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Sanità, sciopero dei medici: l’Ordine invoca il dialogo

Tensioni nella sanità iblea in vista dello sciopero generale dei medici di famiglia, proclamato per il prossimo 31 luglio. A fronte delle crescenti difficoltà del settore, interviene il presidente dell'Ordine dei Medici di Ragusa, Roberto Zelante

di Pinella Rendo -

Uno sciopero che non chiede ritocchi in busta paga, ma che punta il dito contro un sistema al collasso. È questo il senso della mobilitazione dei medici di medicina generale dell’ASP di Ragusa prevista per il 31 luglio, una giornata di protesta che rischia di paralizzare l’assistenza di base sul territorio, ma che secondo i promotori nasce da un forte senso di responsabilità verso la tutela della salute pubblica. Sulla vicenda è intervenuto con decisione il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Ragusa, Roberto Zelante, proponendo una lettura distensiva e orientata alla ricerca di soluzioni concrete. «Questa protesta – ha dichiarato Zelante – è l’espressione della profonda preoccupazione dei professionisti per la tenuta della medicina territoriale e del Servizio Sanitario Nazionale». Nessun attacco unilaterale, dunque, ma la fotografia di una crisi strutturale alimentata da una combinazione fatale: il susseguirsi convulso di normative regionali e nazionali, la drammatica e cronica carenza di personale e un’organizzazione costretta a vivere nella perenne gestione delle emergenze. Una situazione di affanno che si ripercuote inevitabilmente sui cittadini e sugli stessi medici, da sempre considerati un’eccellenza nella provincia iblea per capacità innovativa e spirito collaborativo. Secondo l’Ordine, la vera partita si gioca sulla riorganizzazione dei servizi di prossimità, tassello fondamentale se si vogliono davvero ridurre i tempi delle liste d’attesa e decongestionare i Pronto Soccorso della provincia. Nel ribadire la neutralità e il ruolo di garante dell’ente che presiede, Zelante si è detto pronto a facilitare il dialogo tra medici di base, ospedalieri, sindacati e i vertici dell’Azienda Sanitaria, accogliendo favorevolmente anche l’apertura mostrata dai sindaci del territorio.

L’auspicio finale è che la giornata del 31 luglio non segni un punto di non ritorno, ma si trasformi nell’occasione per aprire un tavolo di confronto costruttivo, capace di far tornare la sanità ragusana un modello di riferimento per l’intera Sicilia.