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‘Non è solo la protesta dei tir, la crisi è un male atavico’

Il blocco degli autotrasportatori ha riacceso i riflettori su una ferita mai rimarginata: la crisi dell’agricoltura siciliana. Unimpresa e UCI lanciano l’allarme. Il caro carburante è solo l’ultima goccia, scrivono in una nota e chiedono un tavolo di crisi urgente all’assessorato regionale

di Pinella Rendo -

Non bastano i blocchi stradali e i tir fermi a spiegare la rabbia che attraversa la Sicilia. Il caro carburante non è la causa primaria, ma soltanto l’ennesima miccia accesa su una bomba a orologeria che parte da lontano.

L’agricoltura e la pesca siciliane vivono una crisi strutturale e atavica. Un’agonia lenta fatte di costi schizzati alle stelle, grano sottopagato a venti centesimi al chilo e aziende costrette a iniziare ogni nuova stagione coprendo i debiti di quella precedente. A questo si aggiungono i danni non ancora risarciti di incendi, siccità e del recente ciclone Harry, ma soprattutto l’ombra dello strapotere della Grande Distribuzione e la concorrenza sleale dei prodotti esteri a basso costo.

Per il settore ittico la situazione non è diversa: il pieno di un peschereccio a Mazara è raddoppiato in due anni, rendendo antieconomico prendere il mare. Unimpresa e UCI Sicilia chiedono all’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino la convocazione di un tavolo tecnico entro 48 ore.

Le richieste sono chiare: taglio delle accise, moratoria fiscale di 12 mesi e il recepimento del “modello spagnolo”, che vieti la vendita dei prodotti sottocosto. Non un intervento assistenziale, dicono le categorie, ma l’ultima chiamata per evitare il definitivo soffocamento dell’economia dell’Isola.