Attualità

La comunità iraniana a Palermo celebra la vigilia di Capodanno

Il rito del fuoco all’Ecomuseo del Mare pensando alla bombe che distruggono il loro paese, i persiani parlano di pace e dialogo tra i popoli dal cuore della Sicilia

di Piero Messina -

Zardî-ye man az to, sorkhî-ye to az man” (letteralmente: “Il mio giallo a te, il tuo rosso a me”). Con questa formula propiziatoria, la comunità persiana di Palermo ha celebrato il rito del fuoco, lo Chaharshanbe Suri. E’ il rito di origine zoorastriana che si tiene alla vigilia del Nowruz, il capodanno persiano.

E’ un rito che lega Palermo e la Persia dal 1987, da quando Afshin  Firouzi, architetto persiano arrivato in Italia dopo la rivoluzione khomeinista del 1979, ha pensato di trasmettere ai suoi figli questa tradizione.

Impossibile non pensare alle cronache della guerra. E la Sicilia, ancora una volta, è terra di accoglienza che ripudia la guerra e diventa crogiolo di confronto tra culture e popoli.

Il rito, che si è tenuto all’Ecomuseo del mare Memoria viva, ci ricorda ancora una volta che tutto il mondo è paese. Il rito del fuoco persiano, coincide con le giornate in cui – per onorare San Giuseppe – si organizzano le vampe nei quartieri popolari. Ma quella è altra storia, che oggi non ha più il sapore del rito ma della prepotenza.