Caltanissetta

Aggredisce l’ex in un bar: arrestato 56enne già sottoposto a divieto di avvicinamento

Nemmeno la presenza degli agenti ha placato l’uomo, che ha continuato con il suo comportamento aggressivo e minaccioso

di Sergio Randazzo -

Una violenta aggressione è avvenuta all’interno di un bar di Gela, dove un uomo di 56 anni ha attaccato la sua ex compagna, nonostante fosse sottoposto al divieto di avvicinamento e alla misura cautelare che gli impediva qualsiasi contatto con lei. L’uomo, pregiudicato, è stato arrestato dalla Polizia di Stato grazie all’intervento tempestivo degli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza.

Telecamere riprendono l’aggressione: l’uomo le tappa la bocca per impedirle di chiedere aiuto

Le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza del bar hanno documentato l’intera scena: il 56enne ha più volte tappato la bocca della vittima, cercando di impedirle di invocare aiuto. I presenti, notando la lite sempre più accesa tra i due, hanno chiamato il numero unico di emergenza 112, consentendo alla volante della Polizia di intervenire immediatamente.

Violenza anche davanti agli agenti: l’arresto e il trasferimento ai domiciliari

Nemmeno la presenza degli agenti ha placato l’uomo, che ha continuato con il suo comportamento aggressivo e minaccioso nei confronti della donna. L’arresto è stato convalidato dal giudice, e l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari, su disposizione del Pubblico Ministero di turno.

La misura cautelare violata: nessuna giustificazione, nemmeno con il consenso della vittima

Dalle verifiche effettuate è emerso che l’uomo era già destinatario della misura del divieto di avvicinamento, che vieta l’incontro anche nel caso in cui sia la stessa vittima a dare il consenso. La Corte di Cassazione ha chiarito che chi viola queste disposizioni risponde comunque del reato, anche se è la vittima ad avvicinarsi, per tutelare in modo prioritario la sua incolumità.

Un “ultimo incontro” che poteva trasformarsi in tragedia

Le autorità sottolineano l’importanza per le vittime di non accettare il cosiddetto “ultimo incontro”: spesso, chi perseguita simula buoni propositi per poi tornare a comportamenti violenti, in alcuni casi sfociati in omicidi. Le indagini sono in corso, e la responsabilità dell’arrestato sarà accertata solo con sentenza definitiva, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.