Attualità
1.606 sfollati dopo la frana a Niscemi: corsa alle soluzioni abitative
Dal 9 febbraio è previsto un potenziamento del dispositivo di soccorso
Sono 1.606 le persone costrette a lasciare la propria casa a Niscemi dopo la frana che ha portato all’istituzione della zona rossa. Un’emergenza che coinvolge 880 edifici, distribuiti in un’area ad alto rischio: 201 immobili si trovano entro i primi 50 metri dal fronte frana, 240 tra i 50 e i 100 metri e altri 439 tra i 100 e i 150 metri. Numeri emersi dall’ultima riunione del Centro di coordinamento soccorsi, presieduta dalla prefetta di Caltanissetta Donatella Licia Messina.
Di fronte all’emergenza abitativa, il Comune di Niscemi ha avviato in queste ore una ricognizione degli immobili liberi. Il sindaco Massimiliano Conti ha lanciato un appello ai cittadini proprietari di case disponibili per affitto o vendita, invitandoli a comunicare la propria disponibilità al Comune. L’obiettivo è individuare soluzioni rapide per garantire un tetto alle famiglie sfollate, indicando tipologia, ubicazione e stato degli immobili.
Intanto prosegue senza sosta il lavoro sul campo. I militari dell’Esercito, con il Quarto Reggimento del Genio guastatori, sono impegnati nella realizzazione di percorsi stradali alternativi per ridurre l’isolamento del centro abitato. I vigili del fuoco continuano le attività di assistenza alla popolazione per il recupero degli effetti personali: finora sono stati effettuati 741 interventi di accompagnamento nelle abitazioni evacuate, 72 soltanto nell’ultima giornata. Resta però vietato l’accesso agli immobili entro i primi 50 metri dal fronte frana, giudicati estremamente pericolosi.
Dal 9 febbraio è previsto un potenziamento del dispositivo di soccorso, con l’allestimento di un campo base nel piazzale del cimitero. Sulla vicenda è intervenuto anche il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, che ha ricordato come la frana di Niscemi sia conosciuta sin dal 1790. “È evidente – ha detto – che forse qualcosa in più si sarebbe potuto fare”. Attualmente sono al lavoro diversi enti, tra cui l’Autorità di Bacino e i centri di competenza del sistema nazionale, impegnati nel monitoraggio costante del fenomeno.