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Iacolino si difende ma la politica lo scarica
I magistrati indagano sui cellulari dell’ex supermanager accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. “Non sapevo che Vetro fosse mafioso”
Fino a poche settimane fa era il manager più potente della sanità siciliana. Oggi, improvvisamente, sembra non appartenere più a nessuno. È la parabola di Salvatore Iacolino.
Ex europarlamentare, dirigente generale della Pianificazione strategica della Regione e poi nominato alla guida del Policlinico di Messina. Oggi è indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione.
Convocato dai magistrati, Iacolino si è avvalso della facoltà di non rispondere.
In un’intervista al quotidiano La Repubblica respinge però le accuse. Dice di non sapere che Carmelo Vetro – imprenditore di Favara arrestato nell’inchiesta – fosse un mafioso condannato. Dice che i loro incontri avvenivano in luoghi pubblici, che spiegherà tutto ai magistrati quando avrà letto le contestazioni.
Gli investigatori, però, raccontano altro. L’indagine passa anche dal telefono di Vetro, un mafioso scarcerato nel 2019 e tornato molto attivo nel mondo degli affari. Il trojan installato nel suo smartphone avrebbe rivelato una rete di relazioni che attraversa uffici regionali imprenditoria e ambienti massonici. Secondo la procura, proprio il rapporto con Iacolino avrebbe aperto diverse porte all’interno dell’amministrazione regionale. In cambio – emerge da alcune intercettazioni – il boss avrebbe garantito sostegno in alcune campagne elettorali.
Un’inchiesta che oggi mette in difficoltà anche la politica. Perché fino a pochi mesi fa Iacolino era considerato uno dei manager più influenti della sanità siciliana. La sua nomina aveva spaccato la maggioranza regionale e provocato tensioni dentro la stessa coalizione di governo.
Adesso, invece, nessuno sembra voler rivendicare quella scelta. Un copione che negli ultimi anni si ripete spesso in Sicilia. E’ già successo pochi mesi con la cacciata degli assessori della Dc per l’inchiesta che ha portato ai domiciliari l’ex governatore Cuffaro.
Le indagini giudiziarie che toccano la politica regionale sono numerose: filoni sulla sanità e sugli appalti pubblici, sull’uso dei finanziamenti regionali, su presunti scambi elettorali e su rapporti opachi tra amministrazione e imprenditoria.
Il quadro che emerge è quello di una politica sempre più esposta alle indagini della magistratura e sempre più pronta, quando scoppia uno scandalo, a prendere rapidamente le distanze da uomini che fino al giorno prima erano parte integrante del sistema di potere.
Forse questo è il dato più evidente che arriva oggi dalla Sicilia: non soltanto le inchieste, ma la fragilità di una classe dirigente che tenta di disconoscere i propri uomini proprio quando arrivano i magistrati.