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Caro gasolio agricolo, in difficoltà le imprese in provincia
Confagricoltura chiede un intervento alle istituzioni regionali e nazionali
E’ noto a tutti che il primo effetto di instabilità geopolitica si traduca immediatamente in un rialzo del prezzo del petrolio e quindi dei carburanti, ma per la provincia di Ragusa non si parla di semplice rincaro, ma del rischio che tale impennata sia una delle cause che comprometta la stagione agricola.
In meno di una settimana, il prezzo del gasolio è aumentato fino al 45% a causa degli effetti dell’operazione militare USA-Israele contro l’Iran del 28 febbraio scorso, tra cui la chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.
Per le imprese agricole della provincia di Ragusa il carburante incide fino al 20% sui costi di produzione.
L’appello arriva da Confagricoltura Ragusa che chiede alle istituzioni territoriali e nazionali di supportare gli agricoltori iblei di fronte a questa crisi. Il comparto primario della provincia di Ragusa è un asset strategico per l’economia del Mezzogiorno e dell’intero Paese.
“Ragusa non è una realtà agricola qualunque: – spiega il Presidente dell’Associazione, Antonino Pirrè – è il primo polo italiano per produzione orticola e floricola in serra, detiene il 60% della produzione lattiero-casearia siciliana e nel 2025 ha registrato il record nazionale nel tasso di crescita imprenditoriale. Qui il gasolio non muove soltanto i trattori: alimenta il riscaldamento delle serre, i sistemi di irrigazione, i gruppi elettrogeni, i mezzi di raccolta e trasporto. Le imprese agricole accedono al carburante attraverso il sistema UMA (Utenti Motori Agricoli), che garantisce accise ridotte e IVA al 10%. Questa tutela fiscale non è sufficiente quando le quotazioni internazionali esplodono”.