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Pescatori in crisi, la protesta sbarca alla Regione

La marineria è pronta a incrociare i remi per la crisi del settore. C’è l’ipotesi di bloccare lo Stretto di Messina

di Piero Messina -

A Lampedusa, a Sciacca, a Porto Empedocle e in ogni luogo della pesca tradizionale i pescherecci restano all’ancora e la marineria protesta contro un prezzo del gasolio che rischia di affondare, prima ancora delle barche, l’economia della pesca.

Il caro carburante è diventato insostenibile per i pescatori. Con la punta che si tocca a Lampedusa dove il carburante arriva a 1 euro e 80 al litro: quasi il 30 per cento in più rispetto alla già elevata media siciliana.

Per un peschereccio possono servire fino a 700 euro di gasolio per una sola notte in mare. E così, denunciano gli armatori, uscire significa sempre più spesso lavorare in perdita.

Il risultato è una crisi che rischia di trasformarsi nella morte economica del settore: imprese senza margini, marittimi a rischio e una filiera che rischia di scomparire.

La Federazione degli armatori chiede di dimezzare il prezzo del gasolio e proclama lo stato di crisi della pesca. Intanto oggi la vertenza di Lampedusa arriva a Palermo, dove una delegazione incontrerà i vertici dell’assessorato regionale alla Pesca.

Ma il settore annuncia una nuova mobilitazione: mercoledì appuntamento sotto palazzo d’Orleans a Palermo, mentre il 22 ottobre un centinaio di pescherecci potrebbero arrivare nello Stretto di Messina per bloccarlo.