Attualità
Il mare trapanese tra sviluppo dei porti e crisi della pesca
Pesca, porti, turismo e cantieristica. Agli Stati generali dello sviluppo costiero di Trapani si discute del futuro dell’economia del mare
Il mare come grande opportunità di sviluppo. Ma per chi sul mare lavora ogni giorno, il problema è molto più concreto: riuscire ancora a fare il pescatore. Il caro gasolio, una flotta che negli anni si è drasticamente ridotta, i vincoli sulle aree di pesca e un ricambio generazionale sempre più difficile.
Da una parte le opportunità della blue economy, dall’altra le difficoltà quotidiane di chi vive di pesca. Due realtà che si sono confrontate agli Stati generali dello sviluppo costiero, organizzati a Trapani dal GAL della Pesca Trapanese insieme alla Fondazione Torri e Tonnare.
Sul tavolo c’è “Blu Trapani 2028-2035”, una strategia che prova a mettere insieme porti, pesca, turismo, cantieristica, isole e promozione del territorio, anche in vista della prossima programmazione europea.
L’obiettivo è fare sistema lungo tutta la costa trapanese, mettendo in rete scali che oggi hanno condizioni e prospettive molto diverse, da Trapani a Marsala e Mazara, fino a Pantelleria e alle Egadi.
Ma la sfida sarà trasformare strategie e finanziamenti in risultati concreti. E il primo banco di prova è proprio la pesca, un settore che chiede risposte sui costi, sulle regole e sulla possibilità di avere ancora un futuro.
A raccontare le difficoltà di chi ogni giorno esce in mare è il pescatore Mario Maltese.
E proprio dai pescatori, sostiene il presidente del GAL Francesco La Sala, deve partire la nuova strategia per lo sviluppo della costa.
Una rete di porti che, secondo il contrammiraglio Rosario Marchese, deve avere una regia comune.