Ragusa
Addio a Giovanni Pluchino, una vita dedicata all’informazione
L'eredità di un giornalista d'altri tempi
Per oltre sessant’anni ha raccontato la provincia di Ragusa con il taccuino in mano, testimone attento dei grandi fatti di cronaca, delle vicende sportive e della vita quotidiana del territorio. Si è spento oggi, all’età di 91 anni, Giovanni Pluchino, decano del giornalismo ibleo e storica firma de La Sicilia, professionista stimato che ha fatto dell’equilibrio, del rigore e del rispetto delle persone i tratti distintivi della propria carriera.
Iniziata negli anni Cinquanta, la sua attività giornalistica lo ha visto seguire soprattutto la cronaca nera, affrontata sempre con precisione e senso di responsabilità, senza mai cedere al sensazionalismo. Un modo di fare informazione che gli è valso la stima dei colleghi e dei lettori, diventando negli anni un punto di riferimento per l’intera categoria.
La passione per lo sport e l’impegno istituzionale
Grande appassionato di sport, ha raccontato con competenza e passione le vicende del Ragusa Calcio e della Virtus Ragusa, seguendone le imprese e contribuendo a tramandarne la memoria sportiva. Nel corso della sua carriera è stato anche capo dell’Ufficio stampa della Provincia regionale di Ragusa, mettendo la propria esperienza al servizio della comunicazione istituzionale con la stessa serietà che lo aveva sempre contraddistinto nel lavoro di cronista.
Nel 2024 gli era stata conferita una menzione speciale nell’ambito del Premio Donia, riconoscimento con il quale era stata celebrata una carriera costruita su professionalità, stile e dedizione all’informazione. Un tributo che aveva voluto rendere omaggio a oltre sei decenni di attività al servizio della comunità iblea.
Quel curioso incontro con il cinema
La vita di Giovanni Pluchino custodiva anche un curioso legame con la storia del cinema italiano. Da giovane partecipò infatti come comparsa alle riprese del celebre film Divorzio all’italiana, diretto da Pietro Germi e interpretato da Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli. Tra gli episodi che amava ricordare con ironia vi era una scena girata in barca nella quale, secondo il copione, avrebbe dovuto sfiorare con il piede quello della giovanissima Stefania Sandrelli. Un aneddoto raccontato sempre con il sorriso, che univa la memoria del grande cinema al percorso di un uomo destinato a lasciare un segno profondo nel giornalismo siciliano.
L’eredità di un giornalista d’altri tempi
Chi lo ha conosciuto ne ricorda soprattutto la signorilità, la disponibilità verso i colleghi più giovani e quel garbo che lo accompagnava dentro e fuori dalla redazione. Apparteneva a una generazione di giornalisti per i quali la verifica delle fonti, il rispetto dei fatti e l’educazione rappresentavano principi irrinunciabili.
Con la sua scomparsa si chiude una pagina importante della storia dell’informazione ragusana. Restano migliaia di articoli, il ricordo di una carriera esemplare e l’eredità professionale di un cronista che ha raccontato per oltre mezzo secolo la vita della provincia con discrezione, passione e un profondo senso del dovere.