Attualità
Allarme economico. “Serve un modello rinascita”
Intanto la Procura di Gela lancia l'allarme: "Edifici a rischio fuori dalla zona rossa" mentre Confcommercio chiede interventi strutturali per evitare la morte civile della città
Non è più solo una questione di fango e detriti che scivolano a valle; è l’intero sistema vitale di Niscemi che rischia lo sgretolamento. L’ultima ondata di sgomberi, che ha colpito tre nuclei familiari e due attività produttive lungo la Strada Provinciale 11, segna un punto di non ritorno.
La SP 11 non è una strada qualunque: è l’arteria principale, l’unico cordone ombelicale che tiene collegata la città al resto del territorio. Il sopralluogo effettuato dalla Procura di Gela ha squarciato il velo su una sottovalutazione del rischio che preoccupa gli inquirenti. “Eravamo sorpresi che quegli edifici non fossero in zona rossa”, ha dichiarato il procuratore Salvatore Vella, evidenziando come la frana stia progredendo con una dinamica che ignora le perimetrazioni burocratiche. La sorpresa è stata formalmente esternata alla Protezione Civile: il fronte del pericolo è più ampio di quanto finora mappato. Ed intanto l’economia arretra.
Il grido d’aiuto arriva da Gianluca Manenti, presidente di Confcommercio Sicilia, che dopo l’incontro con il sindaco Massimiliano Conti parla di un clima di lutto collettivo. Non soffrono solo le imprese all’interno dell’area interdetta, ma l’intero tessuto commerciale cittadino. “La gente da fuori non viene più per rispetto o timore”, spiega Manenti. Il rischio è paradossale: che Niscemi non muoia per la frana, ma per l’indifferenza che seguirà lo spegnimento dei riflettori mediatici. Serve un “Modello Niscemi”, dichiara Manenti, un piano di sviluppo che vada oltre i pur necessari contributi tampone.
Sul fronte infrastrutturale, si corre contro il tempo per rompere l’isolamento. Il Libero Consorzio di Caltanissetta ha elaborato progetti per rendere percorribili le SP 82 e 35, mentre si valuta l’uso di una trazzera come via vicinale d’emergenza. Ma la vera sfida resta il bypass sulla SP 11, l’unica opera in grado di garantire una reale alternativa al transito dei mezzi pesanti e dei cittadini.
Niscemi oggi non chiede solo assistenza, ma una prospettiva. La ricostruzione non dovrà riguardare solo i muri e l’asfalto, ma la fiducia di una comunità che teme di scivolare via insieme alla propria terra.