Notizie

All’Ars la riforma della dirigenza regionale

Sala d’Ercole torna a riunirsi dopo il mezzo flop sugli Enti Locali. Intanto la maggioranza di centro destra converge sullo Schifani bis alle elezioni del 2027

di Piero Messina -

L’Assemblea regionale siciliana torna al lavoro, per votare una riforma che può cambiare profondamente gli equilibri della macchina amministrativa: quella della dirigenza regionale.

Il testo che arriva in aula prevede il superamento delle tre fasce attuali e l’introduzione della fascia unica. Se approvata, metterà sullo stesso piano tutti i 752 dirigenti in servizio. Niente più prima, seconda o terza fascia. Tutti formalmente nominabili ai vertici dei dipartimenti, con un ampliamento evidente del margine di scelta politica nelle nomine.

Lo stipendio base sarà quello oggi previsto per la terza fascia: circa 53 mila euro lordi annui, più indennità e quota variabile. Le differenze economiche dipenderanno dall’incarico ricoperto.

La riforma sbloccherebbe anche un maxi concorso da almeno 156 posti, finora fermo per evitare il sorpasso dei nuovi assunti sui dirigenti già in servizio.

Il voto arriva però in un clima tutt’altro che sereno. Pesa ancora quanto accaduto con la riforma degli Enti locali: approvata sì, ma falcidiata dal voto segreto e dalle divisioni nella maggioranza. Un precedente che rende l’esito di martedì meno scontato di quanto sembri.

Sul piano politico, la Democrazia cristiana conferma il sostegno al bis di Renato Schifani, ma chiede il ripristino degli equilibri precedenti al rimpasto. Dalla Lega arrivano segnali di sintonia.

Tra riforme strutturali e tensioni interne, la legislatura entra in un passaggio decisivo.