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Vertenza Pfizer, firmata ipotesi negoziale sugli esuberi

Vertenza Pfizer. I sindacati sottoscrivono, nella sede di Confindustria Catania, un’ipotesi negoziale sugli esuberi. La Cisal è stata l’unica sigla a non firmare. Cresce l’attesa per i tavoli ministeriali per capire se le istituzioni riusciranno a scongiurare i licenziamenti

di Bruno Capanna -

C’è una novità sul destino dello stabilimento Pfizer di Catania dove sono a rischio 330 posti di lavoro. Dopo due giorni intensi di confronto presso la sede di Confindustria, Wyeth Lederle, azienda che nel capoluogo etneo gestisce l’impianto Pfizer, ha sottoscritto insieme a Cgil, Cisl, Uil e Ugl ed Rsu, un’ipotesi negoziale sul piano di mitigazione dell’impatto occupazionale.

Al centro della discussione ci sono gli strumenti individuati per ridurre le ricadute sui lavoratori: l’uscita anticipata dal lavoro, l’accompagnamento di chi è prossimo alla pensione, la ricollocazione interna e esterna ed incentivi all’esodo. L’intesa rappresenterà la base del confronto con il Ministero del Lavoro previsto il 22 ottobre. Le parti hanno concordato sulla necessità di completare le verifiche necessarie alla concreta applicazione delle misure. Sindacati ed Rsu hanno ribadito l’obiettivo di tutelare il futuro industriale e occupazionale dello stabilimento, mantenendo aperto anche il confronto al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.  

Resta cruciale l’appuntamento del 20 ottobre con il Ministro Urso al Mimit, per capire se le istituzioni riusciranno a far recedere l’azienda dalla decisione di licenziare i 330 lavoratori. L’ipotesi negoziale sarà ora sottoposta all’assemblea dei lavoratori per l’approvazione.  

La Cisal ha deciso di non firmare. Il segretario provinciale della Fialc Cisal Catania Giuseppe La Mendola ha spiegato che “la procedura è stata attivata dall’azienda a proprio uso e consumo, per raggiungere obiettivi che sono esclusivamente suoi e non quelli dei lavoratori. Il confronto sugli strumenti indicati dall’azienda doveva chiudersi con un semplice verbale d’incontro, che registrasse le posizioni delle parti. Si è scelto invece un testo con premesse e clausole d’intesa: un’ipotesi negoziale che, nella sostanza, è una preintesa. Firmarla – ha proseguito il sindacalista – significava avallare, anche solo indirettamente, la correttezza di una procedura che corretta non è stata. Non firmare è una scelta motivata e non intacca in alcun modo l’impegno contro i 330 licenziamenti”.