Attualità
Lavoro agricolo, dati allarmanti da Rapporto Flai Cgil
Cresce l’impiego di ultrasessantenni e donne
Precarietà diffusa, sfruttamento sistemico, caporalato e lavoro nero. Sono allarmanti i dati contenuti nel nuovo Rapporto della Flai Cgil sul lavoro agricolo in provincia di Catania frutto delle attività condotte dalle Brigate del lavoro sui territori, sin dal momento in cui i braccianti all’alba vengono portati nei campi. I dati elaborati, basati su fonti INPS e testimonianze dirette, evidenziano un calo dell’11,86% degli occupati nel quinquennio 2020-2024, una netta prevalenza del lavoro a tempo determinato, pari ad oltre il 97% e un tasso di irregolarità che supera il 20%, con picchi nelle aree di maggiore presenza di migranti. Nello stesso periodo sono diminuite le giornate lavorate e sono aumentati coloro che lavorano meno di 51 giornate all’anno. Anche chi è messo in regola guadagna poco più di 9.300 euro l’anno. I giovani che si recano in campagna per lavorare sono sempre di meno mentre crescono gli ultrasessantenni e le donne che rappresentano il 19,05% del totale. Sono aumentati del 5,37% anche i lavoratori che giungono da altri Paesi. Nel complesso ammontano al 19%. L’aumento del 77% riguarda i braccianti che provengono dal Nord Africa, dato peraltro inferiore alla realtà, tenuto conto di coloro che lavorano in nero che Flai Cgil stima intorno al 20% del totale. Da qui lo sfruttamento del lavoro e il caporalato ed i continui ricatti fino ad una vera a propria riduzione in schiavitù. Proprio a un migrante Mohamed Mouna, 24enne ucciso per non avere restituito al caporale parte della sua paga, è dedicato il Rapporto di quest’anno