Attualità
“Senza ultras non c’è partita”
Le tifoserie del Ragusa e Modica mostrano la faccia più autentica dello sport
Ci sono competizioni sportive che attraversano le generazioni, segnano il ritmo dei paesi, accendono i bar per settimane e danno senso a una stagione intera. L’aspetto considerevole che vogliamo fare emergere al VrNews del derby tra Ragusa e Modica è quello che al di là di una rivalità sentita, radicata, vissuta sulla pelle ieri è emersa un’essenza di grande maturità di entrambe le tifoserie. Di fronte all’ennesimo provvedimento restrittivo, ovvero il divieto di trasferta per “motivi di ordine pubblico”, l’attesa di anni rischiava di trasformarsi nell’ennesima partita mutilata, priva del suo polmone principale. La risposta giunta dalla stazione ferroviaria di Ragusa ha però capovolto il copione della solita cronaca sportiva. Ultras ragusani e modicani si sono ritrovati fianco a fianco, non per stringere alleanze di convenienza o cancellare decenni di storia, ma per gridare una verità fondamentale dietro un unico striscione: “Senza ultras non c’è partita”. Nessuno scontro, nessuna provocazione, solo la maturità di chi ama i propri colori al punto da riconoscere che l’avversario non è un nemico da distruggere, ma il contraltare indispensabile per dare vita allo spettacolo.
Togliere i tifosi dal settore ospiti significa prosciugare l’anima dell’evento, riducendo un derby a novanta minuti di semplice esercizio tattico.
L’episodio di Ragusa dimostra che il movimento ultras possiede una consapevolezza e un codice d’onore che la retorica comune spessissimo ignora. Riconoscere la dignità dell’altro nel momento della privazione è un atto di maturità sociale prima ancora che sportiva.
Da questa giornata emerge una lezione limpida, rivolta a chi governa il mondo del pallone e della sicurezza pubblica. La risposta della stazione di Ragusa dimostra che il dialogo e la responsabilizzazione producono risultati ben più efficaci della repressione cieca a tutti i livelli.
Le due curve torneranno a guardarsi da sponde opposte, a sfidarsi a colpi di cori e sfottò non appena le porte degli stadi si riapriranno per tutti. Ma l’istantanea di questa giornata resta impressa: la dimostrazione che il calcio appartiene a chi lo vive ogni giorno con passione, e che senza gente sugli spalti non rimane che un pallone che rotola nel vuoto.