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Ast, crisi senza sbocchi: lavoratori in sciopero della fame

Interrogazione del Pd all’Ars sulla situazione dell’Azienda Siciliana Trasporti e sui rischi per l’occupazione. Intanto a Palermo trenta lavoratori, tra interinali e autisti, protestano davanti alla sede dell’azienda e avviano lo sciopero della fame per difendere il posto di lavoro.

di Chiara Scucces -

La crisi dell’Ast continua ad essere un caso politico. Il gruppo del Partito Democratico all’Assemblea Regionale Siciliana ha presentato un’interrogazione rivolta al presidente della Regione Renato Schifani e all’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò.

Prima firmataria Valentina Chinnici, che accende i riflettori sulla “forte criticità finanziaria” in cui versa l’Ast e chiede risposte immediate per salvaguardare i livelli occupazionali. Due le questioni principali: da un lato il futuro dell’azienda, dall’altro quello dei lavoratori. Il Pd chiede infatti se il governo regionale intenda convocare con urgenza un tavolo istituzionale per rivedere il piano di risanamento approvato nel 2024, alla luce del pesante disallineamento finanziario registrato nel 2025.

Preoccupazione anche per il personale: sotto osservazione le procedure di riduzione e trasferimento dei lavoratori, in particolare i casi di spostamenti unilaterali da Palermo a Trapani. E ancora, il timore più grande: il mancato rinnovo dei contratti e il rischio concreto di licenziamenti nelle sedi di Palermo, Modica, Siracusa e Catania.

Intanto, la tensione cresce. Davanti alla sede dell’Ast di Palermo, in via Ugo La Malfa, trenta lavoratori – tra interinali e autisti – hanno trascorso la notte all’esterno dell’azienda, annunciando l’avvio dello sciopero della fame. Dal 31 marzo molti di loro rischiano di perdere il posto di lavoro. La richiesta è chiara: il mantenimento dell’occupazione e l’apertura immediata di un confronto con i vertici aziendali, a partire dal presidente Luigi Genovese.

Una richiesta condivisa da altri dipendenti dell’azienda, mentre cresce la preoccupazione per il futuro del trasporto pubblico regionale.

E adesso la palla passa al governo: servono risposte rapide. In ballo c’è il destino di un’azienda, ma soprattutto quello di decine di lavoratori