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Comuni e dipendenti “a metà”: l’appello della FP CGIL
Centinaia di dipendenti comunali in provincia di Ragusa continuano a lavorare con un contratto a tempo parziale involontario. La denuncia arriva dalla Funzione Pubblica della CGIL, che chiama a raccolta i sindaci del territorio per chiedere alla Regione Siciliana un impegno economico concreto nel prossimo bilancio.
Lavorano da decenni negli enti locali della provincia di Ragusa, hanno ottenuto la stabilizzazione a tempo indeterminato, ma restano dipendenti a metà. È la paradossale condizione dei lavoratori ex contrattisti, bloccati da anni in un regime di part-time involontario che ne limita lo stipendio, ne penalizza le prospettive previdenziali e impoverisce la macchina amministrativa dei Comuni.
A frenare la trasformazione dei contratti a tempo pieno sono i rigidi vincoli di finanza pubblica e le storiche criticità economiche dei Municipi del territorio, molti dei quali si trovano in stato di dissesto o in piano di riequilibrio finanziario. Senza risorse operative, per le amministrazioni locali è impossibile programmare l’aumento delle ore di servizio.
Per sbloccare questo stallo, la Federazione Lavoratori Funzione Pubblica della CGIL di Ragusa chiama in causa direttamente la Regione Siciliana. Secondo il Segretario Generale Salvatore Terranova, solo un intervento dell’ente sovracomunale può tracciare una soluzione definitiva: l’obiettivo è l’istituzione di una voce di spesa dedicata nel bilancio regionale 2027 e nel pluriennale, così da garantire ai Comuni la copertura finanziaria per passare al full-time entro i prossimi tre anni.
Nei prossimi giorni la CGIL invierà una nota formale a tutti i sindaci della provincia per mappare l’effettivo fabbisogno economico e avviare un confronto con i parlamentari regionali. Un nodo istituzionale e sociale — ribadisce il sindacato — che non riguarda solo i lavoratori coinvolti, ma la qualità dei servizi erogati all’intera cittadinanza.