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Bufera sul preliminare PUG, Sindaco accusa opposizione

Si accende il dibattito a Scicli con scambio di accuse

di Leuccio Emmolo -

Si apre una profonda crisi politica a Scicli dopo la mancata approvazione, nella seduta del 10 luglio, sul documento preliminare del Piano urbanistico generale.  Il voto, terminato con soli quattro voti favorevoli e l’astensione di quattro consiglieri, blocca di fatto uno degli strumenti urbanistici più attesi, esponendo l’ente a pesanti conseguenze, tra cui il rischio concreto di un commissariamento da parte della Regione Siciliana. Il sindaco Mario Marino non usa mezzi termini, parlando di “sorpresa e sconcerto” per un esito che ritiene ingiustificato, specialmente considerando che, solo un mese fa, l’aula aveva accolto gli emendamenti proposti dall’opposizione, rendendo il testo ampiamente condiviso. “Alcuni consiglieri – ha dichiarato il primo cittadino – sono disposti a fare un danno alla città pur di colpire l’amministrazione. È un comportamento sconcertante”.

Sulla stessa linea l’assessore all’Urbanistica, Enzo Giannone, che definisce quanto accaduto “una delle occasioni più importanti perse da Scicli negli ultimi anni”. L’esponente della giunta sottolinea come il documento fosse stato oggetto di nove commissioni consiliari, accusando le opposizioni di incoerenza nel denunciare una presunta mancanza di tempo per lo studio dell’atto.

Anche Forza Italia ha espresso forte preoccupazione per il futuro della programmazione urbanistica, avvertendo che il mancato completamento dell’iter rischia di vanificare i finanziamenti regionali ottenuti e di innescare possibili responsabilità amministrative. Diametralmente opposta la lettura data dai consiglieri astenuti – Marianna Buscema, Licia Mirabella, Bruno Mirabella e Sabrina Micarelli che inquadrano l’accaduto come una “grave sconfitta politica” per il Sindaco. “Il primo cittadino non è riuscito a garantire l’approvazione di un atto fondamentale, dovrebbe valutare le dimissioni”, affermano, motivando l’astensione con la critica a un metodo di lavoro considerato “arrogante” e carente di partecipazione pubblica. Secondo i quattro consiglieri, il percorso di concertazione, risalente al 2020, sarebbe ormai superato e privo del necessario coinvolgimento della cittadinanza.