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Ars, via libera alla Finanziaria. Dopo la pausa festiva si pensa al rimpasto

Maratona notturna per chiudere la legge ed evitare l’esercizio provvisorio. Regge l’impianto proposto dal governo, tensioni nella maggioranza per lo stralcio di 77 articoli

di Piero Messina -

Il governo Renato Schifani porta a casa la terza Finanziaria consecutiva senza ricorrere all’esercizio provvisorio.

Ma l’ultimo giorno della lunga maratona a Palazzo dei Normanni si trasforma in un regolamento di conti interno al centrodestra, tra tensioni, scontri e rancori.

L’impianto del governo resta in sicurezza. Passano le norme chiave: incentivi alle imprese, south working, Super Zes, aiuti all’editoria, bonus edilizi, fondi per i Comuni sui costi dei rifiuti, più giornate per i forestali e la chiusura del precariato per 270 trattoristi dell’Esa.

Una manovra che vale oltre due miliardi di euro, destinata a essere seguita da una maxi variazione di bilancio. Ma la vera sfida, ora, per Schifani sarà politica: ricucire un centrodestra lacerato e riportare la calma dopo una Finanziaria approvata sì, ma tra veleni e fratture profonde.

Le polemiche scoppiano o nasce nella notte che precede il voto finale, quando diventa realtà lo stralcio di 77 articoli dalla manovra, finiti in disegni di legge autonomi. Una scelta che manda su tutte le furie molti deputati di maggioranza, rimasti fuori dal “treno” della Finanziaria.

Alle 3 e 41 del mattino di sabato, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, febbricitante e sotto pressione, invia un messaggio durissimo ai capigruppo di maggioranza. Parla di un clima “quasi di odio” nella coalizione e denuncia articoli mai condivisi con la presidenza dell’Assemblea. Il passaggio più crudo: “C’è chi ha incassato e chi è rimasto a bocca asciutta. E così non funziona”.

Un messaggio che certifica il clima pesantissimo in aula, dopo le pressioni denunciate anche sul presidente della commissione Bilancio.

Nelle stesse ore, Forza Italia riunisce i suoi deputati all’Ars. Nel mirino finisce proprio Galvagno, accusato di aver dato troppo spazio a Pd e Cinque Stelle e di aver deluso le aspettative del gruppo azzurro.

Intanto, tra i forzisti torna a circolare l’ipotesi di un rimpasto di giunta, con la richiesta di più spazio alla politica nell’ultimo scorcio di legislatura.

Ad alzare ulteriormente la temperatura arriva da Catania Raffaele Lombardo. Parole di sostegno a Galvagno e un messaggio chiaro: il centrodestra deve andare avanti, ma “con principi diversi” nella prossima legislatura. Eppure, al momento del voto, i numeri non sono larghi: 29 sì e 23 no. E tra i favorevoli non compaiono i deputati autonomisti. Anche Lombardo, leader del movimento, chiede il rimpasto della giunta.