Cronaca
Inchiesta Anffas Modica, tutti in silenzio davanti al GIP.
Bocche cucite e strategie difensive in attesa di visionare gli atti. Si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere i sei indagati comparsi stamattina davanti al GIP per gli interrogatori di garanzia nell'ambito dell'inchiesta sui presunti maltrattamenti all'Anffas di Modica. Intanto il presidente, finito ai domiciliari, rassegna le dimissioni.
Anffas Modica: l’inchiesta, esplosa nei giorni scorsi con l’esecuzione delle misure cautelari per i presunti maltrattamenti e le vessazioni all’interno della struttura assistenziale, ha vissuto stamattina il suo primo snodo giudiziario. Davanti al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Ragusa sono comparsi sei dei sette indagati raggiunti da provvedimenti cautelari. Tutti, sotto il consiglio del collegio difensivo, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Una scelta tecnica, spiegano i legali, tra cui l’avvocato Giovanni Favaccio, difensore dello stesso Giovanni Provvidenza, dettata dalla necessità di prendere visione degli atti, dai filmati alle intercettazioni ambientali, finora secretati. Manca ancora all’appello l’interrogatorio del secondo indagato finito ai domiciliari, attualmente all’estero, che sarà ascoltato nei prossimi giorni al suo rientro in Italia. L’indagine conta complessivamente 13 persone iscritte nel registro degli indagati: tra le posizioni principali, due sono agli arresti domiciliari e cinque colpite da misure interdittive; per gli altri sei indagati a piede libero, per i quali non è stato necessario l’interrogatorio, le contestazioni riguarderebbero condotte omissive, per non essere cioè intervenuti a impedire i presunti abusi. Tra le novità della giornata figurano le dimissioni di Giovanni Provvidenza dalla carica di presidente dell’Anffas modicana, protocollate con la data di ieri, all’indomani del duro comunicato dei vertici nazionali e regionali dell’associazione.
L’ordinanza di custodia cautelare non chiude affatto il capitolo investigativo. I fatti contestati negli atti attualmente noti coprono il periodo compreso tra novembre 2025 e febbraio 2026. Tuttavia, le telecamere di sorveglianza e le cimici piazzate dagli investigatori all’interno della struttura sono state rimosse soltanto poche settimane fa. Non è escluso, dunque, che il materiale d’indagine al vaglio della Procura possa arricchirsi di ulteriori elementi d’accusa riferiti ai mesi più recenti. Un’inchiesta complessa che muove soltanto i suoi primi passi formali, in attesa che le difese prendano visione delle prove e che la Procura definisca i prossimi passaggi dell’azione penale.