Attualità
Apre la stanza delle farfalle, dopo 5 anni di attesa
Cinque anni di battaglie, appelli e interrogazioni consiliari. Oggi la Snoezelen Room di Gela ha aperto finalmente le sue porte: uno spazio multisensoriale unico, gratuito e inclusivo, nato dall’impegno delle famiglie e delle associazioni che ogni giorno vivono la disabilità
Ci sono voluti cinque anni. Cinque anni di attese, di richieste rimaste senza risposta, di appelli rilanciati dentro e fuori il consiglio comunale. Ma oggi, finalmente, la Snoezelen Room comunale è diventata realtà.
Un traguardo atteso da tante famiglie e associazioni, che questa mattina hanno riempito la Casa del Volontariato per l’inaugurazione ufficiale. Uno spazio di circa 150 metri quadrati, pensato per accogliere, stimolare e prendersi cura. Al suo interno un laboratorio dedicato alle attività motorie e manipolative, e poi luci soffuse, suoni, musica, profumi, superfici tattili, forme e colori: un ambiente multisensoriale capace di parlare linguaggi diversi, adattandosi ai bisogni di ciascuno.
Un progetto che segna un passo avanti importante per la città.
La stanza sarà aperta gratuitamente a tutte le persone con disabilità, non solo a quelle con disturbo dello spettro autistico. È già pronto un protocollo che prevede la gestione degli spazi a rotazione da parte delle associazioni del territorio, in un’ottica di collaborazione e inclusione.
La “stanza delle farfalle” nasce però soprattutto da una storia personale. È il progetto di Salvatore e Desirée Franco, genitori di un bambino autistico. Nel 2020 quell’idea vinse il bando di Democrazia Partecipata. Oggi, dopo anni di attesa, erano anche loro presenti al taglio del nastro.
Quella inaugurata oggi è una delle stanze multisensoriali più grandi d’Italia. Un luogo in cui operatori specializzati potranno costruire percorsi personalizzati, usando colori, suoni, profumi, superfici tattili e tecnologie adattabili. Perché la cura passa anche dall’ascolto e dalla possibilità di modellare ogni intervento sulle reali necessità della persona.
Un risultato concreto, nato dal basso, che oggi diventa patrimonio di tutta la comunità. Un luogo che non promette miracoli, ma rispetto, attenzione e dignità. E che, dopo cinque anni, racconta una storia di tenacia e speranza.