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Carcere di Siracusa, la denuncia del Garante: “Persa ogni dignità umana”
"Non è più solo un problema logistico o burocratico, è una questione di dignità umana e di rispetto dei diritti fondamentali." È il grido d'allarme del Garante dei detenuti di Siracusa, Giovanni Villari, lanciato dopo l'ultima ispezione alla casa circondariale di Cavadonna. Un istituto al collasso: oltre 720 reclusi a fronte di 600 posti disponibili, fra caldo, ratti, parassiti e servizi sanitari ridotti al minimo.
Volti segnati dalla stanchezza, una cappa d aria e temperature record. A Cavadonna la combinazione tra calura estiva e sovraffollamento ha raggiunto il punto di rottura. Gli oltre 720 detenuti presenti superano di gran lunga la capienza massima teorica. Un’emergenza che colpisce tutti: i reclusi, costretti a rinunciare persino alle ore d’aria per l’eccesso di calore, e gli agenti di Polizia Penitenziaria, stremati da turni massacranti e carenze organiche storiche. Nel suo report, il Garante dei detenuti Giovanni Villari usa parole dure: denuncia la presenza conclamata di ratti, serpenti e parassitosi da letto. A questo si aggiunge un paradosso tecnologico e logistico: tutti e 8 gli ascensori dell’istituto sono fuori uso, bloccando gli spostamenti interni di persone e pasti. Sul fronte sanitario, la situazione è allarmante: i medici in servizio sono ridotti a un numero definito “improponibile” per garantire una copertura d’emergenza adeguata. Ma la crisi di Siracusa non nasce oggi. L’istituto di Cavadonna è da anni al centro di vertenze e denunce da parte di sindacati di polizia, associazioni e radicali. Già nei mesi e negli anni passati si erano registrati episodi di tensione, scioperi della fame ed emergenze sanitarie cicliche nei mesi estivi. La struttura soffre la stessa paralisi del sistema penitenziario siciliano e nazionale, dove la carenza strutturale di personale — tra agenti, educatori e medici — trasforma ogni estate in una bomba a orologeria. Non bastano più le pezze d’appoggio o gli interventi ordinari. Il Garante chiede ora un’ispezione straordinaria e fondi urgenti dal Ministero della Giustizia. Perché la privazione della libertà personale — come sancisce la Costituzione — non può e non deve mai trasformarsi nella privazione della dignità e dei diritti umani fondamentali.