Cronaca

Avola, ordigno contro un negozio: due arresti domiciliari

Svolta nelle indagini sull’esplosione che lo scorso primo febbraio aveva colpito un esercizio commerciale ad Avola. La Polizia ha eseguito due misure cautelari nei confronti dei presunti responsabili, indagati per danneggiamento ed estorsione aggravata. Alla base del gesto, secondo gli investigatori, un presunto credito legato a lavori edilizi.

di Pinella Rendo -

Operazione della Polizia ad Avola, dove nelle prime ore di oggi sono state eseguite due misure cautelari agli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti soggetti, gravemente indiziati di danneggiamento aggravato ed estorsione mediante l’utilizzo di un ordigno esplosivo. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dagli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza di Avola, ha consentito di fare piena luce su un grave episodio criminale che, lo scorso primo febbraio, aveva destato forte allarme tra i cittadini e gli operatori commerciali della zona. Quella notte, una violenta esplosione era stata avvertita in gran parte del centro abitato. Un ordigno era stato collocato davanti alla saracinesca di un noto esercizio commerciale da un soggetto a bordo di un motociclo. La deflagrazione aveva provocato ingenti danni: distrutta la saracinesca e la porta d’ingresso del negozio, danneggiati numerosi elettrodomestici all’interno dell’attività, oltre a tre autovetture parcheggiate nelle vicinanze e ai vetri delle abitazioni circostanti.

Determinante per le indagini è stata una meticolosa attività di polizia giudiziaria, supportata anche dall’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadini, che ha permesso di ricostruire il percorso del motociclo e di individuare i presunti responsabili. Agli indagati vengono contestati, oltre ai reati di danneggiamento aggravato ed estorsione, anche la detenzione e il porto in luogo pubblico di materiale esplosivo ad alto potenziale, ritenuto particolarmente pericoloso per la sicurezza pubblica, considerata la violenza dell’esplosione e la sua capacità distruttiva.

Secondo quanto emerso, uno dei due arrestati avrebbe avuto il ruolo di mandante, incaricando l’altro di posizionare e innescare l’ordigno. Dalle indagini risulta inoltre che, come forma di compenso, sarebbe stata offerta della droga all’esecutore materiale. Il gesto, secondo gli investigatori, sarebbe riconducibile a un tentativo di estorsione legato a un presunto credito per lavori edilizi effettuati in passato e mai saldati. L’azione intimidatoria sarebbe quindi stata finalizzata a costringere le vittime a pagare il debito.