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Val di Noto 1693: l’INGV racconta in digitale il più forte sisma d’Italia
È considerato il terremoto più devastante degli ultimi duemila anni in Italia: il sisma che nel 1693 rase al suolo la Sicilia orientale, dando vita però anche alla straordinaria stagione della ricostruzione barocca. Per unire rigore scientifico, memoria storica e tradizione popolare, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha lanciato una nuova 'story map' interattiva. Un viaggio in sette capitoli tra mappe, dati e testimonianze.
Magnitudo 7.3, oltre cinquantamila vittime e un’area di quattordicimila chilometri quadrati spazzata via da una scossa tremenda e da un imponente maremoto. L’11 gennaio 1693 la Sicilia orientale visse quello che i cataloghi sismici italiani definiscono ancora oggi il più forte evento sismico accaduto nel nostro Paese negli ultimi duemila anni. Una tragedia colossale che diede il via a una sequenza sismica durata tre anni. Oggi, la ricerca scientifica e la memoria collettiva si incontrano in un progetto digitale unico. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha infatti pubblicato la story map intitolata “Val di Noto 1693. Storia e miti del terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani”. Articolata in sette capitoli interattivi, la piattaforma guida l’utente tra carte storiche, mappe di pericolosità e filmati, analizzando non solo la sismicità dell’area, ma anche la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni dell’epoca e i processi di ricostruzione. Proprio da quelle immani macerie nacque infatti la meraviglia che oggi tutto il mondo ci invidia: il Barocco siciliano. Città intere vennero riprogettate secondo moderni criteri urbanistici – alcune nel medesimo sito, altre delocalizzate – trasformando una catastrofe in uno straordinario laboratorio architettonico. Una bellezza tale che spesso, negli anni, ha rischiato di mettere in ombra la portata drammatica di quel sisma. La nuova story map dell’INGV, disponibile nella galleria digitale dell’istituto, nasce proprio per questo: non dimenticare la lezione della storia e comprendere meglio la fragilità e il valore del nostro territorio.