I rapitori dei tre operatori di Medici senza frontiere hanno richiesto un riscatto e sono iniziati i negoziati. Lo ha riferito ai media - secondo quanto riporta il Sudanese Media Centre - il governatore del Nord Darfur, Osman Kebir, che ha parlato con i rapitori e gli ostaggi al telefono. ''I negoziati sono in corso, stanno procedendo bene e potrebbero portare ad una veloce liberazione degli ostaggi'', ha riferito Kebir, aggiungendo che i sequestratori non hanno intenzione di far del male agli ostaggi. Voci di contatti erano gia' state diffuse da fonti locali a Khartoum: ''Msf e' una organizzazione molto attiva e molto radicata nel territorio. Nessuno, in questa fase, lo conferma ufficialmente, ma sono molto consistenti le voci secondo cui i responsabili locali avrebbero gia' individuato canali per avviare trattative con i rapitori e potrebbero gia' essere stati avviati contatti, anche se nessuno ha rivendicato ufficialmente il rapimento''. Sotto la minaccia delle armi i cinque operatori di Msf (i tre espatriati e due sudanesi) erano stati obbligati ieri sera a seguire i sequestratori, che erano entrati nella sede dell'ong. Come spesso e' accaduto in circostanze analoghe gli operatori locali sono stati rimessi in liberta' poco dopo. Dopo l'incriminazione del presidente sudanese, Omar El Bashir, per crimini contro l'umanita' e crimini di guerra, e l'espulsione dal Sudan di 13 organizzazioni non governative accusate di aver fornito alla Corte penale internazionale (Cpi) elementi a sostegno dell'incriminazione, sono circa 180 gli operatori umanitari stranieri che hanno lasciato il paese Mauro D'Ascanio, 34 anni, vicentino, specializzato in medicina d'urgenza e medicina tropicale si trovava in Darfur da settembre 2008, in qualita' di responsabile medico dell'ospedale Serif Umra. Aveva gia' avuto esperienze all'estero in missioni umanitarie in Guinea Bissau, Messico, Brasile e Guatemala. Msf sta lavorando per avere ulteriori informazioni sulle circostanze e le motivazioni di questo sequestro. "Siamo vicini ai colleghi e alle famiglie delle persone rapite. Msf - continua il comunicato - è seriamente preoccupata per la loro sicurezza e sta facendo tutto il possibile per capire dove si trovano le persone rapite e per garantire la loro sicurezza e un rapido rilascio". "La linea del silenzio è già stata premiante". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini - parlando del rapimento dei membri di Msf, tra cui un italiano - ha ribadito l'appello a non diffondere notizie che possano "compromettere tutta l'attività che abbiamo già messo in piedi per la liberazione degli ostaggi". ''Abbiamo chiesto cautela e silenzio stampa ma stiamo lavorando'', ha ribadito Frattini. ''Medici senza frontiere ha una grande organizzazione ed ha capacita' di contatti. Ovviamente anche noi li abbiamo e stiamo lavorando'', ha aggiunto il ministro. BAN KI-MOON: LIBERATELI IMMEDIATAMENTE Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto che i tre operatori umanitari di Medici senza frontiere, rapiti ieri in Darfur, vengano immediatamente liberati. ''Chiediamo che i rapiti vengano rilasciati immediatamente'', ha indicato il segretario generale durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro. SINDACO VICENZA,PREGHIAMO PER RAPIDO RILASCIO Vicenza si stringe ''in un grande abbraccio alla famiglia di Mauro D'Ascanio, nostro concittadino''. Il sindaco di Vicenza Achille Variati commenta cosi' la notizia del rapimento in Darfur del medico e volontario Mauro D'Ascanio. ''Il grande cuore vicentino ha sempre espresso figure generose, pronte ad impegnare la propria professionalita' o la propria passione in terre difficili, martoriate dal dolore, dalla miseria, dalla guerra: per questo - aggiunge il sindaco -, oggi siamo particolarmente vicini ai cari di un nostro concittadino, giovane e coraggioso ambasciatore del volontariato vicentino, e ci uniamo alle preghiere per il suo rapido rilascio''. FRATELLO MEDICO ITALIANO, SIAMO IN ATTESA ''In questo momento preferiamo non dire nulla, siamo in attesa. Scusateci, ma non vogliamo dire nulla''. Andrea D'Ascanio, il fratello del medico vicentino rapito in Darfur, e' gentile ma si trincera dietro un rigoroso silenzio in questo momento cosi' delicato. E' un ingegnere che lavora per il Centro Sicurezza Ambiente dell'Universita' di Vicenza e abita in citta', dove vivono anche i genitori, tutti in trepidante attesa di notizie di Mauro, che prima della missione in Darfur per Medici Senza Frontiere era gia' stato impegnato in iniziative umanitarie in giro per il mondo. ''I genitori di Mauro e il fratello sono a Vicenza e almeno per il momento non e' previsto nessun spostamento - spiega un portavoce della famiglia - Da questa mattina sono in contatto diretto con le autorita' a Roma''. La famiglia non vuol parlare per non rischiare di compromettere nulla e al citofono dell'abitazione di viale Milano dove abita Mauro D'Ascanio una voce femminile, forse la madre, risponde con fermezza: ''Lasciateci stare, in questo momento non siamo interessati a dire nulla''.
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