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Cambia volto lo storico sito industriale Duferco
. L'azienda punta su un polo per logistica ed energia da 100 milioni di euro, ma resta aperto il nodo del ricollocamento dei lavoratori in vista dei licenziamenti ad agosto
Cambia radicalmente volto lo storico sito industriale Duferco di Giammoro. A due anni dalla cessazione definitiva delle attività di laminazione, che risale al febbraio del 2024, l’azienda ha tracciato oggi alla Camera di commercio di Messina il bilancio del piano di riconversione dell’unità produttiva. Un’operazione da 100 milioni di euro complessivi destinata a trasformare l’area in un polo tecnologico e logistico d’avanguardia. Dal 2023 a oggi l’azienda ha già sostenuto investimenti per 94 milioni di euro, concentrati su quattro direttrici industriali. Sono 28 i milioni per lo sviluppo del terminal marittimo Duferco Terminal Mediterraneo, 40 i milioni per la nuova centrale Peaker, già operativa, 10 quelli destinati all’impianto della Hydrogen Valley e 16 i milioni per i sistemi di accumulo energetico di ultima generazione.Accanto alla trasformazione industriale si attesta il capitolo occupazionale. Su una platea iniziale di 130 maestranze, il piano ha finora consentito di gestire oltre il 65 per cento della forza lavoro attraverso ricollocazioni interne al Gruppo, pensionamenti, e impieghi presso aziende terze dell’indotto, oltre al ricorso agli ammortizzatori sociali per oltre 5,7 milioni di euro.Resta tuttavia complessa la gestione del personale residuo per il quale l’azienda si dice disponibile a valutare ulteriori opportunità di ricollocazione, compatibilmente con le esigenze organizzative delle imprese coinvolte e con i profili professionali dei lavoratori interessati. Con la scadenza del contratto di solidarietà fissata per il 9 agosto 2026, si va verso la procedura di licenziamento collettivo per la soppressione del vecchio ramo di laminazione. Ma l’azienda precisa che “non si tratta di una chiusura del sito, perché rimarrà operativo con le nuove attività e aperto a future opportunità di integrazione lavorativa sul territorio”.