Attualità

Cantine piene e vendemmia al via: il paradosso del vino siciliano

Serbatoi ancora carichi del vino delle passate stagioni e una nuova vendemmia che, complice il grande caldo, è già ai nastri di partenza. È il paradosso che sta vivendo il comparto vitivinicolo siciliano. Le centrali delle cooperative lanciano l'allarme sul rischio giacenze, chiedendo interventi d'emergenza, mentre a livello nazionale si abbandona la corsa ai record di produzione per puntare tutto sulla tutela della qualità e del valore.

di Chiara Scucces -

I cancelli delle cantine si aprono per accogliere la nuova produzione, ma dentro i serbatoi giacciono ancora migliaia di litri invenduti. Alla vigilia della nuova vendemmia, partita in anticipo su tutta la Penisola e in Sicilia per via delle alte temperature, il settore vitivinicolo dell’isola si trova ad affrontare una delle sue sfide più complesse: l’allarme giacenze.

A sollevare il caso sono Confcooperative, Legacoop, Unci e Unicoop Sicilia. Il nodo è semplice quanto drammatico: quando i volumi immagazzinati crescono più velocemente della capacità del mercato di assorbirli, i prezzi crollano, la liquidità si prosciuga e la tenuta economica delle aziende, soprattutto dei piccoli produttori e delle cooperative, finisce a serio rischio.

Per evitare il collasso della filiera, dal mondo cooperativo arriva la richiesta urgente di attivare la distillazione di crisi, misura straordinaria europea per ritirare l’eccedenza di prodotto e trasformarla in alcol industriale o energetico, affiancata dalla vendemmia verde e da una programmazione più rigida.

Un cambio di rotta che si inserisce in una tendenza oramai nazionale. Dopo che a febbraio le giacenze in Italia hanno registrato un balzo del +7,5%, diverse Regioni hanno già deliberato un tetto massimo alle rese per ettaro. L’Italia del vino, insomma, rinuncia alla corsa al primato quantitativo per difendere il valore e la qualità delle bottiglie. Una sfida che per la Sicilia significa accelerare sulla promozione dei propri vitigni autoctoni, sull’enoturismo e sui mercati esteri. Perché se la qualità dell’uva di quest’anno promette un’ottima dote in cantina, senza una regia capace di governare le quantità e prevenire le crisi, il rischio è che il valore del vino siciliano resti intrappolato nei serbatoi.