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Contratti “pirata”, da Ragusa a Roma la legge contro lo sfruttamento

Contrastare la piaga dei contratti al ribasso che colpiscono soprattutto donne, giovani e precari. Se ne è discusso alla CGIL di Ragusa, che ha tracciato il percorso che ha portato l'analisi del territorio fino ai tavoli della Commissione del CNEL. In discussione c'è una proposta rivoluzionaria: bloccare appalti e incentivi alle aziende che non applicano i contratti nazionali maggiormente rappresentativi.

di Chiara Scucces -

“Chi rispetta i contratti, rispetta il lavoro”. Non è solo uno slogan, ma il cuore pulsante della conferenza stampa convocata dalla CGIL a Ragusa. Al centro del dibattito, una piaga che soffoca l’economia del territorio: il dumping contrattuale. Una realtà fotografata prima dall’Osservatorio della CGIL di Ragusa nel report di fine 2025 e oggi ratificata ufficialmente dal CNEL nel suo Rapporto sul mercato del lavoro. I dati dicono che nella provincia iblea oltre il 22% delle assunzioni avviene applicando contratti cosiddetti “pirata” o non rappresentativi, che tagliano tutele e salari, penalizzando soprattutto donne, giovani e il settore manifatturiero e dei servizi, in particolare qui a Modica. Ma oggi la risposta a questo fenomeno segna una svolta storica: un disegno di legge in discussione a livello nazionale parte proprio dall’analisi di questi dati e dall’audizione della federazione iblea al CNEL.

La proposta sul tavolo è tanto concreta quanto rivoluzionaria: trasformare il DURC, il documento di regolarità contributiva, in DURCC, inserendo anche la verifica della regolarità contrattuale. Un codice unico digitale per impedire alle aziende che applicano contratti al ribasso di accedere ad appalti pubblici e incentivi statali. Un disegno di legge che la Commissione del CNEL sta discutendo proprio in queste ore.

Il dumping contrattuale resta, d’altronde, il veicolo principale della precarietà in tutta la Sicilia, un’isola dove l’alto tasso di contratti a tempo determinato, che nel ragusano sfiora l’ottanta per cento, rende i lavoratori ancora più ricattabili. Per contrastare questa deriva, gli strumenti digitali come l’applicazione della CGIL “Occhio al contratto” sono importanti, ma serve una legge quadro che imponga l’applicazione dei contratti firmati dalle sigle sindacali maggiormente rappresentative.

Dall’analisi rigorosa del territorio ibleo a un disegno di legge nazionale: la sfida per la legalità e la dignità del lavoro, oggi, passa formalmente da Ragusa.