricevere un importante premio giornalistico. Ma il virus della tecnologia e dell'informazione digitale sembra aver trovato un pertugio nel quale infilarsi tra le strette maglie della censura e del controllo governativo. Forse il genio è davvero uscito dalla bottiglia e non sono pochi i commentatori che iniziano ad accostare le riforme di Raul Castro a una versione embrionale della glasnost, la politica con cui Gorbaciov avviò la trasformazione dell'Unione Sovietica. Un processo di "trasparenza" che proprio la revolucion digitale potrebbe contribuire ad accelerare.

(L.S.)




Commenti (2)
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1. Scritto da Jerry il 21-08-2010 19:06 - Ospite
 
 
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2. Scritto da Charley il 21-08-2010 19:20 - Ospite
 
 
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