|
MULTE FINO A 5MILA EURO PER CHI BLOCCA LE STRADE |
Le nuove regole sugli scioperi nascono limitate al settore dei trasporti, e rispetto alle anticipazioni dei giorni scorsi il disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri ieri prevede qualche passo indietro e qualche rinvio in più alla contrattazione collettiva. Tuttavia il percorso della riforma, che sarà lungo, difficilmente sarà pacifico. La Cgil si mette ancora di traverso, annunciando un dissenso per adesso espresso con relativa moderazione, mentre il fronte del sindacalismo autonomo e di base proclama la guerra ad oltranza. E sullo sfondo - è un tema evocato esplicitamente ieri dal numero di Confindustria Emma Marcegaglia - c’è un giro di vite sull’esercizio del diritto di sciopero anche nel settore privato. Difficile sintetizzare una normativa articolata e solo delineata nella delega legislativa, che dovrà essere approvata dalle Camere prima di entrare nelle definizioni di dettaglio. Per proclamare uno sciopero occorrerà che i sindacati abbiano una rappresentatività superiore al 50% nel settore. Se hanno solo il 20%, dovranno prima superare un referendum preventivo tra i lavoratori, raggiungendo almeno un 30% dei consensi. In alcuni servizi o attività «di particolare rilevanza» per poter scioperare servirà una adesione individuale e preventiva (fattispecie definita nei contratti). Sempre nei contratti sarà delineato lo sciopero «virtuale», che sarà obbligatorio per le categorie in cui lo sciopero azzera un servizio essenziale, e le parti sociali definiranno le regole dell’adesione preventiva individuale. Sarà stoppato l’effetto annuncio di scioperi che non si vogliono veramente fare, e saranno vietate tutte le forme di protesta che possano essere «lesive» del diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione (blocchi stradali, ferroviari o altro). Chi viola le regole subirà una sanzione da 500 a 5.000 euro che verranno riscosse da Equitalia (cioè diventeranno cartelle esattoriali). Servizi minimi e limitazioni anche per gli scioperi degli autotrasportatori. Saranno stabiliti intervalli minimi tra uno sciopero e l’altro, e infine ci sarà un maggiore ricorso a conciliazione ed arbitrato nei poteri della rinnovata Commissione per le relazioni di lavoro. Regole che per il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi rappresentano un «percorso molto cauto», che lascia spazio ad un «ulteriore coinvolgimento» delle parti sociali. «Nessun autoritarismo», dice Sacconi, che definisce le critiche Cgil «pregiudiziali ed assolutamente fuori luogo». Concorda anche stavolta col ministro il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che si dice «rassicurato» dal ddl delega, «molto largo e che rinvia alla contrattazione». Sempre Bonanni attacca frontalmente Epifani, definito un «latitante» e dipinto come uno arroccato su «un monte a criticare tutto», gridando di continuo «al lupo». Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti promuove l’impianto, apprezzando soprattutto lo sciopero virtuale (vecchia proposta Uil) ma non «l’imposizione» della dichiarazione preventiva. «È l’inizio del percorso», spiega il leader dell’Ugl Renata Polverini. Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, parla di un provvedimento «complessivamente positivo» e dice che l’istituto del referendum preventivo sugli scioperi va esteso: «Crediamo che sia giusto che si misuri la rappresentatività dei sindacati che decidono di proclamare uno sciopero», dice Marcegaglia, secondo cui questo tema va «affrontato nel privato e nel pubblico». Sul fronte opposto c’è la Cgil. Nel pomeriggio Guglielmo Epifani aveva detto che «un conto è questo intervento sui trasporti», un altro è «provare a partire dai trasporti per mettere una cappa su un diritto di libertà che è per tutti noi il diritto allo sciopero». In serata poi la Filt, il sindacato dei trasporti Cgil, definisce la riforma «inaccettabile». Dura, infine, la reazione del sindacalismo di base - dai Cobas alla Cub al Sdl all’Orsa - che parla di iniziative «antidemocratiche» e che nel complesso preannuncia «nuove forme di lotta» e la ripresa del «conflitto». Infine, due battute dal mondo della politica. La riforma «tutela e rispetta lavoratori e cittadini», afferma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, mentre per l’ex ministro del Lavoro Pd Tiziano Treu «il tema esiste, ma non vedo alcun motivo di essere tanto precipitosi e approvare una legge delega in fretta e furia».
|