Attualità

Autonomi a rischio povertà

In Sicilia il picco del disagio. Il dato emerge dall'ultimo report dell'Ufficio Studi della CGIA di Mestre

di Pinella Rendo -

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Nessun paracadute sociale, guadagni che si azzerano al primo stop per salute e nessuna indennità se la serranda chiude per sempre. È il rovescio della medaglia per i quasi quattro milioni di italiani con partita IVA. I numeri della CGIA di Mestre raccontano il rischio povertà in Italia tra gli autonomi che sfiora il 19%, contro il 7,9% dei lavoratori dipendenti.

Se al Nord la tenuta economica regge, nel Mezzogiorno la situazione sfugge al controllo.

La Sicilia si trova al centro di questo scenario: con 145.498 contribuenti in regime forfettario è la settima regione d’Italia per concentrazione di piccole partite IVA, pari al 7,3% del totale nazionale. Una platea fatta di giovani medici, psicologi, tecnici dell’edilizia e consulenti legali, con redditi medi ben lontani dall’opulenza.

A fronte di questo disagio, la risposta politica della nuova manovra alza il tetto dei ricavi per la Flat Tax al 15% da 85 mila a 100 mila euro. Un intervento da 260 milioni di euro al centro di accesi svariati dibattiti, ma che gli esperti definiscono una vera e propria bolla di sapone, come rileva la CGIA.

L’innalzamento della soglia beneficerà infatti appena 41 mila partite IVA in tutta Italia, un aumento marginale del 2% della platea forfettaria. Considerato che l’82% degli autonomi in regime agevolato fattura meno di 50 mila euro all’anno, la misura lascia scoperte le reali esigenze di chi chiede tutele e un welfare inclusivo nei momenti di crisi.