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Caro-bollette: il conflitto in Iran scuote la Sicilia

Secondo le stime della CGIA, nel 2026 i costi energetici per le attività produttive siciliane subiranno un’impennata del 13,1%, mettendo a rischio i margini di profitto dei settori chiave.

di Pinella Rendo -

L’instabilità geopolitica torna a pesare pesantemente sull’economia siciliana. L’attacco militare all’Iran, iniziato lo scorso sabato 28 febbraio, ha innescato un’immediata fiammata dei prezzi energetici che rischia di tradursi in un salasso per il tessuto produttivo regionale. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi della CGIA, l’aumento dei costi per l’energia elettrica e il gas nel 2026 colpirà duramente la Sicilia. Le imprese dell’Isola dovranno affrontare una spesa aggiuntiva di 409 milioni di euro rispetto al 2025. L’incremento stimato è del 13,1%, portando la spesa energetica totale regionale a 3,53 miliardi di euro (dai 3,12 miliardi stimati per il 2025).

La Sicilia si posiziona tra le prime dieci regioni italiane più colpite per valore assoluto dell’aumento, subito dopo la Puglia.

L’impennata dei prezzi non colpirà tutti allo stesso modo. A soffrire maggiormente saranno le realtà energetivore e i grandi poli produttivi dell’Isola. Tra le aree e i comparti più esposti figurano: i poli petrolchimici, il comparto alimentare e trasporti

Sebbene gli esperti sottolineano che non siamo ancora ai picchi drammatici del 2022 la situazione rimane critica. Se il conflitto dovesse protrarsi, la possibile chiusura dello stretto di Hormuz provocherebbe un vero shock energetico con rincari immediati anche per i carburanti e un’ondata inflazionistica pericolosa per le famiglie siciliane.